forse è questo
Ritornavo da una serata, con in mente lo sfogo di E. sulle amicizie; ero turbato dall’evidenza di non riuscire a esprimere in parole i sentimenti che mi ha suscitato. Stavo scaricando dalla Punto gli amplificatori e appoggiando i treppiedi allo scaffale nel garage, quando sul ripiano un piccolo libro ingiallito tra gli altri attira - senza motivo apparente - la mia attenzione . Nonostante dovessi ancora completare La Svastica Sul Sole, ho deciso di portarlo su in camera mia, e non ho più pensato alle parole, o meglio alla loro assenza.
Ora, intontito per la notte insonne, i distillati e la permanenza sotto il sole, ho sentito la necessità di scrivere quel commento, rubando le parole al libro ingiallito. Perché niente è più necessario del caso, e io e te siamo solo coincidenze.
E di scriverlo qui, perché desidero che anche tu lo legga.
e soprattutto beva con me, ho bisogno della sua simpatia.
Vedo che è stupito di questa dichiarazione. Non ha mai avuto tutt’a un tratto bisogno di simpatia, di aiuto, di amicizia? Certamente sì. Io ho imparato ad accontentarmi della simpatia. Si trova con maggior facilità, e poi non impegna. «Creda alla mia simpatia», nell’intimo precede immediatamente «ed ora occupiamoci d’altro». È un sentimento da presidente del consiglio: lo si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi. L’amicizia è una cosa meno semplice. È lunga e difficile da ottenere, ma quando la si ha, non c’è più modo di liberarsene, bisogna far fronte. Soprattutto non creda che gli amici telefonino ogni sera, come dovrebbero, per sapere se non è proprio quella la sera in cui uno ha deciso di uccidersi, o più semplicemente se ha bisogno di compagnia, se è disposto ad uscire. Ma no, se telefonano, stia tranquillo, sarà la sera in cui non si è soli e la vita è bella. Al suicidio magari vi ci spingono, in nome di ciò che, secondo loro, uno deve a se stesso. Caro signore, ci salvi il cielo dall’essere collocati troppo in alto dai nostri amici!
[...]
Senta, mi hanno parlato di un tale a cui avevano messo un amico in prigione. Ogni sera si coricava sul pavimento della sua stanza per non godere di una comodità che era stata tolta a colui ch’egli amava. Caro signore, chi dormirebbe sul pavimento per noi? Se io ne sarei capace? Ascolti, vorrei esserne capace, lo sarò. Sì, lo saremo tutti un giorno, e sarà la salvezza. Ma non è facile, perché l’amicizia è svagata, o almeno impotente. Quello che vuole, non lo può. Forse, dopotutto, non lo vuole abbastanza. Forse non amiamo abbastanza la vita? Ha notato che soltanto la morte ci ridesta i sentimenti? Come vogliamo bene agli amici che ci hanno lasciato, vero? Come ammiriamo quei nostri maestri che non parlano più, e hanno la bocca piena di terra. Allora l’omaggio viene spontaneo, quell’omaggio che forse avevano atteso da noi tutta la vita. Ma lo sa perché siamo sempre più giusti e generosi con i morti? È semplice. Verso di loro non ci sono obblighi. Ci lasciano liberi, possiamo scegliere noi il momento, trovar posto per l’omaggio fra un cocktail e un’amante carina, a tempo perso insomma. Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta. No, nei nostri amici amiamo il morto fresco, il morto doloroso, la nostra emozione, noi stessi insomma!La caduta, Camus
