Lettera aperta a Berlusconi

Alla cortese attenzione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Caro Presidente

mi chiamo Gaetano, ho 25 anni e vivo ad Acireale, una cittadina in provincia di Catania.

Sono uno studente fuori corso e tutt’altro che diligente, sono disoccupato e credo che pochi meriterebbero più di me di essere ascritti nei fannulloni. Non sono neanche un politologo o un intellettuale, lo scopo di questa lettera aperta è solo farle presente quello che vivo ogni giorno.
Il mio stile e tenore di vita mi permette di non provare la rabbia di chi ha la sensazione di aver speso invano una sostanziosa parte della propria vita per la conquista di una stabilità, la possibilità di farsi una famiglia o, in generale, di pianificare.

Tuttavia ho deciso di scriverLe, perché ho paura.

A preoccuparmi sono le Sue dichiarazioni in merito all’impossibilità di un dialogo con l’opposizione. Non posso certo insegnarLe la comunicazione ma, per quanto siano trascurabili i miei trascorsi, ho imparato a temere l’assenza di dialogo: poche cose mi hanno causato altrettanti rimpianti.

Quando esiste un’esigenza da esprimere ed è negata la via del dialogo, presto o tardi si ricorrerà ad altri mezzi. Anche se l’attuale stato di cose fosse soddisfacente per – esagero: 30 milioni di elettori, io continuerei a sentirmi poco sicuro, nonostante le città militarizzate, a stare ogni giorno a contatto con 10 milioni di persone a cui è stato negato il riconoscimento della stessa esistenza.

Sono persone, con le proprie idee, volontà, speranze, teste, mani. Non sono “extracomunitari”, “comunisti” ed altre definizioni mirate a farle rientrare in una categoria identificabile come minaccia alla “gente normale”.
Sono persone, e vivono tra le persone, Signor Presidente, e nelle ultime settimane hanno affollato le belle piazze italiane ancora stranamente soleggiate; La prego, eviti di dire che si tratta di pochi facinorosi, o che non c’è tempo di curarsi di loro perché il Governo ha ancora tanto lavoro da fare.

Le faccio l’esempio del “padre di famiglia” che si rompe la schiena tutto il giorno per la moglie e i figli e non ha il tempo di ascoltare uno di loro particolarmente “problematico”: è ovvio che la frustrazione di quell’unico figlio potrebbe sciupare la serenità per la quale il genitore ha tanto sudato. E credo, spero che soluzioni come rinchiudere il figlio ribelle in cantina o cacciarlo via da casa non si possano contemplare tra i rimedi per scongiurare tale pericolo.

Le chiedo di guidare la coalizione di Governo verso l’apertura di un dialogo rinnovato con l’Opposizione.

La ringrazio per l’attenzione e le porgo i miei più cordiali saluti.

3 reazioni a “Lettera aperta a Berlusconi”

  1. Lore:

    spero tu abbia seriamente intenzione di mandargliela!!

  2. Mario:

    Hai dimenticato di scrivere che sei giovane, bello e abbronzato.

  3. real_gone:

    Purtroppo, stante l’incapacità (opposizione) e l’impossibilità (cittadini) degli interlocutori a riprenderselo, il dialogo ritornerà solo in casi di forza maggiore (e cioè tutti i casi in cui il Governo non riuscirà a fare da solo, o i casi in cui si troverà a far fronte alle sue stesse spaccature interne (per via di questi atteggiamenti autoritari, si creano abbastanza spesso). Bella lettera, bella perchè veramente accorata.

Che ne pensi?