la ricerca della normalità
Credo di essermi perso, amici miei, e vi chiedo aiuto.
Si fa presto a scherzare, a dire sono pazzo tanto per riderci su; ma comincio a(r)rendermi conto di vivere davvero nel mio mondo, di parlare un’altra lingua, di vivere in un sistema logico isolato, benché coerente al suo interno. Ho bisogno di voi, aiutatemi a tracciare qualche contorno, a chiamare le cose con il loro nome.
Cos’è normale, e cos’è follia?
Deludere le aspettative o tradire la fiducia?
Inseguire la felicità o la normalità?
Combattere i giganti o dire che sono mulini a vento?
Amare o far finta?
Cercare o creare un senso?
Aspirare alla serenità o al potere?
Accettare il cambiamento o restare fedeli a un’idea di sè?
Vivere per morire o morire per vivere?
Liberi e esposti o prigionieri delle nostre stesse mura?
Pensare che sia conveniente fare insieme il pane e poi dividerlo o calpestarsi a vicenda per le briciole che promette colui che impedisce di produrlo autonomamente?
Pensare che il contrario di “onestà” sia “concretezza” o no?
Dolori e piaceri sulla pelle nuda o il peso e l’impenetrabilità di una corazza?
Ferirsi e ferire con la sincerità o per i sensi di colpa?
Chiamarle “speranze” o “illusioni”?
Imparare a usare uno strumento musicale o un’arma?
Suonare o eseguire un brano?
Lamentarsi o ribellarsi?
Scommettere sulla comunicazione o pensare di poter calcolare le reazioni?
Dire cose scomode quando lo credi giusto o lavarti la coscienza quando si saranno calmate le acque?
Dire mi fido di te o non mi fido di te, ma delle tue intenzioni?
Perdonare una persona per riaccoglierla in casa o per umiliarla con la grandezza d’animo di cui siamo capaci?
Non dormire per paura di sognare o smettere di credere ai sogni?


ottobre 28th, 2008 at 1:46
Cit. dalla discussione di stasera
“non ne parliamo;
io devo ancora uscire con Adriana e Maura(ndr,da agosto)
devo ancora fare la relazione alla Rotondo(da maggio,chissà se la vuole più)
devo ancora capire cazzo fare della mia vita(questo da una vita sana,purtroppo)”
Ho poche risposte alle tue domande,dovremo provare a cercarne qualcuna assieme,immagino.
ottobre 28th, 2008 at 2:54
Lo sbaglio è pensare che esista una risposta valida “in ogni caso”
che esista un modo di comportarsi che vada bene “con ogni persona”
una linea di condotta adatta “ad ogni occasione”.
La verità è che ogni giorno è diverso dall’altro, ogni persona dal suo prossimo, ogni storia dalla sua precedente.
E la vita non segue ordinatamente logiche matematiche.
Non è una retta con la sua equazione {ax+by+c=0}.
Scegli volta per volta, come vivi giorno per giorno.
ottobre 28th, 2008 at 3:07
non ho la costanza di seguire una linea di condotta, già mi viene difficile completare una linea di basso.
E equazioni matematiche non ne faccio da almeno tre anni.
Improvvisare è quello che faccio io. La domanda è: sono pazzo o no?
E la risposta non mi interessa.
novembre 2nd, 2008 at 13:39
Il problema è che, seguendo linee di condotta troppo diverse, diverse per ciascuno o per ogni situazione che si incontra, si affaccia reamente il rischio di non capire più chi siamo noi stessi.
novembre 4th, 2008 at 12:09
A mio avviso l’importante è sentirsi bene con se stessi, fare la propria parte per la collettività e cercare di controllare i propri difetti, migliorare.
Se sei folle o meno non conta, chi ti ha apprezzato continuerà ad apprezzarti, semmai il problema maggiore è se andando avanti le persone che apprezzavi non le apprezzi più, ma quella non è follia, è il tempo.
Tutto il resto è (para)noia.
PS: e poi se te sei folle io non dovrei poter andare in giro senza camicia di forza! XD