in basso
Suono il basso.
Ho cominciato a metà agosto, non so ancora suonarlo come si deve, ma sono stato già a fare le mie brutte figure in jam, su un palco in piazza, in sala prove. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che io lo stia suonando ora, ho il fretless tra le braccia mentre scrivo qui. Massacro il solito giro blues, provo il boogie-woogie che mi hanno spiegato all’ultima scampagnata gulliliberiana, o mi blocco su giri che non possono nemmeno chiamarsi giri, ma ripetizioni ossessive di note scelte su basi armoniche assolutamente intuitive. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che provo maggior appagamento dal contatto fisico con lo strumento che dal suono che ne viene fuori. Lo suono quasi sempre scollegato dal piccolo amplificatore, la cosa principale è che io possa sentire le corde sotto le dita, e le vibrazioni che trasmette al mio corpo. Suono in un gruppo, cerco di imparare dei pezzi per poter accompagnare gli altri, in sala prove, e un giorno esibirmi con loro. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che preferisco suonare da solo, e l’idea di un’esibizione, oltre a terrorizzarmi, mi infastidisce. E poi non so fare le scale al metronomo. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che uno dei miei amici bassisti mi ha parlato delle scale della Metro su cui ha aspettato, seduto con la sua amica bassista, nel suo viaggio al termine della notte: e ho avuto un tuffo al cuore. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che fra una settimana io torno lì, e non so se anche questa volta almeno un bassista verrà con me. Male che vada andrò solo, mi piace l’idea. Sarei contento se ci fosse perlomeno una lei, per parlare, baciare e fare tutte quelle cose simpatiche per cui non è sufficiente un basso. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che non ho la minima voglia di condividere la mia vita.


ottobre 18th, 2008 at 18:41
Io ho avuto la fortuna di trascorrere una serata con una delle poche persone che giudico “belle”,tra quelle che conosco,giudizio che trascende una dimensione estetica..nella sfortuna ho avuto fortuna,nella saudade del ritorno a Roma ho trovato un pò di allegria..anche tu troverai un pò di pace,magari.
Per il mio modo di vedere è impossibile non condividere se stessi con un’eventuale persona che ti stia accanto..quindi non posso capire cosa provi,ma una lei arriverà,prima o poi…arriva sempre qualcuno.
Scoperto che quella che si credeva la pentola colma di monete d’oro alla fine dell’arcobaleno non è altro che un cestello pieno di cioccolatini scaduti da tempo si va avanti….e si cerca un nuovo arcobaleno da seguire,una nuova strada da percorrere,un nuovo tesoro in cui sperare..accadrà di trovare quello giusto =)
Apatia,perdita di interesse verso tutto..sono fasi..Capo,sei in gamba,ricordati solo questo…di sicuro troverai un pò di felicità prima o poi
ottobre 18th, 2008 at 21:36
é da un po’ che ogni volta che vengo a visitare queste pagine il tuo automatismo citazionista mi tira fuori parole mie…
Mi sa che vengo, a Roma.
ottobre 24th, 2008 at 20:57
Torno stasera da una lunga settimana di rabbie sconsiderate, ma soppresse. E leggere del tuo entusiasmo è rilassante, cullante. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto che ti leggo tutto di botto, 5 interventi tutti ora, perchè il rss arrivano a come capita, e non ho il calendario delle loro maree. Leggo delle canzoni, delle pietre (non sono d’accordo! XD) e del basso, e penso, ci penso su, che a volte uno strumento, un oggetto fisico materiale inanimato, è più scaldante e confortante di una persona…può essere una casa, può essere d’ebano e d’avorio, di nichel e legno, il paesaggio fuori da un treno o da un autobus, ci permettono di scoprire meglio gli infiniti noi stessi senza ricorrere all’ipocrisia di condividere in due lo stesso scopo, ma puntarlo su soggetti opposti, cosa che accade in generale tra le persone. Viaggiamo dunque per ora in questi meandri privati e annosi all’interpretazione, anche in due, in tre, ma viaggiamo, senza parlare, solo sentendo.