Archivio di ottobre, 2008

Kyoto Song

giovedì, 30 ottobre 2008 al folle orario delle 18:18
Postato in The Cure

Kyoto Song – The Head On The Door, 1985

Testo – Traduzione

A nightmare of you
Of death in the pool
Wakes me up at quarter to three
I’m lying on the floor of the night before
With a stranger lying next to me
A nightmare of you
Of death in the pool
I see no further now than this dream
The trembling hand of the trembling man
Hold my mouth
To hold in a scream

I try to think
To make it slow
If only here is where I go
If this is real
I have to see
I turn on fire
And next to me
It looks good
It tastes like nothing on earth
It looks good
It tastes like nothing on earth
Its so smooth it even feels like skin
It tells me how it feels to be new

It tells me how it feels to be new
A thousand voices whisper it true
It tells me how it feels to be new
And every voice belongs
Every voice belongs to you

Canzone di Kyoto

Un incubo con te
di morte in piscina
mi sveglia alle tre meno un quarto
sono steso sul pavimento della scorsa notte
con un estraneo accanto
Un incubo di te
di morte in piscina
Ora non vedo altro che questo sogno
la mano tremante dell’uomo tremante
mi copre la bocca
per trattenere un urlo

Provo a pensare
a farlo lentamente
se è solo qui dove vado
se è reale
devo vedere
vado in fiamme
e vicino a me
sembra buono
sa come niente al mondo
sembra buono
sa come niente al mondo
è così dolce che sembra persino pelle
mi fa capire come ci si sente a esser nuovo

mi dice come ci si sente a esser nuovo
mille voci sussurrano è vero
mi dice come ci si sente a esser nuovo
e ogni voce appartiene
ogni voce appartiene a te.

la ricerca della normalità

lunedì, 27 ottobre 2008 al folle orario delle 23:58
Postato in blog

Credo di essermi perso, amici miei, e vi chiedo aiuto.

Si fa presto a scherzare, a dire sono pazzo tanto per riderci su; ma comincio a(r)rendermi conto di vivere davvero nel mio mondo, di parlare un’altra lingua, di vivere in un sistema logico isolato, benché coerente al suo interno. Ho bisogno di voi, aiutatemi a tracciare qualche contorno, a chiamare le cose con il loro nome.

Cos’è normale, e cos’è follia?

Deludere le aspettative o tradire la fiducia?
Inseguire la felicità o la normalità?
Combattere i giganti o dire che sono mulini a vento?
Amare o far finta?
Cercare o creare un senso?
Aspirare alla serenità o al potere?
Accettare il cambiamento o restare fedeli a un’idea di sè?
Vivere per morire o morire per vivere?
Liberi e esposti o prigionieri delle nostre stesse mura?
Pensare che sia conveniente fare insieme il pane e poi dividerlo o calpestarsi a vicenda per le briciole che promette colui che impedisce di produrlo autonomamente?
Pensare che il contrario di “onestà” sia “concretezza” o no?
Dolori e piaceri sulla pelle nuda o il peso e l’impenetrabilità di una corazza?
Ferirsi e ferire con la sincerità o per i sensi di colpa?
Chiamarle “speranze” o “illusioni”?
Imparare a usare uno strumento musicale o un’arma?
Suonare o eseguire un brano?
Lamentarsi o ribellarsi?
Scommettere sulla comunicazione o pensare di poter calcolare le reazioni?
Dire cose scomode quando lo credi giusto o lavarti la coscienza quando si saranno calmate le acque?
Dire mi fido di te o non mi fido di te, ma delle tue intenzioni?
Perdonare una persona per riaccoglierla in casa o per umiliarla con la grandezza d’animo di cui siamo capaci?
Non dormire per paura di sognare o smettere di credere ai sogni?

4 the revolution

domenica, 26 ottobre 2008 al folle orario delle 23:58
Postato in blog

Quattro giorni alla grande protesta. Dal 30 in poi niente sarà come oggi, comunque vadano le cose. Desidero il cambiamento dentro, fuori e attorno a me; non credo che il mio Paese diventerà di colpo un bel posto, purtroppo mi è impossibile fidarmi del prossimo; con un grande sforzo arrivo a fidarmi delle intenzioni.

Forse ritrovare un po’ d’entusiasmo e ripartire dagli ideali, in questi giorni in cui niente può rendere credibile una promessa di stabilità, è la soluzione più concreta. Sì, credo sia necessario vivere la poesia, rispettare una metrica e un’armonia di significanti e significati, di forma e contenuto.

Se sforzi e fiducia dovessero poi rivelarsi insufficienti, potrò sempre consolarmi con la nuova release di Ubuntu :)

in basso

sabato, 18 ottobre 2008 al folle orario delle 3:38
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Suono il basso.

Ho cominciato a metà agosto, non so ancora suonarlo come si deve, ma sono stato già a fare le mie brutte figure in jam, su un palco in piazza, in sala prove. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che io lo stia suonando ora, ho il fretless tra le braccia mentre scrivo qui. Massacro il solito giro blues, provo il boogie-woogie che mi hanno spiegato all’ultima scampagnata gulliliberiana, o mi blocco su giri che non possono nemmeno chiamarsi giri, ma ripetizioni ossessive di note scelte su basi armoniche assolutamente intuitive. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che provo maggior appagamento dal contatto fisico con lo strumento che dal suono che ne viene fuori. Lo suono quasi sempre scollegato dal piccolo amplificatore, la cosa principale è che io possa sentire le corde sotto le dita, e le vibrazioni che trasmette al mio corpo. Suono in un gruppo, cerco di imparare dei pezzi per poter accompagnare gli altri, in sala prove, e un giorno esibirmi con loro. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che preferisco suonare da solo, e l’idea di un’esibizione, oltre a terrorizzarmi, mi infastidisce. E poi non so fare le scale al metronomo. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che uno dei miei amici bassisti mi ha parlato delle scale della Metro su cui ha aspettato, seduto con la sua amica bassista, nel suo viaggio al termine della notte: e ho avuto un tuffo al cuore. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che fra una settimana io torno lì, e non so se anche questa volta almeno un bassista verrà con me. Male che vada andrò solo, mi piace l’idea. Sarei contento se ci fosse perlomeno una lei, per parlare, baciare e fare tutte quelle cose simpatiche per cui non è sufficiente un basso. Ma non è tanto questa la stranezza, quanto il fatto che non ho la minima voglia di condividere la mia vita.

pietre

giovedì, 16 ottobre 2008 al folle orario delle 12:11
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Alcune le scagli, alcune ti cadono e le perdi, perché sono troppo pesanti e non puoi reggerle, o sono piccole come granelli di sabbia e ti passano tra le dita. A volte capita di trovarne altre che nascondono, nella loro semplicità, qualcosa che non riesci a capire del tutto, e anche se ti rendi conto che non sono speciali per delle qualità intrinseche, in qualche modo ci ritrovi te stesso, colpiscono la tua sensibilità, richiamano in te il senso del bello, o dell’ unico, o del segreto.

Quelle le custodisci in un posto che sai solo tu, e non le dimentichi mai.

nightbreathing

lunedì, 13 ottobre 2008 al folle orario delle 3:01
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Vogliate perdonarmi, M. e V., per essermi congedato due ore fa ed essere poi rimasto qui, non solo sveglio, ma a bighellonare per la rete: l’intenzione di non fare tardi c’era, e anche la stanchezza e la voglia di dormire. Da qualche parte dentro me, è certo, qualcosa non ha funzionato.

Non sto qui a parlare del pericoloso fascino della “vita notturna”, perché è risaputo per chi lo prova e non comprensibile o condivisibile da chi passa le ore piccole a dormire – pratica, del resto, non meno affascinante, per chi ha la fortuna di potersela godere.

Piuttosto, voglio raccontarvi di una cosa che vivo quasi ogni notte. Quando finalmente mi sdraio a letto, mi calo in un silenzio liquido, immerso nella placenta nera; e questa sensazione si fa sempre più intensa e completa, finché non scopro – e nonostante succeda quasi sempre, non smetto ancora di sorprendermene – che da una manciata (non meglio quantificabile) di secondi ho smesso  di respirare. Completamente, perché il silenzio non sia violato neanche dal mio fiato, o forse perché semplicemente me ne dimentico, non so. Non respiro.

Sono momenti meravigliosi e terribili, infiniti d’oblio, ma convertiti in un istante di terrore al sopraggiungere della sensazione di annegamento; in quell’istante la magia svanisce, tossisco appena, mi giro sul fianco e mi addormento.

Succede anche a voi?