there is fiction in the space between

In mezzo, c’è la maschera pietosa del soldato che sa di essere stato ferito a morte, e mentre si tiene gli intestini perché non si riversino a terra, sorride e dice va tutto bene; i suoi compagni sanno che non è vero ma sorridono anche loro, e più realisticamente dicono andrà tutto bene. Questo strano pudore si confonde con l’orgoglio, un senso perverso di dignità che lascia liberi di fottere e uccidere il prossimo ma non  permette di mostrare il proprio dolore, come se fosse una vergogna la più grande delle ovvietà: tra una vita e l’altra si sta male, molto male.

3 reazioni a “there is fiction in the space between”

  1. Mario:

    La vita non va “sentita”, dev’essere una cosa naturale, come i raggi del sole: quando ti toccano, tu non li senti.
    Li senti solo quando ne prendi troppi, ti bruci, ti scotti…e hai voglia a crema solare!

    Eppure quei momenti in cui trattieni gli intestini dal tracollo, quando la gola è stretta e il cuore batte come se ognuno fosse l’ultimo battito, pesante e rumoroso, è forse meno vita quella?
    E’ meno vera?

  2. galeot:

    no, semmai è “più vita”.

    Lo spazio tra una vita è l’altra è quello in cui ti seppellisci per liberarti dal dolore, e da te stesso portatore, giacché non riesci a scrollartelo di dosso.
    E del sole senti solo l’assenza; e la vita, i ricordi, i sogni, le aspirazioni, i sapori e i tremori sono faccende che riguarderanno pur qualcuno al mondo, ma non te. Sei fuori dai giochi, l’atarassìa non è così dorata come la si dipinge. E allora compra un altro biglietto e vedi se riesci a tornare su, portandoti dietro quel bagaglio di scetticismo. Ma buttalo via, mi dico… Che cazzo te ne fai? Lo collezioni?

    O è lui che colleziona pezzi di te?

  3. Mario:

    Uno a cui hanno mozzato una gamba non cerca di scrollarsi di dosso il moncherino: i dolori dobbiamo portarceli appresso e addestrarci a vivere senza tutti quei pezzi che abbiamo perso per strada. Il paragone è forte, ma anche se qui si tratta solo di qualche pezzo di cuore (così lo chiamano) è inevitabile vivere come tanti pollicini che si sbriciolano in giro; anche se nessuno torna mai indietro, vedere da dove si arriva è importante, quando non hai la sensazione precisa di dove stai andando.

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