apnea

Continuare è molto più arduo, specie in questo clima di precarietà in cui perfino i giovani perdono il gusto e il senso di qualsiasi lotta. Insomma, tutti dicono “è uno schifo”, molti pensano “dovremmo fare qualcosa” ma chi lo dice è guardato con tenerezza, e gli si dice: “ma smettila di perdere tempo e trovati un mestiere, che il tempo passa in fretta”.

Si finisce a pensare solo che la vita passa troppo in fretta per spenderla in battaglie, col timore di non concludere niente, non trasmettere neanche un messaggio e rafforzare la convinzione che ogni sforzo sia inutile.
E una volta in frantumi le fondamenta d’utopia, basta un soffio di vento a far crollare gli ideali, e gli stessi princìpi diventano solo parole che hanno il peso dell’aria: per quanti siano, la bilancia penderà dall’altro lato, quello delle briciole.

Tutto questo ci fa sentire miseri e colpevoli, ma ci hanno insegnato che la colpa si cancella col castigo: quindi basta dire “è colpa nostra, abbiamo quel che meritiamo” in modo da scontare la pena e, già che ci siamo, lasciare intendere che quel nostra è più un vostra.

L’unica spinta sufficiente non si basa sull’ideale ma sulla necessità. Esistono solo due modi per credere: essere innamorati o avere un’enorme forza di volontà. Insomma, fonti limitate d’energia non rinnovabile. Bisogna sentirsi fuori luogo.

Io non merito questo. I miei princìpi avranno anche il peso dell’aria, ma senza non respiro. Se la scelta è morire per fame o asfissìa, voglio almeno sentirmi libero.

4 reazioni a “apnea”

  1. real_gone:

    L’unica spinta sufficiente non si basa sull’ideale ma sulla necessità. Esistono solo due modi per credere: essere innamorati o avere un’enorme forza di volontà. Insomma, fonti limitate d’energia non rinnovabile. Bisogna sentirsi fuori luogo.

    Definire così l’amore o la forza di volontà è molto pessimista, ma tremendamente concreto… mi complimento per l’icasticità della frase, davvero efficace. Mi piace molto il fatto che hai legato il credere all’amore: del resto, il contrario di credere può anche essere la “paura”… Springsteen in una canzone scrive: < “Billy aveva tatuata nella mano destra la parola amore e nella sinistra la parola paura, e quale mano tenesse il suo destino non fu mai chiaro” >

    Se credere è amare, non credere può essere aver paura.

  2. Mario:

    Male che vada c’è il petto di pollo.
    Scongelato.

    Aspetti che si ammorbidisca, lo cuoci e lo pappi.

  3. Ricciolino:

    guarda che non mancano ideali, è che l’ideale coincide con la necessità, si appiattisce a materialismo gretto, perchè il modo più semplice di far aderire l’ideale alla realtà, e abbandonare le idee più astratte come senso di stato, giustizia, equità, e optare per idee concrete e a breve termine, carriera, profitto, favori.
    Danno dello psicopatico a chi si lamenta, o a chi si lamenta troppo, eppure non basta l’amore o la volontà per credere che tutto possa cambiare… un tempo bastavano le parole appunto, anche di una critica, di una denuncia, oggi la tv le sommerge, unifica le menti, opinionizza il vento. E’ chiaro che lamentarsi senza fare nulla risulti inefficace, anzi, addirittura fastidioso in queste condizioni Orwelliane. Passi dal lato del torto. Cominciano con nobilitare Salò la prima volta, e tutti addosso, la seconda volta, e già si apre la diplomazia, alla terza volta Salò diventa un baluardo di valori intramontabili. Dichiarazioni per cui un tempo la gente insorgeva in tumulto, oggi passano sempre più indisturbate, fino a tatuarsi dentro. Se non ti lamenti che puoi fare, prendi il tuo amore e la tua volontà? Cominci a fare politica “per il bene del Paese”? Te lo dico io che fai, prendi il bastone. Ecco perchè preferisco ancora parlar soltanto, lamentandomi forse come uno schizofrenico, parlando ai muri e alle cose, lasciato solo, in disparte come un malato contagioso, un irrecuperabile. Perchè l’alternativa è la violenza, quella battaglia di cui parli qui non può che essere armata. E io odio la violenza. E odio i falsi miti, ma su questo non ho nulla da dire.

  4. galeot:

    il problema è che giustizia e equità sono questioni concrete e fondamentali, senza le quali carriera e profitto sono possibili solo come sinonimi di criminalità.

Che ne pensi?