Archivio di settembre, 2008

there is fiction in the space between

domenica, 28 settembre 2008 al folle orario delle 12:12
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In mezzo, c’è la maschera pietosa del soldato che sa di essere stato ferito a morte, e mentre si tiene gli intestini perché non si riversino a terra, sorride e dice va tutto bene; i suoi compagni sanno che non è vero ma sorridono anche loro, e più realisticamente dicono andrà tutto bene. Questo strano pudore si confonde con l’orgoglio, un senso perverso di dignità che lascia liberi di fottere e uccidere il prossimo ma non  permette di mostrare il proprio dolore, come se fosse una vergogna la più grande delle ovvietà: tra una vita e l’altra si sta male, molto male.

rifiuti indifferenziati

martedì, 16 settembre 2008 al folle orario delle 4:55
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Luna di Settembre, la più luminosa sulla cattiva strada. Rifiuto impegno, passione, amici, lacrime, sentimenti, vita: indistintamente. Eppure ne ho un desiderio infinito; solo che rifiuto anche quello, il desiderio. Seguo, svagatamente, voglie effimere e spontanee come mangiare, ridere abbondantemente e a buon mercato, non dormire, non sognare, stare da solo, morire. Scopro in me la voglia di morire e la paura della caducità. Credo di essere pazzo o qualcosa del genere, non so come si dice quando non sai – intimamente, non sai – cos’è concreto e cosa astratto. Non è comunque facile, farsi un’idea del mondo: l’hai appena costruita, e il mondo cambia, o cambi tu. Tutto da rifare. Persone di cristallo, fredde, dure, trasparenti e fragili, la prima volta che vanno in pezzi ne rimane un mucchio di prismi taglienti con una schizofrenia di riflessi colorati. Persone d’acqua, preziose e insostituibili, ma che non hanno mai avuto né mai avranno una forma loro. Persone di pietra solide, immobili e tenaci, erose dal vento, smussate, sgretolate. Persone di legno, che possono conoscere il fuoco solo una volta.

Se il sonno della ragione genera mostri, il sonno del sentimento genera mondi. Inospitali.

apnea

mercoledì, 10 settembre 2008 al folle orario delle 14:22
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Continuare è molto più arduo, specie in questo clima di precarietà in cui perfino i giovani perdono il gusto e il senso di qualsiasi lotta. Insomma, tutti dicono “è uno schifo”, molti pensano “dovremmo fare qualcosa” ma chi lo dice è guardato con tenerezza, e gli si dice: “ma smettila di perdere tempo e trovati un mestiere, che il tempo passa in fretta”.

Si finisce a pensare solo che la vita passa troppo in fretta per spenderla in battaglie, col timore di non concludere niente, non trasmettere neanche un messaggio e rafforzare la convinzione che ogni sforzo sia inutile.
E una volta in frantumi le fondamenta d’utopia, basta un soffio di vento a far crollare gli ideali, e gli stessi princìpi diventano solo parole che hanno il peso dell’aria: per quanti siano, la bilancia penderà dall’altro lato, quello delle briciole.

Tutto questo ci fa sentire miseri e colpevoli, ma ci hanno insegnato che la colpa si cancella col castigo: quindi basta dire “è colpa nostra, abbiamo quel che meritiamo” in modo da scontare la pena e, già che ci siamo, lasciare intendere che quel nostra è più un vostra.

L’unica spinta sufficiente non si basa sull’ideale ma sulla necessità. Esistono solo due modi per credere: essere innamorati o avere un’enorme forza di volontà. Insomma, fonti limitate d’energia non rinnovabile. Bisogna sentirsi fuori luogo.

Io non merito questo. I miei princìpi avranno anche il peso dell’aria, ma senza non respiro. Se la scelta è morire per fame o asfissìa, voglio almeno sentirmi libero.

solo, di notte

domenica, 7 settembre 2008 al folle orario delle 16:44
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Noi usciamo solo di notte, le giornate sono troppo luminose
noi usciamo solo di notte
e ancora una volta, fingerete di conoscermi bene, amici miei
e ancora una volta, fingerete di conoscere la via
attraverso lo spazio vuoto
attraverso i segreti luoghi del cuore.
Noi usciamo solo di notte, le giornate sono troppo luminose
noi usciamo solo di notte
cammino da solo, cammino da solo per trovare la via di casa
sono solo, sono solo per capire come
io possa evitare i giorni, voi ce la farete
so che potete, e potete.
Noi usciamo solo di notte, le giornate sono troppo luminose
noi usciamo solo di notte
e ancora una volta, voi fingerete di sapere che
c’è una fine, che c’e’ una fine per questo inizio
vi aiuterà a dormire di notte
vi farà sembrare che il giusto è sempre giusto,
giusto?
Noi usciamo solo di notte.

(Trad. da We Only Come Out At Night, Smashing Pumpkins)

Maleducato

lunedì, 1 settembre 2008 al folle orario delle 18:27
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Metto subito in chiaro, perché anche la mia ingratitudine ha un limite: non è certo “colpa” dei miei genitori, è da quando ho acquisito il vizio di riflettere che sono diventato tanto scriteriato. Non che io mi reputi tale: ho i miei criterii a governarmi, di cui sono geloso e orgoglioso. Lascio a chi ha l’ingrata sorte di frequentarmi la possibilità di intuirli.

Mio padre è un grande. Nato nel 1950, secondo di quattro fratelli, genitori separati. È “uno di quelli che sposa la prima ragazza con cui è stato”; ha conosciuto mia madre ad una festa, poi è stato lasciato e lei ha fatto perdere ogni sua minima traccia per un anno. Poi il matrimonio non appena laureato, i debiti per comprare lo studio, i primi anni tra la casa in affitto in Via La Spina ad Acireale e quelli da pendolare a Ragalna, durante i quali usciva di casa ogni giorno alle 7 e tornava ogni sera alle 20. Cenava, e poi suonava la sua chitarra, un’acustica che gli aveva regalato suo padre quando aveva 17 anni.

È stato lui, con l’esempio e non con le parole, a insegnarmi alcuni principi. Adesso io sono anche questo:

- è molto meglio stare zitti quando non si ha nulla da dire
- evita lo scontro, ma se questo si riveli inevitabile, cerca di colpire per primo e far più male possibile
- la maggior parte delle persone è stupida – non per forza nel senso di intellettualmente limitata, ma quantomeno affetta da pigrizia o disinteresse
- vivi bene nella solitudine, perché è l’unica cosa che non perderai mai
- ascolta tutti i consigli, ma scegli sempre di testa tua
- rispetta e ama tutte le persone che incontri sulla tua strada, ma diffidane
- sta’ alla larga da chi non ha rispetto per te
- non contare sull’aiuto di nessuno, e se capita di riceverlo in offerta, accetta solo quelli che non mettano in obbligo di ricambiare. E poi ricambia comunque :)
- non gravare sui tuoi cari con il peso delle tue sofferenze: parlane solo se possono aiutarti a uscirne, altrimenti sorridi con più naturalezza possibile
- il tempo corre sempre più veloce di quanto ci si possa aspettare
- non rinunciare a dire quello che senti di dover dire, anche a costo di spaventare o allontanare gli altri, ne vale la pena
- è sempre meglio non avere niente da nascondere

È stato anche molto coraggioso nell’avermi sempre insegnato il senso critico piuttosto che la disciplina.
Tuttavia, in questo suo modo di essere posato, equilibrato, gentile, silenzioso, razionale qualcosa non tornava, sembrava ci fosse qualche incoerenza.
Poi mi sono innamorato. E quando, di conseguenza, mi sono esposto a scommesse e imprudenze del tutto esagerate e rischiose, è stato lui, e non la mamma, a incoraggiarmi. Sorrideva, e senza tante parole o raccomandazioni che andassero oltre un “prudenza, sempre”, mi ha accompagnato alla stazione, abbracciato e augurato “buon viaggio”.

Un grande.