Archivio di Maggio, 2008

Il tempo di morire

Giovedì, 29 Maggio 2008 al folle orario delle 3:30
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Cos’è che ho stampato in faccia in questi giorni, che mi guardate strano? C’è qualcosa che notate tutti, lo capisco dalla vostra espressione, dall’atteggiamento, dal tono e dalle parole che usate con me; lo notate tutti, ma quasi nessuno di voi me lo dice.

Voi non potete saperlo, ma io so che mi rendo insopportabile in casa, che mia madre le prova tutte con me. Di solito il ciclo prevede:

  1. “prendermi con le buone” con ostentazioni esagerate di affetto e gentilezza
  2. lasciarsi andare a borbottìi e rimproveri
  3. per finire poi con insulti, espressioni di disprezzo e delusione, accuse di essere io la causa dell’infelicità sua e di tutta la famiglia.

Poi si ricomincia dalla prima fase. Ogni tanto mi diverto a farle notare quanto questa sia ridicola, così lei passa direttamente all’ultima.

So che mio padre sta male, e non ne parla. So che ha tante cose da chiedermi (dall’assistenza informatica per gli aggeggi che compra ma non sa usare alle richieste – realmente discrete e gentilissime – di aggiornamenti sull’andamento della mia esistenza) e mi vede troncare ogni tentativo di comunicazione.

So che butto tutto il mio tempo alienandomi, o davanti allo schermo di un computer ormai da tempo inutile (culturalmente inutile, direbbe Moh), o nella socializzazione, nel rifugiarmi dietro lo schermo impersonale di iniziative da organizzare e pubblicizzare, mostrare alla più grossa fetta di mondo che riesco a raggiungere la rappresentazione giocosa/gioiosa di una mia volontà superficiale per far dimenticare a tutti voi che notate come rispondo prontamente e piattamente: «tutto a posto».

So che dovrei andare dal barbiere, limitare le uscite (nel senso fisico e economico), e i Cointreau.

So che non può essere stata tutta un’atroce serie di reazioni a catena, effetti di scelte sbagliate che mi hanno portato nelle condizioni di dover scegliere ancora, e ancora sbagliare.

In questo momento mi sembra che sbagliare sia il mio posto nel mondo, poter dire “è colpa mia” è ciò che mi rende utile agli altri, deludere le aspettative di chi mi ama/mi ha amato/ha provato a amarmi è il mio contributo alla sua esperienza di vita, così che possa illudersi di aver trovato il cancro che ne consuma la felicità, ne distrugge i progetti, ne spreca il tempo; e possa estirparlo o esserne nobile martire.

Aspettatemi, per favore. Non ci metterò molto a tornare a provare almeno a convincermi che mi freghi qualcosa delle materie che (non) studio e della laurea stessa, a ricordarmi che il senso si trova quando si smette di cercarlo e non viceversa, che non mi posso lamentare perché dalla vita ho avuto e continuo ad avere tanto, che proiettare la mente troppo nel passato o nel futuro mi causa sofferenza perché la metto in un luogo che non c’è più, o non c’è ancora, e che comunque potrebbe non esserci per il resto della mia vita.

Non ci metterò molto, mi basta il tempo di morire. Probabilmente nessuno se ne accorgerà, forse mi rivedrete nella mia nuova vita e direte: “è tornato il solito Gaetano”.

Nei prossimi giorni voglio imparare a nuotare, e farmi un bel regalo.