PersonHell

La mia nonna paga la sua lucidità  con la consapevolezza di un isolamento non voluto da lei né da chi la circonda, tuttavia sussistente.

Soffre: si sente inutile e di impaccio, un ingombrante sacco di ricordi e aneddoti già  raccontati decine di volte alla stessa decina di persone ancora in vita (figli, nipoti e pochi altri), e a molti altri cari a cui non potrà  raccontare più niente.

Soffre: ha perso quasi completamente l’udito, ci vede parlare e non ci può ascoltare; è una condizione sopraggiunta negli ultimi anni, che non vive con naturalezza, ma come un handicap acquisito. Quando rivolge una domanda, la risposta gli viene ripetuta due, tre volte; dopodiché all’interlocutore non resta che rinunciare o alzare la voce, suscitando in entrambi i casi indignazione in lei. Nota che la parola le è rivolta molto più raramente e solo quando strettamente necessario.

Soffre: nei suoi aneddoti dipinge sempre se stessa come promotrice di concordia e generosità , parla delle meschinità  subite e ricambiate con nobiltà  d’animo. Nei frequenti litigi con la figlia (mia madre) le assicura spesso di aver riservato a lei il medesimo trattamento del fratello maggiore. Non si capisce se voglia convincere lei o se stessa.

Soffre: dice, con aria rassicurata, che ormai le resta poco da vivere, prega che il signore perdoni chi le abbia arrecato sofferenze, dice che non sa se morirà  da sola o in compagnia, perché il destino è imprevedibile. Dice che è stata sfortunata. Deve essere orribile considerare la propria vita sfortunata, quando si ha novant’anni.

Mi ha parlato per circa un’ora, l’altro ieri. Parlava avidamente, è solita dormire un po’ dopo pranzo, ma il fatto che io stessi lì ad ascoltarla la eccitava al punto di farle passare il sonno, e parlava con tale foga da essersi fatta venire il fiatone. Parlava, ed io non capivo che cazzo mi stesse dicendo, non riuscivo a decifrare che alcune parole, credo fossero episodi della sua quotidianità  di una settantina di anni prima, e dopo una decina di minuti mi sono perso nei miei pensieri, quelli che ho scritto qui ed altri, analoghi e distanti, su di me, mentre la vedevo parlare con trasporto, gesticolando e chiedendo riscontro di tanto in tanto.

Mi limitavo a fare cenno di sì con la testa. Chissà  se si è accorta della mia distrazione. Chissà  se le importasse, poi; di certo non vorrà  saperlo. Ed anch’io forse in futuro dirò di essermi fermato apposta per lei, e di essere stato generoso nel donarle tempo ed attenzione. O ciò che lei ha percepito come tali; le voglio bene e spero che sia stata contenta di quel tempo. Solo che mi rende triste scoprirmi tanto inadeguato alle esigenze altrui.

Un commento to “PersonHell”

  1. Lucky Scrive:

    ad un certo punto, ad una certa età , quando la mente non può più vivere di informazioni e riferimenti precisi, di lucidità  diventano più importanti le sensazioni istantanee che si riesce a regalare a queste persone. Mio suocero ha 72 anni e da due è malato di Alzheimer. Quando vado a trovarlo il dialogo è assurdo, folle, come lui, ma lui vive di sensazioni e se riesco a regalargli la sensazione di sentirsi capito, sono felice anche se non ho capito cosa volesse dire. A volte vado con mio figlio Ludovico, il più piccolo dei tre, ha 2 anni e mezzo e quando mio suocero lo vede non sa chi sia, non sa chi sono io, ma prova delle belle sensazioni! E con lui tutti gli ospiti del centro Alzhaimer dove è ricoverato perché quel bimbo diventa nipote di tutti.
    E questo mi basta, anche se magari mentre passeggio con lui in corridoio ripenso alla giornata lavorativa, ai figli che mi aspettano a casa, agli impegni, alle tasse..ecc!
    sii contento di essere stato disponibile con tua nonna e continua ad esserlo perché nonostante gli sbagli che hanno commessi se siamo al mondo dobbiamo ringraziare loro… ;)

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