L’Ospite Sgradito
“Non so nemmeno quando cominciò esattamente,non saprei dire che giorno era. Un giorno nascosto in mezzo alla nebbia dell’autunno, esattamente come l’intruso. Perciò non so dire da quanto tempo lui fosse lì.
Forse si materializzò all’improvviso, come un ospite inatteso che si presenta senza invito e non si prende nemmeno il disturbo di bussare.
Una mattina ero nella mia casa e tutto quello che avevo intorno era il mondo. Il mio mondo. E poi, a un tratto il mondo aveva cominciato a cambiare. Ad andare in pezzi. Letteralmente. E non avevo modo di tornare indietro. Tutto quello che riuscivo a fare era dibattermi in una trappola che condividevo con un intruso… e solo adesso capivo. Per la prima volta eravamo faccia a faccia. Eravamo chiusi nella stessa trappola, un territorio che non poteva essere condiviso. E ora cominciava la lotta per uscirne. Una parte di me lottava con l’intruso, ma l’altra non poteva fare a meno di chiedersi che cosa mi avesse portato fin là , e con quale scopo.
Capivo che l’intruso era come me, che anche lui aveva paura, che anche lui era in trappola. E non ero più tanto sicuro che liberarmi di lui significasse liberare me stesso. E non ero più nemmeno sicuro che fosse un intruso che si era nascosto nella mia casa, quanto un intruso che si era nascosto dentro di me.
Fu in quel preciso momento che io e l’intruso ci guardammo negli occhi. Per la prima ed ultima volta.
E, in quella frazione di secondo, capii e sono sicuro che anche lui capì…
Capì perfettamente il senso, anzi, il nonsenso del tutto. L’illusione di essere arrivati fino a quel punto per una serie di scelte, di atti volontari, delle direzioni prese e di quelle scartate.
Perché le nostre scelte sono limitate dal fatto di essere obbligati a scegliere, e non vediamo che la nostra vita è governata dal caso.
Come da un’inestricabile rete di impulsi elettrici che interagiscono tra loro, e dal caos generano una singola, imprevedibile scintilla che, anziché portare la luce, ci avvolge nel buio.
Quando la luce tornò, l’intruso era scomparso. Con il sorgere del giorno giuse il dubbio che l’intruso ci fosse mai stato. E il mondo era tornato quello che conoscevo.
A tutt’oggi, non riesco a spiegarmi quello che è accaduto. A volte penso banalmente che è stato un sogno…
altre volte penso che è stato tutto reale, che si è allargata una maglia dell’universo, e due dimensioni parallele si sono incrociate per un certo tempo. E ripenso anche all’intruso: anche lui si starà ponendo le stesse domande.
Anche lui starà cercando di riannodare i fili spezzati dei suoi piccoli gesti di ogni giorno, di riconnettersi con il mondo…
Quasi mi dispiace non potere fargli sapere che non ripenso a lui con odio. Sono quasi contento di averlo incontrato. Chi lo sa, forse era necessario che ci incontrassimo.
Forse abbiamo bisogno di qualcuno o di qualcosa che non faccia addormentare i nostri dubbi, qualcosa che ci salvi dal rischio di assopirci… di guardare il mondo da una sola angolazione, come se ci limitassimo a guardarlo da una finestra.
Allora forse potremmo capire che il precario equilibrio del mondo racchiude in sé la possibilità di milioni di mondi differenti, come ognuno di noi racchiude dentro di sè altrettanti differenti individui.
E quando avremo capito che nessuno di loro è un intruso, allora riusciremo a guardare il mondo con gli occhi di qualcun altro.
E non ne avremo più paura.”
Liberamente tratto da “l’ospite sgradito” di Dylan Dog (n°233, Gennaio 2006)
Amo questo monologo, l’ho fatto mio dalla prima volta che l’ho letto. Bellissimo.
