Archivio di gennaio, 2008

PersonHell

mercoledì, 30 gennaio 2008 al folle orario delle 2:10
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La mia nonna paga la sua lucidità  con la consapevolezza di un isolamento non voluto da lei né da chi la circonda, tuttavia sussistente.

Soffre: si sente inutile e di impaccio, un ingombrante sacco di ricordi e aneddoti già  raccontati decine di volte alla stessa decina di persone ancora in vita (figli, nipoti e pochi altri), e a molti altri cari a cui non potrà  raccontare più niente.

Soffre: ha perso quasi completamente l’udito, ci vede parlare e non ci può ascoltare; è una condizione sopraggiunta negli ultimi anni, che non vive con naturalezza, ma come un handicap acquisito. Quando rivolge una domanda, la risposta gli viene ripetuta due, tre volte; dopodiché all’interlocutore non resta che rinunciare o alzare la voce, suscitando in entrambi i casi indignazione in lei. Nota che la parola le è rivolta molto più raramente e solo quando strettamente necessario.

Soffre: nei suoi aneddoti dipinge sempre se stessa come promotrice di concordia e generosità , parla delle meschinità  subite e ricambiate con nobiltà  d’animo. Nei frequenti litigi con la figlia (mia madre) le assicura spesso di aver riservato a lei il medesimo trattamento del fratello maggiore. Non si capisce se voglia convincere lei o se stessa.

Soffre: dice, con aria rassicurata, che ormai le resta poco da vivere, prega che il signore perdoni chi le abbia arrecato sofferenze, dice che non sa se morirà  da sola o in compagnia, perché il destino è imprevedibile. Dice che è stata sfortunata. Deve essere orribile considerare la propria vita sfortunata, quando si ha novant’anni.

Mi ha parlato per circa un’ora, l’altro ieri. Parlava avidamente, è solita dormire un po’ dopo pranzo, ma il fatto che io stessi lì ad ascoltarla la eccitava al punto di farle passare il sonno, e parlava con tale foga da essersi fatta venire il fiatone. Parlava, ed io non capivo che cazzo mi stesse dicendo, non riuscivo a decifrare che alcune parole, credo fossero episodi della sua quotidianità  di una settantina di anni prima, e dopo una decina di minuti mi sono perso nei miei pensieri, quelli che ho scritto qui ed altri, analoghi e distanti, su di me, mentre la vedevo parlare con trasporto, gesticolando e chiedendo riscontro di tanto in tanto.

Mi limitavo a fare cenno di sì con la testa. Chissà  se si è accorta della mia distrazione. Chissà  se le importasse, poi; di certo non vorrà  saperlo. Ed anch’io forse in futuro dirò di essermi fermato apposta per lei, e di essere stato generoso nel donarle tempo ed attenzione. O ciò che lei ha percepito come tali; le voglio bene e spero che sia stata contenta di quel tempo. Solo che mi rende triste scoprirmi tanto inadeguato alle esigenze altrui.

L’Ospite Sgradito

mercoledì, 30 gennaio 2008 al folle orario delle 1:24
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“Non so nemmeno quando cominciò esattamente,non saprei dire che giorno era. Un giorno nascosto in mezzo alla nebbia dell’autunno, esattamente come l’intruso. Perciò non so dire da quanto tempo lui fosse lì.

Forse si materializzò all’improvviso, come un ospite inatteso che si presenta senza invito e non si prende nemmeno il disturbo di bussare.

Una mattina ero nella mia casa e tutto quello che avevo intorno era il mondo. Il mio mondo. E poi, a un tratto il mondo aveva cominciato a cambiare. Ad andare in pezzi. Letteralmente. E non avevo modo di tornare indietro. Tutto quello che riuscivo a fare era dibattermi in una trappola che condividevo con un intruso… e solo adesso capivo. Per la prima volta eravamo faccia a faccia. Eravamo chiusi nella stessa trappola, un territorio che non poteva essere condiviso. E ora cominciava la lotta per uscirne. Una parte di me lottava con l’intruso, ma l’altra non poteva fare a meno di chiedersi che cosa mi avesse portato fin là , e con quale scopo.

Capivo che l’intruso era come me, che anche lui aveva paura, che anche lui era in trappola. E non ero più tanto sicuro che liberarmi di lui significasse liberare me stesso. E non ero più nemmeno sicuro che fosse un intruso che si era nascosto nella mia casa, quanto un intruso che si era nascosto dentro di me.

Fu in quel preciso momento che io e l’intruso ci guardammo negli occhi. Per la prima ed ultima volta.
E, in quella frazione di secondo, capii e sono sicuro che anche lui capì…
Capì perfettamente il senso, anzi, il nonsenso del tutto. L’illusione di essere arrivati fino a quel punto per una serie di scelte, di atti volontari, delle direzioni prese e di quelle scartate.
Perché le nostre scelte sono limitate dal fatto di essere obbligati a scegliere, e non vediamo che la nostra vita è governata dal caso.
Come da un’inestricabile rete di impulsi elettrici che interagiscono tra loro, e dal caos generano una singola, imprevedibile scintilla che, anziché portare la luce, ci avvolge nel buio.

Quando la luce tornò, l’intruso era scomparso. Con il sorgere del giorno giuse il dubbio che l’intruso ci fosse mai stato. E il mondo era tornato quello che conoscevo.

A tutt’oggi, non riesco a spiegarmi quello che è accaduto. A volte penso banalmente che è stato un sogno…
altre volte penso che è stato tutto reale, che si è allargata una maglia dell’universo, e due dimensioni parallele si sono incrociate per un certo tempo. E ripenso anche all’intruso: anche lui si starà  ponendo le stesse domande.
Anche lui starà  cercando di riannodare i fili spezzati dei suoi piccoli gesti di ogni giorno, di riconnettersi con il mondo…
Quasi mi dispiace non potere fargli sapere che non ripenso a lui con odio. Sono quasi contento di averlo incontrato. Chi lo sa, forse era necessario che ci incontrassimo.

Forse abbiamo bisogno di qualcuno o di qualcosa che non faccia addormentare i nostri dubbi, qualcosa che ci salvi dal rischio di assopirci… di guardare il mondo da una sola angolazione, come se ci limitassimo a guardarlo da una finestra.
Allora forse potremmo capire che il precario equilibrio del mondo racchiude in sé la possibilità  di milioni di mondi differenti, come ognuno di noi racchiude dentro di sè altrettanti differenti individui.

E quando avremo capito che nessuno di loro è un intruso, allora riusciremo a guardare il mondo con gli occhi di qualcun altro.

E non ne avremo più paura.”
Liberamente tratto da “l’ospite sgradito” di Dylan Dog (n°233, Gennaio 2006)

Amo questo monologo, l’ho fatto mio dalla prima volta che l’ho letto. Bellissimo.

The Figurehead

lunedì, 28 gennaio 2008 al folle orario delle 10:55
Postato in The Cure

The Figurehead – Pornography (1982)

Testo – Traduzione

Sharp and open
Leave me alone
And sleeping less every night
As the days become heavier and weighted
Waiting
In the cold light
A noise
A scream tears my clothes as the figurines tighten
With spiders inside them
And dust on the lips of a vision of hell
I laughed in the mirror for the first time in a year

A hundred other words blind me with your purity
Like an old painted doll in the throes of dance
I think about tomorrow
Please let me sleep
As I slip down the window
Freshly squashed fly
You mean nothing
You mean nothing

I can lose myself in chinese art and american girls
All the time
Lose me in the dark
Please do it right
Run into the night
I will lose myself tomorrow
Crimson pain
My heart explodes
My memory in a fire
And someone will listen
At least for a short while

I can never say no to anyone but you…

Too many secrets
Too many lies
Writhing with hatred
Too many secrets
Please make it good tonight
But the same image haunts me
In sequence
In despair of time

I will never be clean again
I touched her eyes
Pressed my stained face
I will never be clean again

Touch her eyes
Press my stained face
I will never be clean again

Il fantoccio

L’intelligenza e l’apertura
mi lasciano solo
e a dormire meno ogni notte
mentre i giorni diventano più pesanti e opprimenti
nell’attesa
Nella fredda luce
un rumore
Un urlo strappa i miei vestiti mentre le figure si stringono
con i ragni al loro interno
e polvere sulle labbra di una visione infernale
ho riso allo specchio per la prima volta in un anno.

Cento altre parole mi accecano con la tua purezza
come una vecchia bambola dipinta nello spasmo della danza
Penso a domani
Ti prego, lasciami dormire
Quando chiudo la finestra
Una mosca appena schiacciata
Tu non significhi niente
Tu non significhi niente

Posso perdermi nell’arte cinese e nelle ragazze americane
Per tutto il tempo
Perdermi nel buio
Per favore, fallo bene
Corro nella notte
Mi perderò domani
Dolore porpora
Il mio cuore esplode
La mia memoria tra le fiamme
e qualcuno ascolterà
almeno per un po’.

Non riesco a dire di no a nessuno tranne che a te…

Troppi segreti
troppe bugie
dilaniandosi con odio
Troppi segreti
per favore, fallo bene stanotte
Ma la solita immagine mi ossessiona
In sequenza
Nella disperazione del tempo

Non sarò mai più pulito
ho toccato i suoi occhi
ho premuto la mia faccia sporca
non sarò mai più pulito

Tocco i suoi occhi
premo la mia faccia sporca
Non sarò mai più pulito

Il Grande Imbroglione

giovedì, 24 gennaio 2008 al folle orario delle 1:08
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In the night he’s a star in the Milky Way
He’s a man of the world by the light of day
A golden smile and a proposition
And the breath of God smells of sweet sedition

Great Deceiver

Sing hymns make love get high fall dead
He’ll bring his perfume to your bed
He’ll charm your life ’til the cold winds blow
Then he’ll sell your dreams to a picture show

Ma cu c’ha riprisintari?

lunedì, 21 gennaio 2008 al folle orario delle 22:03
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Ecco il Presidente della Regione Sicilia. Quel poco che possiamo fare, dobbiamo farlo. Anche solo per dire “non ci sto”. Anche se sono solo delle petizioni online: Cuffaro dimettiti.

Genn… AHIO!

sabato, 19 gennaio 2008 al folle orario delle 11:24
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Non posso crederci, mancano ancora 12 giorni alla fine di Gennaio… comincio ad averne paura! Non per le scadenze (che pure non mancano, tra la sessione d’esami, la festa di presentazione di AltroQuando, l’avviamento dell’anno sociale 2008 dell’AGI, l’imminente apertura del nuovo portale Agitazioni… ok basta pubblicità ! =) ) ma per l’incolumità  della mia persona.  In senso strettamente fisico, non è che io abbia ancora pretese di conservare (riacquistare, in realtà ) un’integrità  mentale.

Il 3 Gennaio ho perso (ed ho fatto perdere alle 6 persone che erano con me) il concerto di Cesare Basile perché un tipo ha pensato bene di spedirmi al pronto soccorso prendendomi a cazzotti in faccia, perché con la sua BMW X5 Nera targata [DC418TD] ha avuto qualche difficoltà  a passare tra il marciapiedi e la mia auto. Ho inserito targa e descrizione cosìcché possiate mettervi in salvo, qualora vi capitasse di notare quel veicolo.
Comunque, l’escoriazione s’è rimarginata e la faccia è salva (sì, lo so che da questo punto di vista non ho granché da rischiare :P )

Ero anche quasi contento ieri, quando sono uscito dalla visita oculistica con una stima di 11/10 per occhio e massima acutezza visiva. Perdipiù, niente odiata atropina, quindi non ho dovuto rinunciare al basket. Purtroppo, nonostante un accurato riscaldamento e lo stretching,  dopo dieci minuti di gioco atterro male da un salto e prendo una brutta distorsione al ginocchio sinistro, quello che m’era rimasto “buono”, dopo essere rimasto a riposo per un anno a causa di una lesione del menisco e legamento crociato anteriore destro.

Stamattina mi sono ritrovato con una specie di arancia al posto della rotula. Farebbe anche ridere, se ogni minimo movimento non mi facesse vedere un paio di costellazioni intere.  Speriamo che il dolore passi in tempo per il concerto di Roy Paci & Aretuska del 26 Gennaio in Piazza Duomo; aprirà  il Carnevale di Acireale e assistere da lontano, magari seduto e senza saltare, sarebbe il massimo della tristezza!