niente scuse
Ricordo! Ero andato dall’anziana madrina di mamma, una ventina di metri da casa mia, con una strada da attraversare in piena curva. Ragalna, 1989, anno più, anno meno. Pantaloncini che non arrivavano alle ginocchia, una maglietta sgualcita. Andavo lì perché la madrina aveva i gatti, un cane, due occhi buoni buoni, i fiori di camomilla nell’orto, un sorriso sempre affettuoso e mi offriva una merendina o un dolcetto. Quando andava veramente bene, c’era anche il suo nipote, Luigi, che mi faceva il teatro delle marionette (ma quel pomeriggio non c’era).
Tutto era solito e perfetto, ma dimenticavo un particolare: non avevo detto a mia madre che stavo andando. L’avevo dimenticato, o non avevo ancora imparato che per uscire bisogna sempre chiedere il permesso. Così, appena scoprì dove mi trovavo, venne a prendermi immediatamente.
Quando è arrivata l’ho accolta con entusiasmo, lei ha guardato le mie ginocchia morbide, nere di terra e non è riuscita a restare arrabbiata con me e rimproverarmi.
Non succede più. Da anni rimpiange di non avermi dato una schiaffone in quell’occasione, di essersi lasciata intenerire dal mio aspetto goffo di bimbo paffuto; e anch’io, con lei.

