Rapporto con la solitudine

A volte trovo affascinante la solitudine, quando mi capita di viverla, patirla pienamente in modo estraniante, alienante. Quando, dopo tutte le corse per fuggirla, dopo tutte le distrazioni per ignorarla, dopo tutte le compagnie per dimenticarla, si ripresenta e mi circonda ineluttabilmente.

Diventa la mia piccola morte, il mio modesto aldilà , my little great beyond in cui cercare le risposte. Dove ogni mia scelta è valutata, ogni mio errore osservato, ogni falsità svelata, ogni peccato condannato, ogni goccia di sudore premiata.

Con grande giustizia:

Egoismo e desideri troppo alti o lussuriosi sono puniti con una morsa che costringe e dilania il ventre
L’ozio e la noia con l’insonnia e l’ansia
Gli eccessi e la vanità con la noia e la sensazione di vacuità

mentre

Le verità (scomode, dolorose) sono premiate con la sensazione di forza
La fatica è ripagata con la serenità

La solitudine dopo l’amore è sempre dolorosissima, ed è un discorso a parte. Comporta l’elaborazione di un vero e proprio lutto, imparare a vivere accettando l’assenza della persona in cui trovo una concreta e raggiungibile possibilità di trovare la felicità , per quanto effimera, pur sempre piena e vera. Certo, la persona – in senso biologico – è ancora viva (di regola), ma per un’indeterminata quantità di tempo non sarà che un simulacro dell’amore perduto. Nient’altro, nessun vero dialogo può persistere senza soluzione di continuità , se d’Amore s’è trattato. La sua compagnia può essere confortante o piacevole solo quando (e se!) si sia maturata la consapevolezza che quello che è stato non potrà tornare mai più, ma ha comunque rappresentato una delle esperienze che ha reso il mio tempo degno dei miei ricordi.

Che ne pensi?