Archivio di luglio, 2007

Cut

lunedì, 2 luglio 2007 al folle orario delle 2:23
Postato in The Cure

Cut – Wish, 1992
Testo – Traduzione

If only you’d never speak to me
The way that you do
If only you’d never speak like that
It’s like listening to
A breaking heart
A falling sky
Fire go out and friendship die
I wish you felt the way that i still do
If only you’d never look at me
The way that you do
If only you’d never look like that
When i look at you
I see face like stone
Eyes of ice
Mouth so sweetly telling lies
I wish you felt the way that i still do
The way that i still do
But you don’t
You don’t feel anymore
You don’t care anymore
It’s all gone

If only you’d never pull from me
The way that you do
If only you’d never pull like that
When i’m with you
I feel hopeless hands helplessly
Pulling you back close to me
I wish you felt the way that i still do
The way that i still do

If only you’d ever speak to me
The way you once did
Look at me the way you once did
Pull to me the way you once did
But you don’t
You don’t feel anymore
You don’t care anymore
It’s all gone
It’s all gone

Taglio

Se solo tu non m’avessi mai parlato
nel modo in cui hai fatto
Se solo tu non avessi parlato in modo tale che
è quasi come ascoltare
un cuore che va a pezzi
un cielo che crolla
uno sparo che parte e un’amicizia che muore
vorrei che tu ti fossi sentita nel modo in cui io sto ancora
nel modo in cui io sto ancora
Se solo tu non mi avessi mai guardato
nel modo in cui fai
Se solo tu non mi avessi guardato in modo tale che
quando ti guardo
vedo un volto di pietra
occhi di ghiaccio
la bocca così dolcemente bugiarda
vorrei che tu ti fossi sentita nel modo in cui io sto ancora
nel modo in cui io sto ancora;
ma tu no,
tu non senti più,
non te ne importa più,
tutto è andato.

Se solo tu non mi avessi mai attratto
nel modo in cui fai
Se solo tu non mi avessi attratto talmente che
quando sono con te
mi sento senza scampo, le mani che ineluttabilmente
ti tirano di nuovo a me
vorrei che tu ti fossi sentita nel modo in cui io sto ancora
nel modo in cui io sto ancora

Se solo tu mi parlassi
come facevi una volta
mi guardassi come facevi una volta
fossi attratta da me come una volta…
Ma tu, no
non senti più
non ti importa più
tutto è finito
tutto è andato.

fuori strada

domenica, 1 luglio 2007 al folle orario delle 15:58
Postato in blog

è stato il 27 giugno, mi pare; il giro di chiamate di Guglielmo, per una sorpresa preannunciata ma non per questo meno gradita. Fuori, 38 gradi per il vento del deserto ed un’auto adatta ad attraversarlo. Un imponente, irrazionale, spigoloso Defender a passo lungo, alto due metri, con le ruote adatte al guado di un fiume e minacciose barre paraurti in metallo massiccio. Bello. Auguri per l’acquisto, ovvii apprezzamenti, euforia per l’occasione mitigata dalla spossatezza per la giornata di caldo troppo intenso. Altre voci in me, dette o nell’aria, dicono “chissà  quanto durerà  stavolta” (l’invaghimento per questo oggetto, non l’oggetto in sè), “ma a che gli serve”, “non ha senso” e “però potrebbe sempre tornare utile, in alcune occasioni”; ed un’altra arriva, e mette a tacere tutto il resto: “l’ha voluta veramente, ed eccola lì. Non s’è trasferito nei boschi, viaggerà  ancora in autostrada, sarà  ancora in giro per Catania, con quella. Ne sarà  fiero e geloso, finché un’altra non occuperà  i suoi pensieri”.

E ricordo bene le discussioni, l’idea di vendere la Primera per comprare una station wagon, che fosse confortevole, silenziosa, parca nei consumi, elegante, discreta. Sì, parte sempre con la ragione, ottime valutazioni, buoni motivi, valide giustificazioni, teneri alibi.

Massì, la calatona!

Dì la verità , Guglielmo: non sei stato tu ad adottarla, è stata lei a rapirti. Comunque, non essere deluso dalla pacatezza delle mie reazioni. Tutti aspiriamo a invitare, coinvolgere, trascinare nei nostri sogni le persone a cui teniamo. Per me è così quando consiglio una lettura, una canzone, un film che ha un significato per me, quando scrivo qui, quando faccio un regalo che porti con sé un messaggio… non è affatto un’impresa ardua, ma il suo esito è il più incerto che ci sia, perché chiunque, se da un lato prova piacere nel vedersi aprire le porte al mondo personale di un’altra persona (tanto vasto quanto insufficiente e limitato, quindi prezioso) dall’altro è sottomesso alla priorità  di capire – o almeno scegliere – cosa vuole per sé, e non può o non vuole o teme l’idea di essere parte del sogno altrui; non solo per il pericolo di “perdere tempo”, ma anche per quello di rovinarlo, rappresentarne un ostacolo o una delusione tra le infinite possibili…

Dovrei passare tutta la vita a pensare alle cose che ho,
Alle cose che vorrei,
Al modo di raggiungerle
E poi a come difenderle?
Ma io non so cosa avevo prima
E non so quello che ho adesso

Linea77 – Fantasma

dicevo? Mi sa che sono andato un po’ fuori strada :) .
Ecco, quello che volevo dire è che sono veramente contento che tu sia entusiasta del tuo acquisto, e sono ansioso di partecipare concretamente a questo entusiasmo e, estate o no, pregusto già  qualche avventura insieme!

«Ogni tanto mi chiedo “cosa cerca?”. Mi sono risposto che non c’è qualcosa in particolare, e non è importante d’altronde. L’importante è cercare, sempre, continuare a cercare anche quando si trova, anche dopo aver perso, proprio come sa fare lui. Ne sono fiero, e spero che questa inquietudine lo porti dove vuole arrivare»