Walkabout
Nella cultura aborigena, le lunghe camminate nel deserto degli individui che intraprendono il walkabout svolgono un ruolo essenziale per consentire contatti e scambi di risorse (sia materiali che spirituali, come i tradizionali canti) fra popolazioni separate da enormi distanze.
http://it.wikipedia.org/wiki/Walkabout
è con un paio di motivi precisi che sono uscito di casa, stasera. Attraverso via San Martino, verso il Duomo.
Pensieri universitari.
Caldo umido, ha reso la giornata meno “veloce” del solito. La Cittadella semideserta, condizionatori spenti in aula studio e fastidiosi in laboratorio. L’entusiasmo per l’esito positivo di uno dei due scritti è compensato dal pensiero dell’altro, che dovrò invece recuperare a Luglio.
Ho chiesto allo Spett. Prof. di poter sostenere l’esame orale in data 26 Giugno. “OK”, ha risposto, lapidario.
“Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa ed un cuore di simboli pieno“, ricordo questa scritta su una finestra, ai Benedettini, proprio vicina all’altra, più celebre e altrettanto ermetica “Il taleggio sgretola anche il cemento“. Forse perché la trovo molto musicale, ma m’è rimasta in mente. La prima, intendo
.
Pensieri di circostanza.
Vedo più d’una persona parlare da sola. Sarà il caldo, una si lamentava proprio di quello. Sarà la solitudine, sarà la distrazione. Io stesso, non faccio che parlare da solo, tutto il giorno; semplicemente, non apro la bocca per farlo. Questione di abitudini?
Si usa dire “folle” di chi parla da solo, e per carità , siamo tutti un po’ folli, e più folle (o almeno, sicuramente più “strano”) degli altri è sicuramente chi sia scevro da ogni piccola mania (se esiste).
Follia dicevo, o solitudine. In entrambi i casi, si tratta di avere sé stesso per compagno, e con lui (con sé) ricordare le belle esperienze passate “insieme”, scambiare pareri o commenti sui passanti e sul mondo, domande e risposte. Comunicare, con tutte le difficoltà e i fraintendimenti che questo comporta. Anche con sé stessi.
Può essere piacevole. Erano mesi che rifiutavo la mia compagnia, ed ora comincio a andarci di nuovo d’accordo. Litigheremo, capiterà , fa parte del gioco; ma siamo ancora qui, io e me.
Pensieri per gli altri.
Mi sarebbe piaciuto riuscire a mettere insieme quelle cinque persone per il compleanno del mio amico Alessandro, oggi.
Quanti compleanni, in questi giorni. Un pensiero per ogni persona cara, non dovrebbe essere difficile. Maledetti condizionali ![]()
Chissà se qualcuno s’è chiesto il perché di quel titolo, “Il Monastero Infestato“. Infestato da chi? Da noi studenti? No, da un fantasma, naturalmente. Pensavo di postarla, giuro, poi ho pensato “meglio di no”, ed oggi penso di nuovo “adesso la scrivo”. Così, Eros e Psiche stanno passando un periodaccio, vanno in bianco da tempo. Lei ha una forte emicrania, e lui si distrae facendo squilli ai colleghi universitari. Ora gli rispondo, va. E a voi, vi lascio col fantasma.
I giorni passano
faticando,
ridendo.
Voglio cambiare,
vorrei che il passato torni
(al suo posto?)
Non dovresti essere qui
Non lo vedi? Sei qui.
Non lo sai, ma ci sei
Non ci sei, ma ci sei
Se ti potessi sfiorare!
Se tu potessi sparire!
I giorni passano
resistendo,
sorridendo.
Il mio arriverà ,
di nuovo,
forse.
Ed eccomi in Corso Savoia; passerò per il Duomo, Via S. Martino, Piazza Madonna della Pace, Via Salvatore Vigo. E sarò di nuovo a casa.


