Entropia
Le persone preferiscono chiudere gli occhi, perché vedere fa male. “Quello che fa male, se non ti uccide, ti rende più forte”. Cazzate.
Se non ti uccide, ti lascia ferito, mutilato, incompleto.
Chiaro che, se in un incidente mortale “te la cavi” perdendo un braccio, dopo ti sentirai molto più attaccato alla vita, e apprezzerai ogni piccola cosa, e ringrazierai di essere ancora vivo. Ma non puoi dire di vivere meglio di prima; hai solo “meno vita” di prima, e quella che ti resta ti sembra più preziosa.
Abbiamo un bel modo di consolarci quando, avendo conosciuto l’abbondanza, cadiamo nella miseria più nera. “Almeno non ho più niente da perdere”. Ridicolo.
C’è un periodo – l’adolescenza, di solito – in cui ci si sente Dio, perché si acquisisce la prima consapevolezza di sé, ma nessuna certezza è ancora crollata, e le illusioni hanno ancora il magnifico aspetto di un progetto grandioso e possibile, anzi, pressoché certo.
Uno stato di massima “energia potenziale” del nostro vivere, il momento in cui si vola più in alto, si è alla partenza, prima di qualsiasi bivio o ostacolo, si è artisti di fronte al blocco di marmo da cui ancora qualsiasi forma può essere ricavata.
Massimo grado di libertà è mancanza di limiti, che è mancanza di contorni, che è mancanza di forma.
Ogni scelta fatta è una limitazione del nostro grado di libertà ; scambiamo libertà con vincoli, incertezza con forma, energia potenziale con forza (quantità di moto rispetto al tempo). Siamo allora, sì, più forti, formati, duri.
Ma solo perché viviamo ad un livello meno alto, e le cadute ci faranno meno male.
Ma solo perché avremo già perso tanta di quella vita che potremo stringere più saldamente quella che ci rimane.
Ma solo perché, disperdendo l’energia che ci rende caldi e malleabili, tendiamo ad uno stato più solido, cristallino, ordinato. E freddo.
Niente si crea e niente si distrugge. Quale sistema andranno ad alterare le parti di “energia vitale” che dissipiamo istante dopo istante?


marzo 27th, 2007 at 23:24
“Seconda stella a destra,
questo è il cammino,
e poi dritto
fino al mattino,
poi la strada
la trovi da te
porta all’isola
che non c’è.”
Io ci credo ancora alle fate.
Tu?
marzo 30th, 2007 at 12:29
Cit.
“…“Quello che non ti uccide, ti rende più forteâ€.Tutte cazzate;perchè potresti rimanere cieco,e non vedere più nulla ad esempio.O rimanere zoppo.Per sempre”
La citazione è presa dal mio blog,si parla di tempi arcaici(gennaio 2006) e magari se parlo delle 6 del mattino e delle discussioni su msn Gaeto qualcosa se la ricorda =P
Non posso proprio dire di non trovarmi d’accordo su quello che affermi.Li trovo molto vicini,come pensieri.
marzo 30th, 2007 at 18:14
Altro che “vicini”, la prima parte è praticamente uguale! XD
Forse sono parole che vengono così, automatiche e necessarie.
aprile 1st, 2007 at 12:18
Credo anche io…credo siano pensieri che almeno una volta,anche se una e basta,sfiorino la nostra coscienza.
aprile 1st, 2007 at 12:20
(perdona lo spam,al massimo se puoi unisci i commenti)
Il commento di prima era scritto male e si evinceva che ci si pensa una volta e basta;diciamo che quello è il numero minimo.
Io lo credo abbastanza frequentemente.
aprile 1st, 2007 at 13:18
la vita è strana..
è il gioco perverso di un dio crudele,in cui siamo imprigionati senza uscita..l’importante è avere almeno una certezza a cui aggrapparsi come una boa nel mare,per non affogare nei nostri abissi di depressione personali,fortunato chi può permettersi di avere certezze oltre quella di svegliarsi al mattino e sentire il sole caldo sulla pelle o coricarsi alla sera e sentire un morbido cuscino sotto la nuca..