Archivio di Marzo, 2007

Entropia

Martedì, 27 Marzo 2007 al folle orario delle 18:54
Postato in blog

Le persone preferiscono chiudere gli occhi, perché vedere fa male. “Quello che fa male, se non ti uccide, ti rende più forte”. Cazzate.

Se non ti uccide, ti lascia ferito, mutilato, incompleto.

Chiaro che, se in un incidente mortale “te la cavi” perdendo un braccio, dopo ti sentirai molto più attaccato alla vita, e apprezzerai ogni piccola cosa, e ringrazierai di essere ancora vivo. Ma non puoi dire di vivere meglio di prima; hai solo “meno vita” di prima, e quella che ti resta ti sembra più preziosa.

Abbiamo un bel modo di consolarci quando, avendo conosciuto l’abbondanza, cadiamo nella miseria più nera. “Almeno non ho più niente da perdere”. Ridicolo.

C’è un periodo - l’adolescenza, di solito - in cui ci si sente Dio, perché si acquisisce la prima consapevolezza di sé, ma nessuna certezza è ancora crollata, e le illusioni hanno ancora il magnifico aspetto di un progetto grandioso e possibile, anzi, pressoché certo.
Uno stato di massima “energia potenziale” del nostro vivere, il momento in cui si vola più in alto, si è alla partenza, prima di qualsiasi bivio o ostacolo, si è artisti di fronte al blocco di marmo da cui ancora qualsiasi forma può essere ricavata.

Massimo grado di libertà  è mancanza di limiti, che è mancanza di contorni, che è mancanza di forma.

Ogni scelta fatta è una limitazione del nostro grado di libertà ; scambiamo libertà  con vincoli, incertezza con forma, energia potenziale con forza (quantità  di moto rispetto al tempo). Siamo allora, sì, più forti, formati, duri.
Ma solo perché viviamo ad un livello meno alto, e le cadute ci faranno meno male.
Ma solo perché avremo già  perso tanta di quella vita che potremo stringere più saldamente quella che ci rimane.
Ma solo perché, disperdendo l’energia che ci rende caldi e malleabili, tendiamo ad uno stato più solido, cristallino, ordinato. E freddo.

Niente si crea e niente si distrugge. Quale sistema andranno ad alterare le parti di “energia vitale” che dissipiamo istante dopo istante?

Apart

Martedì, 13 Marzo 2007 al folle orario delle 17:59
Postato in The Cure

Apart - Wish (1992)

Testo - Traduzione

He waits for her to understand
But she won’t understand at all
She waits all night for him to call
But he won’t call anymore
He waits to hear her say
“forgive”
but she just drops her pearl-black eyes
and prays to hear him say
“I love you”
but he tells no more lies

He waits for her to sympathize
But she won’t sympathize at all
She waits all night to feel his kiss
But always wakes alone
He waits to hear her say
“forget”
but she just hangs her head in pain
and prays to hear him say
“no more
I’ll never leave again”

How did we get this far apart?
We used to be so close together
How did we get this far apart?
I thought this love would last forever

He waits for her to understand
But she won’t understand at all
She waits all night for him to call
But he won’t call
He waits to hear her say
“forgive”
but she just drops her pearl-black eyes
and prays to hear him say
“I love you”
but he tells no more lies

How did we get this far apart?
We used to be so close together
How did we get this far apart?
I thought this love would last forever

Distante

lui aspetta che lei capisca
ma lei non capirà  per niente
lei aspetta tutta la notte che lui chiami
ma lui non chiamerà , non più
lui aspetta che lei dica
“perdono”
ma i suoi occhi come perle nere hanno solo pianto
e ha pregato di sentirlo dire
“io ti amo”
ma lui non dice bugie, non più

lui aspetta che lei gli dia ragione
ma lei non è per niente d’accordo
lei aspetta tutta la notte di sentire il suo bacio
ma si sveglia sempre sola
lui aspetta di sentirla dire
“dimentica”
ma lei ha solo la testa piena di dolore
e prega di sentirlo dire
“non più
non me ne andrò mai più”

come abbiamo fatto ad allontanarci così?
noi eravamo così vicini
come abbiamo fatto ad allontanarci così?
io pensavo che questo amore sarebbe durato per sempre

lui aspetta che lei capisca
ma lei non capirà  assolutamente
lei aspetta tutta la notte che lui chiami
ma lui non chiamerà 
lui aspetta che lei dica
“perdono”
ma i suoi occhi come perle nere hanno solo pianto
e ha pregato di sentirlo dire
“io ti amo”
ma lui non dice bugie, non più

come abbiamo fatto ad allontanarci così?
noi eravamo così vicini
come abbiamo fatto ad allontanarci così?
io pensavo che questo amore sarebbe durato per sempre

Trust

Venerdì, 9 Marzo 2007 al folle orario delle 18:29
Postato in The Cure

Trust - Wish (1992)

Testo - Traduzione

There is no-one left in the world
That I can hold onto
There is really no-one left at all
There is only you
And if you leave me now
You leave all that we were
Undone
There is really no-one left
You are the only one

And still the hardest part for you
To put your trust in me
I love you more than I can say
Why won’t you just believe?

Fiducia

Non è rimasto nessuno al mondo
su cui io possa contare
non è rimasto proprio nessuno affatto
ci sei solo tu
e se mi lasci ora
lasci tutto ciò che eravamo
incompiuto.
Non è rimasto proprio nessuno
tu sei l’unica.

E ancora la parte più difficile per te
riporre la tua fiducia in me
Ti amo più di quanto io possa dire
Perché non vuoi semplicemente credere?

Money for nothing

Mercoledì, 7 Marzo 2007 al folle orario delle 17:35
Postato in blog

(Non si pensi che io scriva tutto questo sull’onda di chissà  quale litigio furibondo: tutt’altro, sto vivendo un raro periodo di serenità  domestica. Ho da giorni e giorni in bozza quanto segue, e non mi ero mai deciso a pubblicarlo, per una forma di ritegno o contegno che non saprei spiegare.)

Non lo so da quand’è che sento il distacco dalla mia famiglia. Ho sempre creduto si trattasse dei classici conflitti adolescenziali, e che una bella mattina mi sarei svegliato, sarei sceso in cucina - trovando mio padre, mia madre, i miei fratelli - e mi sarei detto “io qui ci sto bene, mi dispiacerà  andarmene”.

Andarmene. Sì, è chiaro, ho quasi 24 anni, non so che ci faccio ancora nella casa dei miei; sta di fatto che non conosco nessun mestiere e sono ancora nel bel mezzo del corso di laurea di primo livello. Tuttavia, nel bene o nel male, so che questa condizione (convivenza in famiglia) avrà  vita breve.

E invece no, non sto bene. Quando penso ad ogni singolo membro della mia famiglia ho sentimenti di affetto, stima, riconoscenza; ciononostante la convivenza mi risulta difficile. Non voglio stare con loro, evito di restare a lungo in stanza insieme, sono quasi completamente all’oscuro di ogni singolo aspetto della mia vita al di fuori della casa, e di buona parte anche di quelli al suo interno. Mio padre ha saputo che stavo per andare per una settimana a Ciampino tre ore prima che il treno partisse.
Mi danno soldi, che mi causano grande imbarazzo. E che non riesco a rifiutare, perché mi sono necessari. E la casa, i vestiti lavati e stirati, l’affetto, la comprensione e i rimproveri.

Basta procrastinare, è ora di partire.

Altri ricordi da Ciampino

Venerdì, 2 Marzo 2007 al folle orario delle 12:26
Postato in blog

Non avevo ancora conservato qui neanche uno degli ultimi giorni di Ciampino, e non mi sento neanche particolarmente in vena di spargere nella Rete i miei ricordi degli ultimi giorni, ma prendere in mano carta e penna mi costa immane fatica mentre sulla tastiera le parole vengono da loro.
Finita questa antipatica ed inutile introduzione, passo ai ricordi.

Il viaggio di andata; in treno, cuccetta a 4 posti. Viaggio comodo, almeno in teoria. Io non lo so se il mio organismo è talmente sballato e privo di un decente sistema di termoregolazione, se tutte le altre persone hanno passato l’infanzia nel deserto e sono nostalgiche degli sbalzi di temperatura vertiginosi o se le FS vogliono operare un servizio pubblico di miglioramento della società  basata sulla selezione naturale: sopravvivono solo le persone di tempra migliore. Di fatto si inizia con una sauna che costringe a spogliarsi e restare in maglietta e ci si ritrova un paio d’ore dopo con i piedi surgelati :-D.
Il fatto che trasportassi con me una chitarra mi ha permesso di socializzare con gli altri viaggiatori che, incuriositi, facevano nascere interessanti conversazione di tal guisa: «Quella è una chitarra?» - «Sì».

L’arrivo; questa volta ho fatto valere l’esperienza, ho comprato i biglietti necessari e, senza un minuto di smarrimento, salto sulla Metro linea B da Tiburtina a Termini, e subito dopo prendo il treno per Cassino, e nel giro di 20 minuti sono alla stazione di Ciampino. Nella veloce telefonata, Antonio (sempre del B&B Narooma) mi dice che posso passare quando preferisco a depositare in stanza i bagagli. Ospitali e disponibili, come sempre.

Con Giò il tempo è passato splendidamente come avevo sperato, velocemente come avevo temuto.
Qualche imbarazzo mentre mi trovavo a casa sua, ma non per qualche mancanza ricevuta - semmai per il motivo opposto; sono stato “coccolato e riverito” fin troppo, e mi sembra strano, inappropriato. Non vorrei però sembrare snob, adesso, o troppo orgoglioso da rifiutare le gentilezze. Al contrario, credo che la radice di questo disagio sia la stessa che mi fa temere semplici domande come “cosa fai nella vita?”, “di cosa ti occupi?”, “cosa sai fare?”. Domande che sono state quasi del tutto assenti, comunque.
Abbiamo visto insieme “Viva Zapatero”, film-documentario che ha fornito ottimi argomenti di conversazione con entrambi i fratelli del b&b, a colazione.

Ho avuto una busta piena di disegni, la conserverò tra le cose preziose nell’apparente caos dei cassetti di camera mia.

Per il resto, un po’ di sano turismo con scalata all’Altare della Patria e visita ai più celebri McDonalds della Capitale, alle Messaggerie Musicali e al Ricordi MediaStore, per lasciare infine il cuore nel piccolo negozio-museo della chitarra “Strumenti Musicali Bandiera”, visitato su consiglio di Antonio. Credo di essere rimasto almeno un paio di secondi inebetito alla vista della Strato firmata Mark Knopfler. E poi, la Les Paul originale Gibson…

Sogni.