Al cinema
In questi ultimi interventi minimalistici ho dimenticato di conservare alcune mie impressioni che – un giorno – mi farà piacere rileggere. Quasi sicuramente scriverò le stesse cose anche su Gullibero; non amo il crossposting, ma l’esperienza mi ha insegnato che il forum è ottimo per condividere pensieri e discutere, ma non troppo affidabile per conservarli a lungo. Neanche il blog è sicuro al 100%, ma almeno ci metto le mani solo io
.
Comincio con La ricerca della felicità , il film di Muccino con Will Smith.
Non mi ha entusiasmato; credo fosse ben fatto (non sono un intenditore di tecniche cinematografiche), forse è la favola dell’uomo che non si lascia abbattere da mille difficoltà e raggiunge da solo la sua posizione sociale e benessere economico a non andarmi troppo a genio.
Forse c’era una certa ironia di fondo, ma non voglio costruire teorie sul nulla. Solo che mi chiedo: quanto può essere felice il protagonista?
Dopo che la sua compagna di vita, che ha creduto in lui e ne ha condiviso il sogno, lo abbandona proprio quando vede svanirlo; dopo essersi reso conto di non avere nessuno, proprio nessuno che potesse sostenerlo, e che in definitiva si trattava di una guerra tra lui e il resto del mondo; anche dopo aver raggiunto il suo “sogno”, ed essere un broker ricco, famoso… continuerà a poter essere così vicino al suo figlioletto?
Il titolo è veramente appropriato, perché si capisce, la Ricerca di cui parla non ha mai fine. L’argomento del film è piuttosto forte, e induce facilmente un moto di immedesimazione; senz’altro fa riflettere. Forse troppo, ecco cosa non va.
Manuale d’amore 2 di Veronesi è molto divertente. Non mi sento di considerare questo film una “commedia sentimentale”, credo che “sensuale” lo descriva meglio. Riso amaro, a tratti; come in ogni espressione d’umorismo, si ride di situazioni patetiche in cui ci si potrebbe benissimo calare. Simpatico, simpatico; da vedere in compagnia.
Anche “Una notte al museo“, di Shawn Levy con Ben Stiller, mi ha molto divertito. Favola ricca di effetti speciali, con le impagabili smorfie del protagonista e di Owen Wilson, il gioco dei luoghi comuni su personaggi storici (Roosevelt e Attila tra gli altri), ed anche una traccia di morale della favola: non abbandonare la fantasia, perché puoi essere felice e sentirti un “grande” anche se sei una persona “normale”.


