Archivio di gennaio, 2007

HomeSeek

lunedì, 15 gennaio 2007 al folle orario delle 20:57
Postato in blog

Ho sonno da stamattina; naturale, avendo fatto le 4 sia Sabato che Domenica. Forse anche Venerdì, non ricordo ma non me ne stupirei affatto. Ho letto da qualche parte che, andando avanti negli anni decresce la quantità  di ore di sonno necessarie all’uomo per riposare (mi chiedo se in realtà  non cresca semplicemente, insieme all’esperienza, il numero di pensieri che rendono difficile prendere sonno o l’ansia presuntuosa di pensare come “vita vissuta” solo quella passata ad occhi aperti, a valutare ed elucubrare su ogni cosa partendo da premesse non valide, mutevoli anch’esse secondo l’età , la religione, la cultura, le stagioni, la salute, l’umore, l’amore, l’odio ed altre contingenze chimiche e non…)

Il caffè letterario del 18 gennaio rischia di farmi veramente male, ma come potrei mai perdermelo?

HomeSeek dovrebbe essere un gioco di parole che riprende il suono della parola “Homesick“, ma non ne ho ben capito il senso; sto indagando al riguardo.

A strange day

domenica, 14 gennaio 2007 al folle orario delle 15:17
Postato in The Cure

A strange day – Pornography (1982)

Testo – Traduzione

Give me your eyes
That I might see the blind man kissing my hands
The sun is humming
My head turns to dust as he plays on his knees

And the sun
And the sea grows
I close my eyes
Move slowly through drowning waves
Going away on a stange day

And I laugh as I drift in the wind
Blind
Dancing on a beach of stone
Cherish the faces as they wait for the end
A sudden hush across the water
And we’re here again

And the sand
And the sea grows
I close my eyes
Move slowly through drowning waves
Going away
On a strange day

My head falls back
And the walls crash down
And the sky
And the impossible
Explode
Held for one moment I remember a song
An impression of sound
Then everything is gone
Forever

A strange day

Uno strano giorno

Dammi i tuoi occhi
così che possa vedere [dice] il cieco che mi bacia le mani
Il sole sta mormorando
e la mia testa va in polvere mentre lui gioca in ginocchio

E il sole
e il mare cresce
Io chiudo gli occhi
muovendomi lentamente tra onde che mi sommergono
andandomene in uno strano giorno

E rido mentre il vento mi trasporta
cieco
ballando su una spiaggia di sassi
serbo nel cuore i volti mentre aspettano la fine
un improvviso silenzio attraverso l’acqua
e noi siamo di nuovo qui

E la sabbia
e il mare cresce
io chiudo gli occhi
muovendomi lentamente tra onde che mi annegano
andandomene in uno strano giorno

la mia testa si ritira
e i muri crollano
e il cielo
e l’impossibile
esplode
trattenuto per un momento mi ricordo una canzone
l’ impressione di un suono
poi tutto scompare
per sempre

uno strano giorno

Homesick

domenica, 14 gennaio 2007 al folle orario delle 14:51
Postato in The Cure

Homesick – Disintegration (1989)

Testo – Traduzione

Hey, hey
Just one more and I’ll walk away.
All the everything you win
Turns to nothing today.
And I forget how to move
When my mouth is this dry,
And my eyes are bursting hearts
In a blood-stained sky.

Oh, it was sweet,
It was wild
And oh, how we…
I trembled,
Stuck in honey.
Honey
Cling to me…
So, just one more.
Just one more go.
Inspire in me the desire in me
To never go home.

Oh, just one more and i’ll walk away.
All the everything you win
Turns to nothing today.
So, just one more.
Just one more go.
Inspire in me the desire in me
To never go home.

Nostalgia di casa

Ehy, ehy,
solo una volta ancora e poi vado via.
E tutto quello che conquisti
si trasforma in nulla, oggi.
E dimentico come muovermi
quando la mia bocca è così secca
ed i miei occhi sono cuori che scoppiano
in un cielo macchiato di sangue

Oh, era dolce,
era selvaggio
e oh, come abbiamo…
Ho tremato
bloccato dalla dolcezza.
Tesoro,
aggrappati a me…
Allora, solo una volta ancora.
Solo un’altra volta.
Richiama dentro me il desiderio in me
di non andare mai a casa.

Oh, solo un’altra volta e poi me ne vado
E tutto quello che vinci
si trasforma in nulla, oggi.
Allora, solo una volta ancora.
Solo un’altra volta.
Suscita dentro me il desiderio in me
di non tornare mai a casa.

come bere un bicchier d’acqua

venerdì, 12 gennaio 2007 al folle orario delle 15:38
Postato in blog

Ho avuto un flashback. Le 13:10, io ero ancora in pigiama, dovevo indossare qualcosa di decente e poi correre a prendere mia sorella da scuola; sulla scrivania nella mia stanza, tra le scartoffie, una bottiglia d’acqua quasi vuota attira la mia attenzione e mi fa ricordare di avere un po’ di sete, per via del trancio di pizza “Norma” avanzata ieri sera ai miei genitori, scoperta nel frigo per caso e subito divorata. Ho stappato la bottiglia portandola alla bocca mentre pensavo che dovevo sbrigarmi o mia sorella mi avrebbe aspettato – e mia madre, naturalmente, stressato.

Così, mentre cercavo di mandar giù l’acqua in fretta, ho ricordato una delle mie fissazioni che ricordo dall’infanzia: consiste nel trangugiare d’un fiato ogni bevanda. Ricordo che non tolleravo l’idea di perder tempo a fare più sorsate per vuotare un bicchiere d’acqua, e la cosa mi valse anche una certa forma di “celebrità ” (si fa per dire) nel mio gruppo, alla fine del ventesimo secolo d.C., quando ci si riuniva all’Enel e davo dimostrazione del mio record: l’Heineken da 66cl.
E pensare che ora bevo quasi esclusivamente acqua, ad eccezione di quando la situazione richiede un brindisi a calici (boccali in questo caso) al cielo, come ieri; si festeggiava l’AGI, per il compimento del suo secondo anno di attività . La birra (di frumento, bianca) ho cercato però di farla durare il più possibile, di godermela finché ce n’era. I bicchieri d’acqua, invece, preferisco tuttora buttarli giù di colpo.
E adesso le prossime tappe sono gli esami: Formazione Discreta 1 (per gli amici “Algebra lineare”) e Programmazione 1. Per quest’ultima, mi piacerebbe trovare qualcuno con cui studiare insieme; intanto sono riuscito a ritirare il tesserino per accedere al laboratorio di informatica, conto di farne un pretesto per frequentare la facoltà .

Finito di pensare questo, mi rimanevano gli ultimi gradini prima dell’androne, e sono arrivato in tempo all’uscita dei ragazzini dalle scuole medie. Al ritorno, nella cassetta delle lettere, una busta che stavo aspettando :) .

M

giovedì, 11 gennaio 2007 al folle orario delle 9:38
Postato in The Cure

M – Seventeen Seconds

Testo – Traduzione

hello image
sing me a line from your favourite song
twist and turn
but you’re trapped in the light
all the directions were wrong

you’ll fall in love with somebody else
tonight

help yourself
but tell me the words
before you fade away
you reveal all the secrets
to remember the end
and escape someday

you’ll fall in love with somebody else
again tonight

take a step
you move in time
but it’s always back…
the reasons are clear
your face is drawn
and ready for the next attack

M

ciao, immagine
cantami una frase della tua canzone preferita
ti volti e giri
ma sei intrappolata nella luce
tutte le direzioni erano sbagliate

ti innamorerai di qualcun altro
stanotte

cerca di salvarti
ma dimmi le parole
prima che tu svanisca
riveli tutti i segreti
per ricordare la fine
ed evadere, un giorno

ti innamorerai di qualcun altro
ancora, stanotte

fai un passo
ti muovi a tempo
ma è sempre all’indietro…
le ragioni sono evidenti
la tua espressione è tesa
e pronta per il prossimo attacco

“Mai più”

mercoledì, 10 gennaio 2007 al folle orario delle 0:24
Postato in blog

Sicuramente troverei qualche modo arguto, o ironico, sarcastico, distaccato, cordiale, brutale di esprimermi. È che non ho nessuna voglia di usare il mio diario come arma. Lo troverei grottesco, te l’immagini… fosse già  un diario cartaceo, magari uno di quelli col bel lucchettone, avrebbe più senso. E poi si dice che “ne ferisce più la penna che la spada”. Sfido io, la spada non la usa più nessuno, la penna è d’uso comune ed è bella appuntita. Non farà  tanto danno, ma se vai di “attacco furtivo” basta e avanza. Purtroppo io uso la tastiera, come penna al massimo ho quella USB che non fa male neanche a sbatterla in testa.

But the raven, sitting lonely on the placid bust, spoke only,
That one word, as if his soul in that one word he did outpour.
Nothing further then he uttered – not a feather then he fluttered -
Till I scarcely more than muttered `Other friends have flown before -
On the morrow will he leave me, as my hopes have flown before.’
Then the bird said, `Nevermore.’

Quindi niente attacchi, da parte mia. Questo 9 gennaio è stata una data a suo modo importante, notevole in quanto per la prima volta ho tagliato fuori dalla mia vita una persona. Non che la conoscessi bene, non un compagno di vita, non un mio amico. Con dei motivi, senza scene madri ma apertamente. Non m’era mai capitato prima.

Sensazione di serenità , in fondo. D’amarezza, magari in un primo momento, ma l’importante è ciò che ti resta.

Mi è già  capitato di staccarmi da persone con cui ho avuto periodi di legame più o meno forte, ma le altre volte è stato sufficiente smettere di oppormi alla naturale tendenza che ha la vita ad allontanare le persone. Va tutto liscio, basta non farsi trovare, fornire qualche scusa quando serve, evitare di confidarsi e “non accorgersi” di segnali ed implicite richieste. E naturalmente, in tutto questo (conviene) tenere presente che esami/impegni non finiscono mai.