Archivio di dicembre, 2006

Brano V – Un’allenza di circostanza

venerdì, 22 dicembre 2006 al folle orario delle 1:39
Postato in Avventure di un Mezzelfo

I nostri salvatori ci conducono silenziosamente all’interno della grotta nascosta da una cascata, e ci fanno sedere vicino ad un grande fuoco. Una mano si posa sulla mia spalla, la scosto d’istinto: mi repelle l’idea di esser toccato. Però è innegabile che ho provato sollievo, poco dopo, a veder chiudersi molte delle ferite sul petto, a parte quella che attraversa il torace in tutta la sua larghezza, che smette almeno di sanguinare. àˆ rimasta lì, a impedirmi di dimenticare, perché il ricordo di quel dolore possa ancora farmi soffrire cento, mille volte ancora. àˆ rimasta lì, a beffarmi.
Ma soprattutto, la ferita è rimasta lì a darmi ancora un motivo per andare avanti, per vivere.

“Chi siete”, “cosa cercate”, “cosa fate qui”; le solite domande, e nessuno di noi ha poi gran voglia di chiacchierare. Tuttavia già  le prime parole di uno dei ribelli (dice di chiamarsi Rothgar) tramutano la mia apatia in rabbia. Com’è possibile tanta cecità , tale rispetto sopra ogni cosa, rispetto non ricambiato, rispetto di reietti, non ribelli, reietti che riconoscono ancora quell’essere inutile dell’Ar Ulric quale legittimo governatore. Ma perché arrabbiarmi? àˆ la loro vita, non è affar mio; il cibo che mi hanno dato è affar mio; le cure che mi hanno fornito sono affar mio. Le informazioni su come poter nuovamente raggiungere l’Ar Ulric sono affar mio. Se per guadagnare queste cose dovrò parlare un po’ del nostro passato, bene, sono disposto a farlo.

In fin dei conti è stato divertente vedere sulla faccia di Rothgar una rassegna di facce buffe: curiosità , incredulità , scetticismo, paura, smarrimento. Mi ricorda me stesso neanche un anno fa, ancora forte dei miei punti fermi, dei miei ricordi e dei racconti di Athulea, dei vivi che erano vivi e amavano e difendevano la vita, e dei morti che restavano morti e non si aveva motivo di temerli, al più si ricordavano con affetto e nostalgia.

Dopo la chiacchierata, ci concediamo qualche ora di riposo. Al mio risveglio, una scena singolare: Tà ras sembra aver messo radici, o meglio, sembra essere avviluppato da rampicanti. Nuin, interessato, sembra aver trovato la giusta occasione per fargli prendere un bello spavento, quando – con tutta la grazia tipica dei “fratelli nani”, brandisce la sua enorme ascia puntandola dritta ai polpacci dell’elfo “per liberarti!”, lo rassicura, suscitando lo scetticismo (e l’ilarità ) generale. “BAH!!” commenta Nuin, indignato.
Sembra che Rothgar stia spiegando qualcosa a Tà ras, sul capire come sviluppare incantamenti, con gesti e parole. “Invocazioni elfiche, apprese direttamente da Anemos”, si vanta l’uomo; chissà  che non serviranno a Tà ras a cavarci fuori dai guai, come ormai è solito fare. Temo che dovremo scoprirlo presto. Abbiamo deciso di entrare, insieme ad un gruppo di “ribelli” infiltrati, nel Middenhim servendoci di un carro di trasporto per i materiali di costruzione di una statua atta a celebrare la gloria dell’Ar Ulric; noi daremo una mano a impadronirci del carro, ma una volta in città  prenderemo strade diverse. Nessun patto; per noi è una comodità , come potrebbe esserla per Rothgar ed i suoi uomini la nostra presenza.

Cosa aspetto

martedì, 19 dicembre 2006 al folle orario delle 1:10
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Sono da poco tornato a casa dalla partita a Pennisi, ho finito la mia cena – verdure lesse e un’abbondante fetta di panettone, che è tempo – ed ora aspetto che la mia bella finisca la sua doccia per poterla sentire.

Volevo sentirla, e augurarle buonanotte, e speravo di avere qualche parola di incoraggiamento; tutte cose che sono accadute, ed adesso sono tornato qui al computer, vorrei finire questo post che m’è venuto in mente di scrivere sulla strada del ritorno.

C’è che è appena passato il 18 di Dicembre, e le luci, i Babbi trash appesi ai balconi che tutti dicono di odiare, tanti comprano e forniscono valanghe di materiale per caustici comici e battute da quattro soldi tra amici, il panettone e i torroncini, il tormentone da suoneria trendy della melensa “A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai” e l’attesissimo “buttati, ch’è morbido!” non possono che farmi pensare a cosa succederà  tra una settimana scarsa.
Feste natalizie, o per chi ama la concretezza, vacanze. Strategiche, perché dall’estate a ora la gente s’è già  sciroppata quattro mesi di lavoro, tra altri quattro mesetti c’è la pausa pasquale e poi si stringono i denti fino all’estate successiva. E mi aspetto qualcosa, per Natale.

Non qualcosa che VOGLIO o qualcosa che penso di essermi meritato. Qualcosa che, nelle ingenue previsioni che la mia testolina può costruire, posso aspettarmi.

Mi aspetto abbracci e sorrisi tipici non meno del pandoro o del presepe, anche da semisconosciuti (e non intendo quelli di piante site in territori inesplorati). Nessuna invettiva contro l’ipocrisia, come gli anni passati, anzi! La mia indignazione di qualche tempo fa derivava, al contrario, da un’aspettativa frustrata: quella secondo cui la gente dovesse veramente amare il prossimo e non adempiere ad un obbligo di circostanza. Adesso penso che la gente non è buona (tutt’altro), però vorrebbe amare, vuole calore, perché in fondo ognuno è solo, basta già  dire parole caratterizzanti la persona, come “ognuno” o “individuo”, per denotarne la condizione di intima solitudine.

Mi aspetto anche di passare qualche altro giorno con Giovanna, anche pochi, anche non per l’intera giornata, anche perché non sarebbe possibile logisticamente e bello logicamente. Oddio, bello per me, forse, ma bando all’egoismo: è Natale, “It’s not just the way i feel that matters”.

Ora che so che passerà  qualche giorno qui, mi aspetto anche di rivedere Lorenzo, e magari di salire insieme sull’Etna (natura permettendo). E magari con la vecchia Audi 80, ma non vorrei esagerare con l’ottimismo.

Mi aspetto il riavvicinamento da (o verso) alcuni amici al momento distanti. Non “allontanati” con intenzione – suppongo, spero – ma di fatto persone con cui, a differenza di qualche settimana prima, non ho che sporadici, superficiali contatti.

Mi aspetto di studiare un po’ di più, poco a poco. Me lo aspetto perché ho cominciato, non vuole essere un “buon proposito”. A proposito, mi aspetto di evitare come la peste i “buoni propositi” per l’anno nuovo, perché quando ho provato a stilarli sono tornati utili come lista delle cose a cui non sono riuscito a prestare fede, o più semplicemente di fallimenti. Tanto, che io abbia o meno la voglia di inseguirli, so quali sono i miei obiettivi (perlomeno quelli più immediati). L’indipendenza economica, col passaggio obbligato della laurea. Robetta.

Non mi aspetto di riuscire a superare lo scritto, tra otto ore. Mi aspetto di provarci seriamente, comunque, e non di andare in facoltà  giusto per fare il minimo dovuto e lavarmi la coscienza dicendo “c’ho provato”.

Mi aspetto che l’AGI torni ad essere attiva, “numerosa” e forte come agli inizi, ma non più per entusiasmo e novità ; ora ci sono esperienze e strumenti migliori, forze meglio misurate per calibrare gli impegni senza rischiare e voglia di fare.

Non credo di avere esaurito le aspettative, per ora non ne ricordo altre, ma comincio a sentire l’esigenza di mettermi sotto le coperte; ho sonno, ed ho preso molto freddo stasera. Dimenticavo: mi aspetto qualche commento a questo post, non è mia abitudine chiederli (nemmeno implicitamente :P ), ma in cuor mio spero che, se siete qui a leggere fino in fondo, le mie aspettative vi interessino.

easy come, easy go

domenica, 17 dicembre 2006 al folle orario delle 11:56
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As time goes by mi sorprendo (non nel senso di “stupire” ma in quello di “cogliere in flagrante”) ancora ad andare un po’ alla deriva, nella corrente di cause ed effetti, senza neanche il tentativo (intendo, il tentativo vero) di imbrigliare il mio tempo e guidarlo secondo le mie esigenze che – pur non riuscendo a comprendere pienamente – almeno adesso comincio ad accettare.

Giovedì mattina c’è stata una sessione della ballata, molto attesa da me, perché impaziente di “dar vita” al nuovo Vys. Poi la lezione di Algebra saltata e rimandata all’indomani, così come la finale per il terzo e quarto posto del campionato, rimandata a Lunedì a causa della pioggia. Pomeriggio passato ad avvisare giocatori, arbitri e direttivi, tra telefonate e sms e la netta sensazione di stare sprecando il mio tempo. Non perché dedicato all’AGI, ma per l’esame di Programmazione 1 dell’ormai vicino Martedì 19.
Nessuna intenzione di pormi come vittima della situazione, ho scelto io gli impegni di cui occuparmi.

Venerdì ho recuperato la lezione di Algebra con Giacomo, che s’è fermato per una cena “inquietante” per la quantità  di (ottime) lasagne “ricotta e pesto” ed altra roba leggera che mia madre ha preparato per l’occasione. Memorabile, in questa occasione, durante le belle e inutili chiacchierate su morale, relativismo, ideali a cui la Storia ha dato torto o ragione e quanto sia facile a posteriori sindacare su cosa è bene e cosa no, la frase di mia madre: “io voglio vivere bene”.
Poi siamo andati al Nano Fabbro.

Luogo dove sono tornato nuovamente poche ore di sonno dopo, pur sapendo che non mi sarei potuto fermare per l’intera mattinata, ché c’era da andare a raccogliere gli elaborati del Concorso dalle scuole superiori. Raccolta deludente, devo ammettere, con l’unica eccezione del Liceo Scientifico. In assoluto invece abbiamo raccolto decisamente più elaborati dell’anno scorso, ne sono molto contento.

Ancora c’è molto da fare per il concorso (duplicati delle foto arrivate via email, distribuzione degli elaborati alla giuria ed altra roba noiosa), e già  mi capita di pensare a cosa dovrò dire nella conferenza di premiazione e chiusura dell’anno sociale. Non preparerò sicuramente un “discorso”, mi interrogo proprio su quali concetti vorrei esprimere, valutando quali sarebbe meglio tenere per me.

La lezione di chitarra l’ho anticipata a ieri sera, di comune accordo con Alberto, cosicché potessimo avere entrambi la Domenica mattina libera (sempre in vista dell’esame del 19, che non si sa mai). E così mi sono meritato per l’ennesima volta il vecchio rimprovero anche nel nuovo campo dell’apprendimento della tecnica chitarristica: “devi studiare!”. Ho concluso Sabato facendo due passi, quattro chiacchiere ed otto risate. Peccato solo che non siano seguite le sedici ore di sonno.

credits

mercoledì, 13 dicembre 2006 al folle orario delle 17:12
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e grazie, grazie ancora; ché non è mai solo merito mio, e oltre al b&b in questo caso ci sono ancora tanti ringraziamenti da fare, e chissà  di quanti mi sarò dimenticato.

Grazie a Giovanna, per la sciarpa, per aver passato insieme a me un intero istante (di 86 ore) nonostante da un mese riuscisse a malapena a vedere i suoi genitori (e so quanto le pesa), e per tutto il resto.

Grazie a Giulietta, per il suo affetto genuino da bimba e la sua gelosia della sorellona, a Gianluca per le sfide al videogame di Dragonball (ed al suo amico a cui l’ha sgamato che gliel’ha prestato), a Giuseppe che nel giro di pochi mesi sembra esser passato dal disprezzo alla tolleranza :P , alla loro mamma per le lasagne alla ricotta, le lenticchie e la complicità , al loro papà  per le strette di mano.

Grazie al laboratorio “Angel’s Bar” che non ha fatto rimpiangere la pasticceria siciliana.

Grazie al Parco Leonardo, al cinema da 24 sale e a Aldo, Giovanni e Giacomo, al vestito in vetrina che “c’è solo quello, ma non possiamo venderlo”.

Grazie alle schifezze squisite da fast-food, all’insalata con salsa allo yoghurt (acqua, aceto, zucchero, yoghurt, parmigiano, olio, sale), alle patatine “medie” da 350kcal, al tè all’arancia, a youtube e i video con Corrado e Sabina Guzzanti e le puntate in giapponese di Neon Genesis Evangelion.

Grazie anche a Trenitalia, che s’è giocato all’andata il ritardo di un’ora riservandosi solo per il ritorno quello di 4 ore. Grazie anche a Doriano per avermi reso più sopportabile il viaggio; chissà  se spedirà  veramente una fotografia per il concorso.

Grazie ai miei genitori, a Dio, alla pioggia e alle belle giornate.

Per aver reso possibile tutto questo.

Narooma B&B

lunedì, 11 dicembre 2006 al folle orario delle 22:46
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Ne voglio parlare. Perché mi sono veramente trovato bene, e ci sono state tante piccole cose che mi hanno fatto apprezzare questo bed&breakfast di Ciampino (Roma), più di quanto non avessi sperato;

  • Per l’accoglienza. Niente formalismi, un incontro veloce – quasi “frettoloso” con Antonio, un sorriso, «queste sono le chiavi, fa’ come se fossi a casa tua»
  • Per la camera. Ho notato ed apprezzato il fatto che, nonostante io avessi scelto e pagato per quella più economica, mi sia stata concessa quella più spaziosa e con servizi privati.
  • Per le chiacchierate mattutine con tutta la famiglia, a colazione; con la madre di turismo ed economia, col padre di lavoro e opportunità , con Roberto di Napoli e del sud.
  • Perché nessuno entra in camera durante il soggiorno, e nell’armadio ci sono asciugamani e lenzuola sufficienti per tutto il periodo
  • Per i due biglietti B.I.R.G. per girare con i mezzi pubblici, e l’invito a sentirmi libero di servirmi del punto cottura e della dispensa per prepararmi da mangiare, o di prendere delle bevande dal frigo.

Insomma, era proprio il tipo di sistemazione che cercavo io; discreta, calda (forse un po’ troppo di sera, con i riscaldamenti accesi), amichevole. E poi i letti hanno materassi duri come quelli di casa mia :)

prima di partire

mercoledì, 6 dicembre 2006 al folle orario delle 1:31
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Mi ero ripromesso di scrivere qualcosa prima di partire. Non che io stia fuori poi tanto a lungo, anzi, faccio solo il “ponte dell’Immacolata”, purtroppo. Naturalmente vado a Roma. E nei giorni passati?
Le molte scadenze scandiscono il ritmo delle mie azioni, scuotendomi dall’indolenza; e così sapere che lunedì e giovedì ho la lezione di Algebra mi spinge a ripassare qualche argomento durante la settimana, e lo stesso vale per la lezione di chitarra, la domenica mattina. Poi la scadenza del concorso che si avvicina, e la fine del campionato,con tutte le piccole grandi commissioni che queste comportano. Insomma, obiettivi vicini, da raggiungere con un investimento minimo di impegno e volontà , che facciano da spintarella per provare almeno a ripartire a strappo, dato che il motorino di avviamento s’è bruciato da un bel po’ :P .

L’esame di Algebra è ancora relativamente lontano (diciamo che ho un mese abbondante), mentre il 19 Dicembre mi aspetta Programmazione. Ho pensato spesso che dovrei trovare qualcuno insieme a cui studiare, per quel discorso delle scadenze e per non lasciarmi andare a comode rese.

 

And all the other voices sing
Change your mind
You’re always wrong

Odi et amo certe discussioni, perché mi fanno mettere in discussione i miei equilibri (e quindi in qualche misura mi danno la possibilità  di “salvarmi da me stesso e da ciò in cui credo”); però lo sconvolgimento di un equilibrio è dinamica, e questa impone che vi sia una reazione ad ogni azione. Non mi è mai piaciuto interferire, quello che temo è di suscitare a mia volta, in chi le ha suscitate in me (insomma: nei miei interlocutori) delle domande che magari sarebbero arrivate in futuro, ma da sè, non in modo violento ma in seguito ad una maturazione di esperienze e consapevolezze.

Ora di andare a dormire, è evidente