Anime
«Non penso che riuscirei mai a dire a mamma e papà che non sono più cristiano»
«Per paura che ti RINNEGHINO?»
«No. Continuerebbero ad amarmi e pregare per me…
Rassicurandomi nel frattempo che sono riuscito a spezzargli il cuore.
Me li vedo sul letto di morte, preoccupati UNICAMENTE per la SALVEZZA dei loro figli.
Dopo aver passato tutta la vita chiedendo una cosa sola… la RASSICURAZIONE che la nostra famiglia sarà riunita in PARADISO;
e non posso negarglielo.
Ma non posso nemmeno negare la mia MANCANZA DI FEDE.
Credo ancora in Dio; e anche nell’insegnamento di Gesù, ma il resto del cristianesimo… la Bibbia, le chiese, il dogma… non fa altro che innalzare dei confini tra le persone e le culture.
Nega la bellezza dell’essere UMANO, e ignora tutte quelle LACUNE che devono essere colmate dal singolo individuo.»Craig Thompson – Blankets
Sento di avere in qualche modo gradito la forte pioggia di questi giorni che mi ha costretto a casa, tra i parenti. Non mi sono sottratto a nessuno dei rituali: la “tregua” ai conflitti con mia madre, la pausa dalla latitanza in camera mia, il cenone con gli zii, gli auguri, il torrone e persino la tombola. E la pioggia mi ha permesso di evitare di andare in chiesa senza deludere nessuno.
Il fatto che io non sia andato a messa per Natale non significa che ne abbia dimenticato il significato religioso, anzi: è proprio l’aspetto centrale della mia riflessione di questi giorni.
Perché è necessario un rituale per giustificare la promozione di una comunione degli animi (o delle anime)?
Fingersi felici è ipocrisia, l’ipocrisia è menzogna e la menzogna è peccato. Ma non credo si possa parlare di finzione, penso sia più volontà di cercare una pausa, una grande festa per dimenticarsi per qualche ora gli affanni dell’esistenza. E funziona, mi pare. Inoltre, trattandosi di una festa socialmente accettata e fondata nientemeno che nella fede, promessa di salvezza e gioia eterna, la felicità effimera che regala non fa nascere sentimenti di disprezzo di sè, il senso di colpa che segue ogni altra evasione.
Si mangia, beve, spende, sorride troppo. Si prova compassione per chi è meno fortunato. Bisogna essere felici, perché le infelicità ci fanno sentire vittime, rendendoci egocentrici ed egoisti, e feriscono i nostri cari, facendoli sentire inutili, distanti, peggiori perché non hanno coraggio, voglia o possibilità di aiutarci.
Non vorrei sembrare triste e disilluso per quello che ho scritto, la verità è che amo il Natale e godo di quello che ha da offrirmi; ho ricambiato tutti gli auguri ricevuti, e quello che auguro è che tutti possano far tesoro della “positività ” di questi giorni e ne comprendano il valore e riescano ad esportarlo nella quotidianità .
Credo che sia giusto sentirsi felici, cercare la felicità qui e adesso, nello “spirito natalizio” di comunione e condivisione e non in senso egoistico di ricerca della soddisfazione propria a discapito dell’altrui.

