aleatoria
Banali considerazioni che sicuramente non è utile fare, ma mi affascinano, le trovo belle. Magari qualcuno mi dirà “hai rotto”, “ti puttasti a testa” (che, per chi non comprende il poetico dialetto siculo, significa “la tua insistenza ha finito col confondermi le idee”).
Qualche tempo fa riportai (modificandola) la definizione di intelligenza; e ero solito legare a questa caratteristica la capacità di previsione e pianificazione a partire da alcune premesse.
Adesso non credo più che sia una questione di intelligenza, neanche nelle forme più irrazionali o intuitive; al più credo che sia una delle variabili componenti di un sistema complesso.
Sistema complesso
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.Un sistema complesso è un insieme in cui gli elementi subiscono continue modifiche singolarmente prevedibili, ma di cui non è possibile, o è molto difficile, prevedere uno stato futuro.
Invito tutti a leggere l’approfondimento su Wikipedia e aggiungo una citazione da un’altra fonte, sperando di non risultare troppo pedante.
L’apparente contraddizione (o paradosso) contenuto nel termine caos deterministico, ha molto incuriosito anche il pubblico dei non specialisti. I modelli matematici di tipo deterministico vengono in genere associati all’idea di fenomeni regolari, prevedibili, che si ripetono nel tempo, mentre il termine caotico viene riferito a situazioni caratterizzate da assenza di regole e da imprevedibilità . La scoperta del caos deterministico spezza questa dicotomia, in quanto mostra come modelli matematici deterministici (cioè privi di ogni elemento aleatorio nelle equazioni che li definiscono) sono in grado di generare andamenti estremamente complessi, sotto molti aspetti imprevedibili, tanto da risultare quasi indistinguibili da sequenze di eventi generati attraverso processi aleatori.
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La teoria dei sistemi dinamici è stata anche chiamata la Matematica del tempo. In effetti, anche nel linguaggio comune, il termine dinamico si riferisce a processi che producono cambiamenti, ossia evolvono nel corso del tempo.
Tanti “paroloni” per un concetto tutt’altro che nuovo, pesantemente presente nella quotidianità di ogni uomo, che sa di non sapere e tenta di imporsi un carpe diem, ché di doman non c’è certezza; che si rende conto della caducità della propria esistenza e si protende a dare ad essa un senso, un paradigma rigido che limiti (o faccia dimenticare) la percezione di essere come foglie secche, nati nell’attimo in cui il vento le strappa dal ramo, con il suolo ad attenderci come destinazione finale di un volo imprevedibile.
È così che mi spiego da cosa possa nascere il fascino, la “magia” della politica, dell’economia e delle altre pratiche divinatorie, e il bisogno della fede religiosa, farsi forza l’un l’altro convincendosi che, una volta arrivate al suolo, decomposte ed assorbite dal terreno, le foglie se la passerano molto meglio. Ben venga la fede, comunque, finché regge. Il volo è uguale per tutti, sarebbe un peccato rovinarlo disperandosi nella consapevolezza della fine.
Auguro a tutti di godersi il paesaggio. Felice 2007

