Coperte pesanti, pigiami caldi e tutone in pile; se fossi abituato ad usarle, sicuramente avrei ai piedi anche un paio di babbucce pelose – invece il massimo che sopporto è tenere le calze, in casa, anziché camminare a piedi nudi.
Fa freddo, speravo fosse semplicemente il “nucleo di aria siberiana in transito sulle nostre zone”, invece è proprio l’inverno che bussa e viene a chiedere il conto.
Ricordo benissimo le paure di sei mesi fa; fin troppo facile avvicinarsi in primavera, ma la sfida è l’inverno. Freddo e distanza: “resisteremo?”. Chissà , nessun serio pericolo tra noi due, comunque.
Il fatto è che, nonostante in alcune occasioni facciamo di tutto per dimenticarcene, non siamo soli al mondo, e ci sono anche persone che da noi si aspettano qualcosa. Se non da “noi” come coppia, da ognuno di noi due.
Rapporti il cui involucro rimane lucido e bello, che accusa solo poche e poco visibili crepe man mano che, nel tempo, marciscono al loro interno. Comunicazioni viziate, o assenti del tutto. Il rovinato involucro custodito gelosamente, in un precario equilibrio di ipocrisie perlopiù, perché non si possa mai essere accusati di averne causato la rottura.
E poi? Una luce violenta, che tutti vedano, che offenda nel suo mostrare la cosa com’è e le macchie che ognuno di noi ha addosso.
Adesso le posizioni sono formalizzate e chiare a tutti. Tranne (incredibile!) la mia, perché non è facile da individuare (neanche per me, intendo).
àˆ da ieri che passo molto tempo a scrivere, per capirmi e farmi capire soprattutto. Comunicazioni private, che mi hanno tenuto lontano da qui. Voglio riprendere a studiare le mie materie universitarie, perché sono sicuro che una volta abituato le troverò nuovamente interessanti e perché così la mia coscienza smetterà di mordermi ogni volta che mi dedico a qualcosa di diverso. Per questo motivo, in effetti, non mi esercito con la chitarra da almeno tre settimane.
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——————————Ieri sera, interessante incontro al Coordinamento Acireale per la Pace, si parlava di organizzare un momento di incontro e festa per extracomunitari e profughi nel nostro territorio. Molti dubbi in proposito, perché non sappiamo praticamente nulla; inoltre, dato che si tratta di una festa all’insegna dell’integrazione, io sarei dell’opinione di incentrarla su musiche e cibi tipici dei vari Paesi e non riservare degli spazi a preghiere o testimonianze. Se l’obiettivo è l’integrazione, quindi far sentire a proprio agio la persona, non la si dovrebbe invitare a farci un discorso in cui spiega quanto diversa sia la sua condizione dalla “nostra”.