Archivio di novembre, 2006

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giovedì, 30 novembre 2006 al folle orario delle 16:42
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Sveglio prima del solito, stamattina: dovevo radermi e avere un po’ di tempo per riuscire ad essere alla redazione di T.R.A. entro le 10:30 e senza avere i segni del cuscino sul viso. E visto che sono anche riuscito a essere pronto prima del previsto, ne ho approfittato per passare dall’agenzia di viaggi ad acquistare i biglietti per Roma
(in questa occasione, non mi si chieda come è successo perché non l’ho capito, mi sono ritrovato a disquisire con la titolare sui pro e i contro della tecnologia e dell’automazione nella società , e sul “lavorare per vivere o vivere per lavorare” tipico di quei mestieri ripetitivi, meccanici ed alienanti in catene di montaggio, che negano la dignità  e sfruttano la povertà  di persone che, tuttavia, una volta sostituite da macchinari, sono morte di fame).

Ad ogni modo, alle 10:30 ero alla redazione in Piazza Duomo, ma sembrava che non ci fosse nessuno, o forse erano tutti troppo impegnati per rispondere al citofono. Alle 11:30 (diventate poi le 11:50 per la mancanza di posteggi), insieme a Roberto che è venuto a darmi manforte, siamo stati alla redazione di Canale9, a fare un’intervista – che spero NESSUNO abbia visto :P – per conto del Coordinamento Acireale per la Pace. Infine, verso le 12:30 abbiamo anche “recuperato” quella da fare da T.R.A.

Dopodiché sono andato a prendere mia sorella da scuola. In tutto questo, un paio di piacevoli incontri inattesi.
Adesso mi aspettano tre ore circa di lezione di algebra, poi sarò a Pennisi per il campionato di calcio a 5 dell’Associazione.

Tornerò a casa verso mezzanotte, un po’ prima volendo essere molto ottimisti. Adesso scappo, altrimenti non ci arrivo! :(

Libero da Libero.

martedì, 28 novembre 2006 al folle orario delle 12:22
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Alcuni giorni senza Internet. Non casca certo il mondo, ma ne ho sentito la mancanza; non tanto nel senso di “nostalgia”, intendo dire che le mie giornate sono state completamente diverse.

Molto meno dialogo, perché se la “chat” prima era una trovata per ammazzare il tempo, ora il tempo lo ammazza comunque, ma è diffusa al punto da dover essere riconosciuta come mezzo di comunicazione a tutti gli effetti. Perché il numero di telefono lo componi quando “devi dire qualcosa”, invece msn lo apri – quando ne hai voglia – e “parli”.
(Purtroppo questo rende più rare le chiacchierate “dal vivo” che, inutile dirlo, sono tutt’altra cosa. Senza voler cercare scuse, ammetto che questo vale fortemente anche per me, dato che parlare da dietro uno schermo, una volta acquisita manualità  con la tastiera, è piuttosto comodo: non bisogna vestirsi e uscire di casa e in più mentre chatti puoi fare altro: controllare la posta, leggere le ultime notizie ecc., tanto la distrazione non la “paghi” perché le parole rimangono lì, belle scritte e pronte per essere lette, salvate e poi ri-lette e perché l’interlocutore non pretenderà  feedback immediato e attenzione costante.)

Oltre alle chiacchiere, ho dovuto fare a meno di tutti quei servizi che, entrati nella quotidianità , sembrano “normali” ma di fatto sottostanno alla disponibilità  di poter usufruire della Rete. Mia madre ne è sembrata piuttosto entusiasta, suscitando il mio risentimento, ed anche quello di mio padre che, seppure meno “rumorosamente” del sottoscritto, s’è lasciato da tempo sedurre dalla possibilità  di evitare file, uscite e sbattimenti, potendo reperire informazioni e scambiare comunicazioni da casa.

Daltronde non dovevo certo aspettare di rimanere un paio di giorni offline a causa del cambio di operatore ADSL, per rendermene conto; anzi, mi ero veramente sconfortato a sentire di epiche attese di chi, prima di me, aveva richiesto la scissione di un contratto e l’attivazione di Alice. Invece sono bastati due giorni lavorativi, per una volta sento di dovermi sinceramente complimentare.

basta

venerdì, 24 novembre 2006 al folle orario delle 16:21
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Basta una canzone al momento giusto, una lettura, una citazione, un ricordo a fare inumidire i miei occhi, basta una parola ad urtarmi e farmi ammutolire, basta la sola presenza di mia madre, anche senza sentirne la voce (per cui ho una vera insofferenza), a farmi arrabbiare, a mettermi il desiderio – che fin troppo spesso esaudisco – di imprecare, basta una sessione poco soddisfacente a farmi pensare sull’opportunità  di lasciare la giocata, basta un’uscita senza troppi pensieri a farmi ridere e divertire.

Attualmente sono molto lunatico, sensibile e iperreattivo. Però poi ci penso.

Penso che non è il momento delle lacrime, e alla mancanza di cause per il mio risentimento, e al rispetto per la persona da cui ho sempre dipeso, e che una sessione “sfortunata” può capitare. E che l’inverno è freddo, ed un po’ di calore ci vuole proprio.

carta bianca

martedì, 21 novembre 2006 al folle orario delle 15:23
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Mafalda - Vignetta 1Mafalda - Vignetta 2Mafalda - Vignetta 3

Piazza Armerina

domenica, 19 novembre 2006 al folle orario delle 15:21
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Veduta notturna
E così succede, di tanto in tanto, che le chiacchiere non restano solo chiacchiere.
Una proposta buttata lì senza pensarci troppo la settimana scorsa, ci ha portato ieri a Piazza Armerina. Non c’ero mai stato, nonostante i tre anni passati ad Enna.
àˆ un paesino piuttosto affollato, nel fine settimana, perché a quanto pare è la destinazione di moltissimi ragazzi del centro Sicilia che non hanno voglia o possibilità  di spostarsi a Catania o Palermo per fare una passeggiata – o perlomeno, sono portato a credere questo anche per via dell’età  media di ragazze e ragazzi in giro, apparentemente molto bassa. Altro aspetto singolare è che, nonostante il freddo pungente, anche la media della lunghezza delle gonne è inferiore agli “standard catanesi”, ma sorvoliamo! :P La scusa ufficiale era la famosa mezza baguette farcita de “La sorgente”, laboratorio gastronomico dai prezzi irrisori e dal menù interessante. Posso dire che la sua fama è più che giustificata, a questo punto. Gradevolissima anche la lunga sosta all’Highlander e la colonna sonora di andata e ritorno

disarm

venerdì, 17 novembre 2006 al folle orario delle 13:18
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Una delle mie canzoni preferite di qualche anno fa, o più precisamente una di quelle canzoni che, in certi periodi, ascoltavo ripetutamente in interminabili loop.

ti disarmo con un sorriso
e cancello come vuoi ch’io faccia
elimino quel bambino
Dentro di me e così gran parte di te
Oh, gli anni bruciano
Ero un ragazzino
Così vecchio nelle mie scarpe
E ciò che scelgo è la mia scelta
Cosa deve fare un ragazzo?
L’assassino in me è l’assassino in te
Amore mio

videoclip della canzone su Youtube
Mi chiedo ancora quale sia il reale significato di queste parole, e non riesco neppure a ricordare quanti significati, nel tempo, ho amato attribuirgli arbitrariamente. Chitarra acustica, la voce giovane di Billy Corgan, inconfondibile nel suo essere arrabbiata, ruvida e dolcissima, a tratti. Poi gli archi (viole, azzarderei, ma non sono un esperto), e campane. Non so, poi, se la versione che ho io sia “normale” o taroccata, ma quando sembra essere finita, dopo un paio di secondi di silenzio, ti rifionda nel martellante “The killer in me is the killer in you“, ed è stranissimo, come se la canzone ti ricordasse che le è rimasta qualcosa da aggiungere a quanto detto.