Archivio di ottobre, 2006

la magia di un istante

lunedì, 30 ottobre 2006 al folle orario delle 11:44
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Improvvisa consapevolezza, idea, scoperta; il sapore del cioccolato che inizia a sciogliersi in bocca, e di un bacio; l’odore di mele e di arance, di casa, di pelle; una scintilla, motore che parte; un sorriso, un sospiro.
Un ricordo, una speranza. Un lampo, una foto.
Quali e quanti istanti racchiudono in se la magia, cos’è che incanta all’improvviso e tanto più violentemente quanto più si è annoiati, disillusi o distratti?
Una bella sfida; chi è disposto ad accettarla?

sei mesi

giovedì, 26 ottobre 2006 al folle orario delle 9:28
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Che sonno!
Non ditemi che sia sabbia dell’Etna, la polvere nera che da stamattina fa ticchettare la finestra di camera mia. :(
Sono quasi le 9 e non sono ancora lucido, il caffellatte non è stato sufficiente; spero che una doccia completi l’opera (e spero che la mamma non imprechi per il fatto che starò chiuso in bagno per una buona mezz’oretta, dato che sta facendo le pulizie).

In questi ultimi giorni – a partire dal 20 Ottobre – le giornate scorrono velocemente, ho un sacco di impegni e una presenza (a volte morale, altre fisica) accompagna ognuno di essi. Il campionato di calcio a 5 è iniziato, c’è da pubblicizzare il concorso letterario-fotografico di quest’anno (nell’impegno di Sebi nel portare avanti le iniziative dell’associazione rivedo me stesso, com’ero qualche mese fa), ci sono tanti amici da incontrare in altrettante – e rigorosamente distinte – occasioni, ci sarebbe anche da studiare materie universitarie e chitarra. E in tutto c’è Giovanna, a cui racconto tutto, che non mi fa accorgere dei 100 km al giorno, che posso stringere forte a me quando mi sento stanco o sfiduciato, e quando voglio sentirmi felice.

Quando arriva la sera, nonostante l’intenzione di dormire al più presto e la sensazione di stanchezza, non prendo sonno facilmente; quasi non mi volessi rassegnare al fatto che il giorno è ormai finito, che quando mi risveglierò l’indomani mi troverò di nuovo a scivolare in una giornata che passa troppo in fretta, con i Morti che, minacciosi, si avvicinano.

premo l’interruttore e si accende la luce

martedì, 24 ottobre 2006 al folle orario delle 1:26
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«Il blog di Tano è così: “sono al buio, premo l’interruttore e si accende la luce”». M’è rimasta questa frase di Davide, non ho capito se fosse una scherzosa critica sulla linearità  delle cose che scrivo o un complimento sulla loro comprensibilità . Magari entrambe le cose; ma, gli rispondevo, qui sul blog mi piace confessarmi.

(Tra l’altro, m’è piaciuto molto l’ottimismo intrinseco della frase secondo cui ad una mia azione non possa che verificarsi la reazione che mi aspettavo. Se sono al buio e premo l’interruttore, già  mi va bene se riesco a beccarlo al primo colpo, poi è tutto da vedere se si tratta dell’interruttore giusto per la luce che voglio accendere e, infine, se la lampadina è funzionante. Se sono al buio, premo l’interruttore e si accende la luce, beh…è un gran bel colpo di fortuna).

Di persona forse appaio più chiaramente per quello che sono, nonostante le battute, i giochi di parole o i silenzi prolungati; però qui non posso trasportare atteggiamenti del corpo, espressioni del viso, toni della voce. Mi rimane solo la semplicità .

Per cui, se i miei pensieri ti incuriosiscono o interessano, li potrai leggere qui, a chiare lettere. Se mi conosci bene – e se sarò stato bravo a esprimerli – forse riuscirò a farti provare una sensazione di deja-vu, come se ti avessi già  parlato di questi.

Politica

domenica, 22 ottobre 2006 al folle orario delle 13:47
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Non mi metterò a parlare di Finanziaria Prodi, e nemmeno di erranti alla ricerca dei perduti valori.

A me piacciono le “cose semplici”, eppure mi rendo conto della valenza – anzi, direi quasi contaminazione – politica di molti aspetti della mia quotidianità . Si parla, ovviamente, di valutazioni e scelte di carattere economico o idealistico.

La maggior parte delle quali si può riassumere nel modello “mi fido del futuro o punto sulle certezze del presente?” – Crederci o esserne sicuri.

L’ultimo esempio? Al direttivo AGI, per un argomento decisamente frivolo: le magliette dell’associazione. S’era già  arrivati ad una decisione, dovevano essere presentate in occasione dell’ultimo caffè letterario, ma non erano pronte in tempo ed è così successo l’inevitabile. Chi era convinto del successo delle magliette ha proposto che si facessero comunque, chi era dubbioso ha proposto di annullare l’ordine o al massimo acquistare solo quelle 12 già  prenotate.
Il “Perché non farle” è di ordine concreto; nel prezzo che proponiamo non c’è alcuna possibilità  di guadagno (quando parlo di guadagno non intendo mai “soldi nelle nostre tasche” ma finanziamento per le successive iniziative dell’associazione) ed ogni maglietta rimasta invenduta sarebbe un azzardo che le povere casse dell’AGI non possono permettersi.
Il “Perché farle” è più idealistico; abbiamo fondato l’associazione per fare qualcosa di bello insieme, e il rischio di impegnare dei fondi val bene la possibilità  di avere subito a disposizione qualche maglietta da esporre e proporre.

Obiezioni non ne mancano da entrambe le posizioni: i “non farle” dicono che il risparmio non è finalizzato ad una mera capitalizzazione ma ci permetterà  di organizzare altre iniziative nell’anno a venire (”La cicala e la formica docet”); i “farle” invece sono sicuri che le magliette si piazzeranno senz’altro, perché sono di buona qualità , belle esteticamente, danno il “senso di appartenenza ad un gruppo” e tutto sommato basta una spesa accettabile per averle.

A me piacciono.

time is sweet

mercoledì, 18 ottobre 2006 al folle orario delle 12:00
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Ciò che scrivo ultimamente mi sembra un po’ freddino, mi rifaccio adesso con uno di quei noiosissimi post di invettive esistenziali e paure che avrei dovuto già  lasciarmi alle spalle da anni.
Ogni tanto riprendo i vecchi interventi di questo diario, per restaurarli (nel passaggio di server sono saltate quasi tutte le immagini, i caratteri accentati e i simboli), e mi rivedo perso negli stessi problemi in cui mi ero giurato di non cadere mai più, e da cui mi lascio ineluttabilmente cogliere.
Le “parole chiave” sono sempre le stesse: fiducia (in me stesso e nelle persone importanti per me), volontà , costanza. Ed il problema non consiste mai in un eccesso di queste.
Automaticamente mi viene la citazione di Niccolò Fabi

ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora

perché il mio problema è tuttaltro che raro, ma quando arriva la sera ed i pensieri si fanno pesanti, non si può mai ragionare in termini di “mal comune, mezzo gaudio” (a parte il fatto che ormai credo più in “bene comune, mezzo gaudio”: il mal comune di solito porta solo grandi rotture di palle).
«Avevi iniziato benissimo»
è una frase molto ricorrente, e non faccio fatica a ricordare le molte ottime partenze della mia vita. Gli studi al liceo: condotti con passione fino al penultimo anno; quelli universitari: iscritto in Ing. Telematica, sette materie al primo anno, quattro al secondo fino a precipitare a ritmi a dir poco bradipici di una (o anche nessuna!) materia all’anno. E così via ricordando negli sport, anche negli hobbies, persino nei rapporti umani.
Ed allora mi chiedo: si può “imparare” la costanza o è una virtù innata? E, per andare sul concreto, di tutte le cose che ho brillantemente iniziato, cosa concluderò?
La passione per il nuovo, per il cambiamento è solo uno short term effect .

Manovre rischiose (e prevedibili – ma impreviste – conseguenze)

martedì, 17 ottobre 2006 al folle orario delle 13:51
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Gravissimo incidente a Roma, scontro di due metropolitane. Secondo alcune testimonianze non è stato rispettato lo stop ad un semaforo rosso. Assurdo,banale, al punto di risultare poco credibile. àˆ stato Paolo a rendermelo noto, e sono stato felicissimo che la Vodafone mi abbia fatto la grazia di dare un po’ di campo al telefono di Giovanna, almeno oggi. Mi rassicuro un attimo a parlarle, per poi sentire anche lei molto preoccupata per suo fratello, suo padre, gli amici. Solo una sua amica è tra le persone coinvolte nell’incidente; per fortuna non è gravemente ferita, ma adesso ha il collo immobilizzato da un collare per via del “colpo di frusta” conseguente all’impatto.

Ho avuto un incidente, giovedì sera (non si cerchi nessun paragone con quanto descritto prima, sarebbe veramente ridicolo da parte mia). Non mi sono ferito, non sono neppure indolenzito, solo la Punto ha riportato un’ammaccatura del cofano. Ad una botta così insignificante ci sono state conseguenze impreviste: varie infiltrazioni d’acqua hanno compromesso alcune funzionalità 
dell’auto, per cui forse non ne potrò disporre proprio nei prossimi giorni, quando più mi servirebbe.