Archivio di Settembre, 2006

confusione

Giovedì, 28 Settembre 2006 al folle orario delle 17:04
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Veramente, non so come spiegare, come rispondere alla domanda “come stai?”. àˆ un problema che mi pongo spesso, perché spesso è un problema, capirlo. Fortunatamente, posso spiegarlo con un’immagine. Ecco, mi sento così.

Confuso e felice?

 

Non è che si tratti proprio un “Comfortably Numb“. L’ho detto, no, che non sapevo come spiegarlo. Credo che il sorriso, così come l’”abbastanza bene, grazie”, siano sinceri. Sono confuso a proposito del passato, presente e futuro del posto in cui vivo (mi riferisco al mondo), sulle decine di teorie a proposito dei fatti dell’11 Settembre e sulle loro contraddizioni tra versione ufficiale, versione “complottistica” come il documentario di Loose Change e vie di mezzo che sputtanano sia l’una che l’altra. Mi piacerebbe uscirmene con un sonoro “Booooh” e potere, sostanzialmente, fottermene.

Sono confuso anche su un altro tipo di “tragedia”, molto più personale: quella sul passato (delle mie scelte), presente (dei mancati esami universitari) e futuro (della carriera professionale) della mia vita. In tutto questo ho la fortuna di non essere solo. Altrimenti non ci sarebbe quel sorriso un po’ da ebete ma, lo ricordo, sereno.

Sursum corda

Martedì, 26 Settembre 2006 al folle orario delle 1:35
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Stamattina s’è spezzata nuovamente la quarta corda della chitarra. Va bene, non facciamone un dramma;

sùr|sum còr|da
loc.inter., lat.
CO esortazione a farsi coraggio, a tenere alto il morale

coraggio, gente. Ce n’è bisogno. Basta poco per rendersene conto.(La cosa peggiore è che più trovo atroci quelle che sembrerebbero essere le cause che hanno portato al disastro, più le trovo realistiche).

Lo sai, fratello?

onda

Sabato, 23 Settembre 2006 al folle orario delle 22:17
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Oggi sono stato al direttivo A.G.I., nonostante gli impegni di studio. Non credo che riuscirò a passare l’esame; anzi, sicuramente non ce la farò. Non è che non creda in me stesso, probabilmente anzi ci credo troppo; credo che, volendo, potrei fare qualsiasi cosa, o quasi.

Purtroppo mi sono già  bocciato da solo. So che non riuscirò mai ad essere preparato per giorno 29, e so per quale motivo. La colpa è tutta mia, non mi stupirei se scoprissi di aver già  deciso da settimane di non affrontare questo esame. So che non riuscirò, e non ci voglio neppure provare. Però continuo a dichiarare a destra e a manca “non posso, devo studiare”, “domani mattina? No, devo studiare”.

Devo, devo. So che devo, dunque voglio, dunque posso. Voglio il passaggio dallo stato (ufficiale ed effettivo) di inetto a quello di competente, da peso a risorsa. Non è più tempo di interrogarsi su quale sia il modo migliore, per me o per gli altri. Una strada ce l’ho, è la stessa da 4 anni, si tratta di arrivare in fondo.

àˆ solo una crisi, ne ho passate di peggiori e ne sono sempre uscito, da solo oppure nonostante e grazie agli altri.

“Affronta l’esercizio… e non tagliare la corda”

,

profetizza Alberto. E poco importa se si riferiva alla chitarra =)

clap, clap, Clapton

Sabato, 23 Settembre 2006 al folle orario delle 2:13
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0/8

Buona musica al Bambuddha. Francesco Litrico è un gran batterista, Fabrizio Licciardello un gran chitarrista. E ascoltare “Layla” è sempre un piacere.

In compagnia di Alberto e Sebastiano e, a sorpresa, di Enrico e Ezio.

)

Venerdì, 22 Settembre 2006 al folle orario delle 2:18
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Sono tornato dal secondo matrimonio, Tuccio e Angela oggi sposi.

Stavolta ho anche seguito la cerimonia (fuori pioveva), nella bella Chiesa Madre di Trecastagni. La cosa particolarmente bella di stasera è avere passato qualche ora con il simpaticissimo cugino Enrico, non succedeva da tempo.

Naturalmente, si è ripetuta la solenne abbuffata, aperta dal buffet di antipasti, chiusa dal buffet di dolci e caffè e con in mezzo tanta roba buona e profumata di pesce.
Era così tanto che non mangiavo una fetta di cassata siciliana da averne quasi dimenticato la dolcezza e la pesantezza. Non ricordavo che la glassa fosse aromatizzata di mandorle. Deliziosa.

Nessuna bottiglia in tavola. All’Hotel S. Andrea di Taormina, la politica del servizio in tavola prevede il riempimento dei bicchieri ogni qualvolta siano svuotati. Il che ha avuto effetti imprevisti, dato che questa vale sia per l’acqua che per il buon vino bianco.

Tantissimi parenti che non vedevo da anni, e che giurerei di non aver mai visto prima, e che in fin dei conti, non conoscendoli, non ho salutato. Solita scenetta con un paio tra parenti e conoscenti che non mi hanno riconosciuto perché “sono cambiato tantissimo“, e persino una nuova conoscenza (di cui entro domani dimenticherò il volto, dato che già  ora ne ho dimenticato il nome).

Credo che andrò a letto. Buonanotte, ladies and gentlemen.

aroma

Giovedì, 21 Settembre 2006 al folle orario delle 10:06
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Gioco di parole, come al solito.

Ero partito carico di dubbi, insicurezze non sul viaggio stesso o sulla permanenza a Ciampino, ma (riassumendo) sul corso che ha preso la mia vita negli ultimi mesi. Non mi riconosco granché, e questa non è mai stata una novità ; ma a quanto pare anche chi mi circonda ha qualche difficoltà  a riconoscere in me il “Gaetano che conoscevo”, e chi non me lo dice esplicitamente, lo dimostra con i fatti, le parole, i silenzi.
Crisi? Periodo di transizione? Si vedrà . Sono avvezzo ai cambiamenti, e direi anzi di esserne attratto.
L’ostello della gioventù è carino, anche se c’è meno gioventù di quanto si possa pensare. àˆ pulito, spazioso e funzionale, e questo è quello che conta. Un po’ distante dalla casa della mia bella, però ho avuto la fortuna di aver potuto disporre di un mezzo. Fortuna doppia, anzi, dato che il mezzo è una bella Alfetta d’epoca, che mi ha fatto patire in misura minore l’angoscia dovuta all’esercizio della mia insuperabile abilità  nel perdere l’orientamento.
E così, un po’ per fortuna ed un po’ per volontà , io e Giovanna abbiamo visitato i bei paesini circostanti, Grottaferrata - inerpicata sulla collina con le sue strade antiche, il castello ed il cinema dove abbiamo visto i “Pirati dei Caraibi” - e Marino con il caratteristico (ma degradato :( ) quartiere dell’Acqua Santa.
Vengo anche a sapere - via sms - che Gullilibero è di nuovo fuori combattimento. A quanto pare è stato volutamente disattivato dallo staff di Aruba perché il server ospitava alcuni script che permettevano l’abuso dei loro server mail. Ho subito provveduto ad eliminare tutte le pagine che potevano contenere gli script incriminati ed avvisato lo staff via email, spero che la riattivazione del sito non si faccia attendere. Oltre che per il forum, è un problema anche per il sito dell’associazione, anch’esso ospitato sullo stesso server.
Così come ogni arrivo si fa aspettare a lungo, l’ora della partenza giunge sempre prima del previsto. E così è stato per me, alle 20 ancora a Ciampino e con il treno in partenza dalla Tiburtina per le 20:55.
Non senza preoccuparmi delle possibili conseguenze articolari, salto sul primo treno Ciampino - Termini, per poi correre 1-2 km di corridoi e prendere la Met.Ro. Termini - Tiburtina e arrivare all’ultimo secondo - madido di sudore - al posto 24, carrozza 12, in uno scompartimento che ospita già  un ragazzo, un uomo ed una piccola suorina anziana.
Sperando di dare meno scandalo possibile, cambio la maglietta completamente fradicia, bevo mezzo litro d’acqua, e poi ancora mezzo litro; il resto dei ricordi del viaggio di ritorno sono un mix di dormiveglia, sedili reclinati e sogni assurdi/disturbati.
Per poi risvegliarmi, verso le 6:40, poco prima di Santa Teresa di Riva. Qui la suorina estrae una bottiglietta di vetro (di quelle da succo di frutta) colma di caffè. “Ne vuoi un po’?”, mi chiede. “No, grazie”, rispondo sorridendo, mentre l’adorabile vecchietta mi mette in mano un bicchierino pieno di caffè freddo zuccheratissimo e beve d’un fiato quello rimasto nella bottiglietta. Così bevo, e ringrazio. Qualche minuto ancora e la scena si ripete: mi mostra un croissant confezionato, chiedendomi se per caso mi andasse, e un attimo dopo il mio rifiuto mi ritrovo a scartare il dolcino e ringraziare la suorina che - a quanto pare - non capisce la parola “no”. E non solo alle offerte di cibo e bevande. Mi chiede/afferma “Non sei italiano, vero?!” - “Sì, sono italiano” - “Di dove sei?” - “Acireale” - “Ah, sei eritreo” .
Ho ribadito, e poi desistito. Chissà  se mi ha creduto, alla fine.
Alla stazione incontro mio padre, sembra contento di vedermi. La prima cosa che decidiamo di fare è - ovviamente - andare a comprare una granita.
Forse ora riposerò un po’ (o meglio, molto probabilmente mia madre mi costringerà  a farlo), e stasera chiuderò la mia estate con il secondo matrimonio. A quanto ho capito, si tratta di un cugino di mio padre, ma non credo che avrò occasione di conoscerlo oggi.