Archivio di agosto, 2006

Romance & Cigarettes

giovedì, 31 agosto 2006 al folle orario delle 0:10
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Nel mio lungo pomeriggio di questo 30 Agosto ho combattuto a lungo con le matrici associate ad applicazioni lineari; hanno vinto loro. Non sono proprio riuscito a capire l’esempio proposto dal testo, e la cosa mi fa sentire anche stupido perché non ho saltato nessun paragrafo, nessuna pagina, in teoria dovrei avere tutti gli strumenti necessari per risolvere gli esercizi di quel capitolo. Invece non riesco a comprendere un esempio, un esercizio svolto.
Quanto agli esercizi con la chitarra? Neanche a parlarne, oggi non ne voleva sapere di suonare bene (o almeno, decentemente).
Verso le 18:30 ho deciso di staccare per un po’, occupandomi in qualcosa che trovo rilassante: e così ho fatto un dolce, una torta al limone – assicurandomi, perdipiù, la colazione per domani mattina – è venuto bene: l’ho assaggiato :D .
Alle 20:30 mi trovavo invece a Trecastagni, al cinema con mio fratello, e Sebi e Stefano. Davano Romance & Cigarettes, una semi-commedia strutturata come semi-musical, che riesce a farti ridere per le molte trovate surreali e farti rabbuiare per l’esposizione cinematografica delle bassezze, dei compromessi e delle troppe poche occasioni che la vita offre.
Pizza, quando sono rientrato in casa, poi computer, voglia di chiacchierare un po’, di scrivere qualcosa, mentre ancora mi riprometto di riprendere almeno la chitarra prima di andare a letto, giusto per convincermi che non è stato tutto perso, questo pomeriggio. E per scongiurare almeno di un po’ l’evenienza di restare per l’ennesima volta fermi al “ripasso”, alla prossima lezione di Alberto :) .
Mi è arrivata questa email, all’indirizzo che ho fornito alla segreteria dell’Università  di Catania:

L’8,9,10 settembre 2006 a Ficarazzi fraz. di Acicastello si svolge la 5a edizione dela sagra dell’arancino a cura dell’ associazione culturale l’isola che non c’è, siete tutti invitati!

SCIACCA GIOVANNI www.lisolachenonce.sicilia.it

Cosa dire? Complimenti per la serietà ! Evito di specificare qui quale sia, ma con un normalissimo indirizzo email inviato “in chiaro” a tutti, è possibile contattare simultaneamente (e spammare a piacimento) tutti – o comunque in gran numero – gli studenti universitari. Indirizzo peraltro già  abbondantemente usato dai candidati a rettore ecc. per la propaganda elettorale. “Basta ca c’è a saluti”, dicono.

Su misura

mercoledì, 30 agosto 2006 al folle orario delle 13:25
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E così non mi sono più potuto tirare indietro. Dopo aver tanto a lungo rimandato, ho dovuto cedere alla forza e alle continue richieste di mia madre affinché uscissi con lei a fare shopping, i vestiti eleganti per i matrimoni e tutto il resto. Il bello è che, quando stavo a preoccuparmi per il fatto di essere stato invitato a queste cerimonie nuziali, mi si diceva: “ma dai, in fondo si tratta di un solo giorno”… intanto sto per uscire nuovamente alla ricerca di una giacca che mi stia bene addosso.
Infatti finora non ho trovato nulla di buono; uno dei negozianti consultati ieri ha riassunto il mio problema dicendo che “ho una 52 di spalle e braccia, una 48 di vita”.
Otto giacche indossate, oltre tre ore a camminare nel caldo umido di Catania, per poi non comprare nulla. Andare in giro per negozi finisce spesso per rappresentare un prototipo di come NON vorrei passare il mio tempo.

Quello che ho fatto dopo, invece, rappresenta uno dei miei modi preferiti di passare il tempo, e cioè con un amico, magari uno con cui non parlo da un po’ di tempo, magari prima che il dubbio “ci sarà  qualche problema?” diventi una certezza. Questo non significa che sicuramente non ce ne siano affatto, di problemi, e non mi riferisco a quelli che ognuno di noi ha nella propria sfera “privata”, ma ai problemi del nostro rapporto di amicizia. Però una chiacchierata ed un po’ di tempo passato insieme non può che far bene, e insomma, bisogna pur (ri)cominciare da qualche parte. Poi, con un po’ di fortuna, esce fuori che problemi non ce ne sono davvero, ed in quel caso non potrei che rallegrarmene.

Stamattina mia madre m’ha lasciato dormire fino a tardi, e quando mi sono svegliato, gentile come non mai mi ha fatto chiamare da mia sorellina per dirmi che c’era una granita per me sul tavolo della cucina. Beh, il vestito l’ho comprato, un bel completo in “fresco di lana” o come si dice, grigio molto scuro. Giacca taglia 52, pantaloni 48, ed una bella camicia tutta bianca. Così siamo tornati a casa tutti tranquilli, “e tu sei libero di tornare a Ragalna a studiare”, suggerisce/aggredisce la mamma, non mancando di cazziarmi a dovere vedendomi accendere il computer al ritorno a casa.

Tanti saluti ad Oriana e in bocca al lupo per la dieta della sua Puponza.

di qua e di là 

sabato, 26 agosto 2006 al folle orario delle 18:32
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…giusto perché dovevo studiare :P
Ho voluto dire più spesso “sì”, in questi giorni. Tutto è cominciato con i “sì” alla domanda “Ma sei qui ad Acireale?”, e da quelli, immancabili conseguenze, impegni ed appuntamenti che mi hanno tirato fuori casa, e di nuovo a contatto con il mondo, dopo settimane di latitanza.
E così, dopo la Ballata e la cena, giovedì sono stato in giro con Alessandro, insieme a Sebi, in cerca di una chitarra. Sfortunatamente i negozi erano chiusi per ferie, ma abbiamo passato qualche ora a chiacchierare e aggiornarci sulle ultime settimane e abbiamo anche avuto l’occasione per rivedere insieme Guglielmo, ritornato dal campeggio. Rientrato a casa, ho fatto troppo tardi al computer, com’era prevedibile, per motivi che però avevo previsto meno. Almeno è servito a fissare un appuntamento per la mattina successiva, al bar con Mario ed Angelo per una granita insieme.
All’appuntamento è arrivato solo Angelo, ma dato l’orario fatto la notte prima al pc, esserci ritrovati in due è stato già  un risultato non da poco. E anche in questa occasione, aggiornamenti e chiacchiere come non succedeva da troppo tempo. La telefonata di Alfio, nel pomeriggio, mi fa mettere da parte il programma consigliato da Giovanna, cioè la visione del “Mostro” di Benigni in TV (ed anche il triplo carpiato giù dalla Timpa).
C’era anche Musma e Roberto, e siamo andati a mangiare (insalata con rucola, scaglie di grana, funghi misti e crudo con pane condito) alla Mansarda di S. Venerina, per poi puntare – incredibile! – al Gico e ancora parlare, parlare, parlare fino all’una e passa.
Stamattina altra giocata, la Mighty. E stasera?

Non lo so ancora.

Aspirapolvere

giovedì, 24 agosto 2006 al folle orario delle 22:10
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Mi rendo conto.

Il rumore dell’aspirapolvere, quella combinazione di motore elettrico, aria (e robaccia) aspirata in un tubo stretto, scopa che sbatte nei battiscopa: mi da’ un gran fastidio, da sempre.

E’ cambiata la marca, la dimensione, il consumo energetico, anche tono ed intensità  del rumore, ma continuo a non sopportarlo.

E mi sento Insufficientemente Altrove, anche se mi chiudo nella mia stanza e metto su la mia musica (che è quella dei miei amici, così come parte della loro è la mia).

Mi rendo conto che quel rumore è il minimo prezzo da pagare per avere una casa più vivibile, accogliente, dignitosa, salubre; e che da’ fastidio a tutti (persino a quelli che ascoltano Fabri Fibra); e che mia madre lo sente più forte, e ci mette anche il sudore e tutto lo stress psicofisico che comporta la pulizia del parquet il 24 Agosto; e che rende più difficile parlare, più probabile un rimandarsi a tempi di maggior quiete e pavimenti puliti.

Così da poter camminare più tranquillamente, senza il timore di sollevare polvere (che secca la gola) o lasciarvi impronte troppo evidenti.

ho fatto danno

giovedì, 24 agosto 2006 al folle orario delle 3:19
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Gullilibero, principe delle mie distrazioni, specie quando si tratta di metterci mano da webmaster (mai titolo fu più inappropriato).
Ecco che, per un aggiornamento scambiato per una patch, ho mandato in panne il portale, i campi personalizzati del profilo utente, il regolamento, l’introduzione al forum. Per fortuna funziona ancora, a grandi linee – anche se già  mi sono arrivate le prime segnalazioni allarmate ed allarmanti da Cesare, via msn.

Oggi, a quasi due mesi di distanza dall’ultima volta, s’è giocata la Ballata dei Caduti, la giocata da cui traggo (traevo) le Avventure di un Mezzelfo, il mio Neutrale-Buono a cui tanto mi sono appassionato. Certo, l’interpretazione non è stata ai massimi livelli, e la giocata non è durata granché, perché alle 19:30 dovevo necessariamente essere a casa, per non arrivare troppo tardi alla cena a Milo, dai Polimeni. Le torte che ho fatto son venute così così. Quella alla ricotta aveva bisogno di un po’ di zucchero in più, quella al cioccolato fondente buona.

Avrei tanto voluto riprendere un po’ la chitarra, mi rendo conto che non mi esercito ormai dall’ultima lezione di Domenica, tre giorni fa, da Alberto, con Alessandro. Il giorno dopo, alle 21:30 circa, sono stato al “Mastro Birraio” a seguire un altro concerto degli Unashamed Singers, il coro. Occasione che mi ha dato modo di saggiare quello che da qualche parte avevo letto, e cioè che “una voce non si può sostituire“. Vero è che la vita è fatta di altro, aldilà  del coro, e che io sono solo uno spettatore.
Però è un peccato.

Cosa manca? Possibile che non parli dell’Algebra Lineare, che non entri neppure nello specifico delle Applicazioni Lineari, che non mi torturi un po’ pensando al prossimo 12 settembre? Tanto, oggi non c’ho messo mano. Ormai sono già  alla terza ora inoltrata di Giovedì, non lo so proprio se andrò a Ragalna; credo di no.
Anche per lasciare un po’ di spazio ai miei che – pare – vogliono riscoprirla.

Tre settimane scarse, e sembra sia passata una vita. Almeno, sabato si gioca di nuovo. Vado a letto, ora. Che io non ho orari da rispettare, ma se continua il ti-ti-tac sulla tastiera come minimo mi defenestrano.

Ah, giusto per farsi due risate: ho scoperto che non devo presenziare ad un matrimonio, a Settembre. Bensì. a due matrimonii. Auguri agli sposi.

Brano V – il male, il rimedio

mercoledì, 23 agosto 2006 al folle orario delle 2:32
Postato in Avventure di un Mezzelfo

Dolore. Poi debolezza, smarrimento, sensi intorpiditi, reazioni tardive. Se solo quella specie di elfo fosse stato più solido, l’avrei colpito più duramente.
Invece l’ho trapassato del tutto, o forse sarebbe più corretto dire che è stato lui ad oltrepassare me, in un modo assolutamente assurdo: passandomi attraverso.
Avevo giurato che non mi sarei più stupito o spaventato di nulla, dopo quanto ho già  visto; proprio la paura, invece, mi ha spinto a muovere qualche passo per seguire Nuin e Tà ras e, con loro, mettermi in salvo.
Mi reputo molto fortunato ad essere stato aiutato dal nano che, senza preoccuparsi della sua fatica, della sua incolumità  e della sua statura, mi ha trasportato sulle sue larghe spalle fino all’entrata della rocca.
Arrivati lì ci aspettava, ansioso (naturalmente, per l’attesa del nostro rapporto, non per paura per le nostre vite) “sua grazia”, l’Ar Ulric. Costui mi sembra matto come un cervo ferito! Non solo non ci ringrazia per il pericoloso servizio reso, ma ci rivolge delle minacce e ci nega le cure se non prima acconsentiamo ad accettare un’altra pericolosa missione e addirittura a promettergli fedeltà  e protezione in battaglia! “Naturalmente non vi conviene rifiutare”… “Diciamo che avete poca scelta”….
Quando questa storia sarà  finita e ci saremo fatti un’idea di come e dove recuperare gli altri Sigilli, non mi congederò di certo con gentilezza da questo nobiluomo.
Che ci dice che dovremo introdurci nella rocca divorata dalle fiamme della casata maledetta dei Tol e recuperare alcuni tomi “sacrileghi” che avrebbero fornito loro le conoscenze per contrastare un esercito che non avevano mai affrontato, un esercito di morti che camminano. Avendo intuito cosa intende il vegliardo per sacrilego, gli mostro il tomo sui Vurdalak reperito nella torre. Lo definisce infatti “sacrilego”, come gli altri libri proibiti, ma non utile ai suoi scopi, e lo butta via simulando indifferenza – non prima però di aver sfogliato con rapide ma avide occhiate le sue pagine. Sempre più strano…

Ci fornisce degli amuleti che dovrebbero permetterci di accedere a quella rocca, inaccessibile a chiunque ne fosse sprovvisto perché avvolta da “purificatrici” fiamme incantate.
Ad ogni modo, in un modo o nell’altro, uno dei suoi sacerdoti s’è preso cura delle nostre ferite, maneggiando una strana polvere. Se le ferite si sono richiuse e le mie mani hanno nuovamente conosciuto la forza a cui ero abituato, i miei sensi sono rimasti intorpiditi, mi girava la testa ed una impressionante sete ardeva la mia gola, al che ho cominciato a chiedere con insistenza acqua a chiunque. Fortunatamente il freddo Tolsimir, forse mosso a pietà , mi ha concesso un sorso dalla sua borraccia.
Poi lui ed il curioso nano suo compagno ci danno un ricordo, un pegno da portare con noi e restituire poi al nostro ritorno, in segno di buon auspicio.
Qualche ora di cammino e giungiamo alla rocca infuocata. Un po’ timoroso, attraverso il muro di fuoco, seguendo i miei compagni andati avanti. All’interno si diramano corridoi e stanze. Ci dividiamo, per fare in fretta. Io seguo Nuin in una stanza, dove rinveniamo tra i mobili bruciati un letto il cui lenzuolo sembra non risentire del calore e delle fiamme e su cui è appoggiata una busta da lettera. Si tratta di una lettera d’amore, e mi spiace veramente trovarla in questo luogo di morte e distruzione. Non ho ancora ben capito quale motivo mi abbia spinto a portarla con me. In un’altra stanza, forse una cappella, “c’è un altare su cui è appoggiato un calice colmo per metà  di liquido dal colore simile al vino. Aggirandolo, due impronte risaltano sul pavimento annerito”: così spiego a Tà ras, che va a sincerarsi sul posto e sembra aver notato qualcosa…