Archivio di Giugno, 2006

con parole mie

Sabato, 24 Giugno 2006 al folle orario delle 9:18
Postato in blog

Mia nonna ha 89 anni. Adesso sta dormendo, come, del resto, fa gran parte della giornata, quando non si lamenta per i dolori, le forze che mancano, la consapevolezza di non essere più autosufficiente. Ha bisogno d’affetto, spesso capisco che si tratta di quello.
Dormiva anche ieri pomeriggio, quando mi ha chiesto se potevamo partire un po’ più tardi per Acireale. Mal sopporta i 30 gradi abbondanti che ci sono a Ragalna, si terrorizza al pensiero dei 40 che troverà  ad Acireale, ma in fondo si tratta di tornare in serata. O almeno così credeva.
Sono le 9, adesso, sono sveglio da un’ora e mezza, ho dormito per 4 ore stanotte. Cosa che non si sposa benissimo col dover guidare fino a Ragalna e, soprattutto, studiare una volta arrivato, da (quel che resterà  della) mattina a sera, senza addormentarmi.
Tuttavia, credo ne sia valsa la pena, per la serata passata prima che per la Ballata in sè, iniziata troppo tardi e “di transizione”. Ad ogni modo, bella l’assemblea dell’agi, bello il resto della sera e l’inizio della notte, tra festeggiamenti ed auguri ritardatari ad Angelo, continue risate, liscìa a non finire e clima da “giocata-abbuffata” di ormai antica memoria.

Giovanna, s’è fatto troppo tardi, non me la sono sentita di chiamarti.
Mario, mi sono dimenticato, scusa. Sono in debito.
Livio, pazienza. Cose che capitano. Mi ha fatto piacere fare la conoscenza di Tolsimir e Bolrag, comunque :D.
Paola, ancora auguri, ancora “in bocca al lupo” :)
Italia, forza! :D La fortuna potrebbe assisterti ancora :P

Come avrete (spero) notato, ho aggiunto un’altra categoria a questo bloggo: “Cure - Testi e traduzioni”. Dato che - si sarà  notato? - sono un appassionato ascoltatore di questa band, mi sono dedicato alla traduzione (personale, quindi approssimativa) di alcuni dei loro testi, che man mano pubblicherò. Siete invitati a commentare le canzoni, e a segnalare imprecisioni o traduzioni alternative.

Torno al mio ritiro matematico-spirituale. Alla prossima, mondo.

There is No If

Venerdì, 23 Giugno 2006 al folle orario delle 18:22
Postato in The Cure

There is no If - Bloodflowers (2000)

Testo - Traduzione

 

Remember the first time I told you I love you
It was raining hard and you never heard
You sneezed! and I had to say it over
“I said ‘I love you’” I said…you didn’t say a word
Just held your hands to my shining eyes
And I watched as the rain ran through your fingers
Held your hands to my shining eyes and smiled as you kissed me

“If you die,” you said, “so do I” you said…
And it starts the day you make the sign
“Tell me I’m forever yours and you’re forever mine
Forever mine…”
“If you die,” you said, “so do I” you said…
And it starts the day you cross that line
“Swear I will always be yours and you’ll always be mine
You’ll always be mine
Always be mine…”

Remember the last time I told you I love you
It was warm and safe in a perfect world
You yawned and I had tos ay it over
“I said ‘I love you’” I said…you didn’t say a word
Just held your hands to your shining eyes
And I watched as the tears ran through your fingers
Held your hands to your shining eyes and cried

“If you die,” you said, “so do I” you said…
But it ends the day you see how it is
There is no always forever…just this…
Just this…
“If you die,” you said, “so do I” you said
But it ends the day you understand
There is no if…just and
There is no if…just and
There is no if…

Non c’è “Se”

Ricordi la prima volta che ti ho detto che ti amo
pioveva forte, e non l’avevi mai sentito
Hai starnutito, e l’ho dovuto ripetere
“Ho detto ‘Ti amo’ “, ti ho detto… tu non hai detto una parola
hai solo portato le mani sui miei occhi lucidi
e ho guardato come la pioggia scorreva tra le tue dita
Tenevi le tue mani sui miei occhi lucidi e sorridevi, quando mi hai baciato

“Se tu muori”, hai detto, “muoio anch’io”, hai detto…
ed inizia il giorno in cui hai promesso
“Dimmi che sono tua per sempre, e che tu sei per sempre mio
Mio per sempre…”
“Se tu muori”, hai detto, “muoio anch’io”, hai detto…
ed inizia il giorno in cui hai superato quel limite
“Giura che io sarò tua per sempre e tu sarai per sempre mio
Tu sarai per sempre mio
Per sempre mio…”

Ricordi l’ultima volta che ti ho detto che ti amo
c’era il sole, sereno in un mondo perfetto
Hai sbadigliato, e l’ho dovuto ripetere
“Ho detto ‘Ti amo’ “, ti ho detto… tu non hai detto una parola
hai solo portato le mani sui tuoi occhi lucidi
e ho guardato come le lacrime scorrevano tra le tue dita
Tenevi le tue mani sui tuoi occhi lucidi ed hai pianto.

“Se tu muori”, hai detto, “muoio anch’io”, hai detto…
Ma finisce nel giorno in cui hai capito com’è
Non c’è nessun “per sempre”, solo questo..
Solo questo.
“Se tu muori”, hai detto, “muoio anch’io”, hai detto…
Ma finisce il giorno che hai capito che
Non c’è “se”… solo “e”
Non c’è “se”… solo “e”
Non c’è “se”…

Boys don’t cry

Venerdì, 23 Giugno 2006 al folle orario delle 18:08
Postato in The Cure

Boys don’t cry - Boys don’t cry (1980)

Testo - Traduzione

I would say I’m sorry
If I thought that it would change your mind
But I know that this time
I’ve said too much
Been too unkind

I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try and
Laugh about it
Hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
Boys don’t cry

I would break down at your feet
And beg forgiveness
Plead with you
But I know that
it’s too late
And now there’s nothing I can do

So I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try to
laugh about it
Hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry

I would tell you
That I loved you
If I thought that you would stay
But I know that it’s no use
That you’ve already
Gone away

Misjudged your limits
Pushed you too far
Took you for granted
I thought that you needed me more

Now I would do most anything
To get you back by my side
But I just
Keep on laughing
Hiding the tears in my eyes
’cause boys don’t cry
Boys don’t cry
Boys don’t cry

I ragazzi non piangono.

Direi che mi spiace
Se pensassi che questo ti farebbe cambiare idea
ma so che stavolta
ho detto troppo
sono stato troppo prepotente

Provo a riderci su
a coprire tutto con bugie
ho provato
a riderci su
nascondendo le lacrime nei miei occhi
perché i ragazzi non piangono
i ragazzi non piangono

Crollerei ai tuoi piedi
implorandoti perdono
appellandomi a te
ma so che
è troppo tardi
e ora non c’è niente che possa fare

Così provo a riderci su
a coprire tutto con bugie
ho provato
a riderci su
nascondendo le lacrime nei miei occhi
perché i ragazzi non piangono
i ragazzi non piangono

Ti direi
che t’ho amato
Se pensassi che vorresti restare
Ma so che è inutile
Che tu sei già 
andata via

Ho valutato male i tuoi limiti
ti ho spinto troppo lontano
ti ho dato per scontata
ho pensato che tu avresti avuto più bisogno di me

Ora io farei più di tutto
per riportarti al mio fianco
Ma mi limito
a continuare a ridere
nascondendo le lacrime nei miei occhi
perché i ragazzi non piangono
i ragazzi non piangono

I ragazzi non piangono.

Brano V - Il Lupo Grigio

Venerdì, 23 Giugno 2006 al folle orario delle 2:34
Postato in Avventure di un Mezzelfo

Dal diario di Tà ras:

Abbiamo proseguito il viaggio, sconcertati da quell’inqiuetante incontro: tutti, ne sono certo, ci stiamo chiedendo che genere di essere potesse essere quella enorme figura nera che ci sovrastava volteggiando nell’aria, scomparsa veloce proprio come era apparsa, e scomparsa, per di più, verso Nord Ovest. Tuttavia sembra che nessuno abbia voglia di discuterne, e dopo aver tentato invano di rassicurare Ar-Carà n ci siamo mantenuti sulla rotta originaria tenendoci al limitare della boscaglia. Tuttavia non è passato molto tempo, al massimo qualche ora al passo, che il nostro cammino è stato nuovamente interrotto da un nuovo incontro, preceduto da macabri segni di violenza sugli enormi tronchi di conifere attorno a noi: all’inizio era solo uno strano e ripetuto rumore; poi si è fatto più netto e regolare, fino a diventare il chiaro segnale di un pericolo. Una falange di scheletri in armatura che avanzava verso di noi dal fitto del bosco, con un fronte di almeno 50 passi. Non abbiamo avuto grandi dubbi sul da farsi, visto l’immane numero di nemici, che ho smesso di contare superati il centinaio: ci siamo messi in salvo come abbiamo potuto, chi coprendosi dietro il tronco di un albero, chi scalandone i rami più bassi, chi spronando il cavallo verso un luogo sicuro. Ma dal nuovo punto di osservazione abbiamo prima sentito, poi visto arrivare un’altra figura, altrettanto risoluta e imponente: un uomo al galoppo su un cavallo interamente bianco sulla cui groppa sedeva anche uno strano nano tatuato. I due arrivati si sono gettati senza alcu indugio contro la falange, il nano si è letteralmente lanciato da cavallo, facendo roteare pesanti asce attaccate con catene alle sue braccia, mentre l’uomo, dai capelli bianchissimi e lo sguardo gelido, sfrondava a colpi di martello i ranghi del nemico, aiutato dalla sua cavalcatura a colpi di zoccoli. Rincuorati dall’aiuto provvidenziale cominciamo ad infierire sugli scheletri, che sembrano ad un tratto essere passati da una situazione vantaggiosa ad una di sicuro massacro. Volano molte frecce, molti scheletri cadono, molti altri vengono frantumati, molti altri letteralmente polverizzati. Il nano sembra aver perso il controllo delle sue azioni, perchè con una mossa di una violenza inaudita comincia a vorticare su se stesso colpendo anche il malcapitato nuin e sbalzandolo via: gli scheletri però sono tutti caduti. Quando il nano torna in sè comincia a parlare con lo strano uomo, capiamo così che i segni sugli alberi hanno un unico responsabile: Borag, il nano calvo con la barba rossa e le asce catenate che abbiamo di fronte. L’umano dice di voler essere chiamato il grigio, poichè il nome della sua famiglia è maledetto. Ci chiede il perchè del nostro viaggio, ma noi esitiamo a rispondere, tuttavia riveliamo che dobbiamo dirigerci alla rocca di Ulric per conferire con qualche membro della Casata dei Tol, dalla quale ci è stata commissionata un’impresa, ma l’uomo, al sentir pronunciare questo nome, accenna una risatina. “Non mi sembra di aver commissionato alcunchè”, dice al nano, spiegandoci poi di essere Tolsimir del Lupo Bianco, ultimo discendente della Casata dei Tol. Chiedo subito a Kyro di mostrare le monete dategli da Sebastian, come prova che non stiamo farneticando, ma con somma presa e rammarico, al posto delle monete non sono rimasti che sassi e pietrisco. Sento Nuin mormorare “Sebastian è morto” a denti serrati, e ahimè sento una strana vicinanza d’intenti tra me e lui. Parlando con i due scopriamo che la nostra meta è la medesima, così ci accordiamo per viaggiare insieme, approfittando anche di una guida esperta dei luoghi in cui ci troviamo, passiamo una notte stranamente tranquilla, a parte un’ubriacatura di Kyro (per dimenticare, diceva) in una radura nel fitto del bosco, vicino ad un ruscello gelato; al mattino, dopo una tisana calda e ristoratrice, ci rimettiamo in marcia e prima di sera siamo alla Rocca. Una colossale costruzione che si arrampica in cerchi concentrici e fortificati sul dorso della montagna, con una enorme torre a forma di pugno sulla sommità . Attendiamo ai cancelli che ci aprano, una volta dentro Il Grigio ci conduce al santuario di Lar Ulric, il sommo sacerdote di Ulric, con cui anche lui desidera parlare. Entrando nel santuario scorgiamo lunghe file di pregiati martelli, elmi, scudi e corazze, tutti con uno stemma raffigurante un lupo con le fauci spalancate, mentre Il Grigio ha cautamente coperto con il suo mantello blu l’armatura che reca uno stemma con un lupo con le fauci serrate. Lar Ulric ci riceve, intterogandoci sul perchè siamo venuti a chiedere udienza, ma appena gli accenniamo qualche particolare sui nostri dubbi e sulla nostra missione, sembra incupirsi, alterarsi, ci manda fuori di lì, ordinandoci di pernottare alla rocca e di conferire con lui la mattina dopo. Ho la mente esausta di questa continua instabilità . Mi sento come una foglia la cui ultima linfa viene asciugata dall’ultimo vento d’estate.

ciliegie

Martedì, 13 Giugno 2006 al folle orario delle 13:15
Postato in blog

è domenica 4 giugno che sono andato con la mia famiglia a Ragalna, per passare un’allegra giornata “tutti insieme” con la scusa di saccheggiare il ciliegio dell’orto. Cosa che ho contribuito a fare, arrampicandomi fino ai rami più alti e sottili, con i limiti dettati da pericolosi ondeggiamenti e sinistri scricchiolìi degli stessi. Tre belle casse di ciliegie, gambe indolenzite per lo sforzo, un pranzo domenicale decisamente, irresistibilmente sovrabbondante.
Per un’articolata combinazione di attacchi allergici, vicinanza dei prossimi esami, assemblea dell’AGI, malori improvvisi, due settimane sono volate via dall’ultima volta che mi sono allenato (basket o palestra). Questa astinenza ha già  mostrato le sue conseguenze, nell’umore (calo della sintesi corporea di dopamina?), nella forza, nella forma. Le mie labbra sono sempre più secche, per gli sbalzi di temperatura e le torture che, nervosamente, gli infliggo.
Sabato è stata una serata piacevole, da Mario, a Fleri a vedere insieme Romanzo Criminale di Michele Placido - l’ho trovato bello, seppur nella diretta ruvidezza del suo crudo realismo - e poi al solito Chiosco Mediterraneo: pistacchio e nocciola per me, mandorla e cioccolato per Mario e Manuele, coca con ghiaccio Alessandro, pesca e fragola Letterio. Quattro chiacchiere, tra noi e con Alfio e Roberto, incontrati li’: 3 del mattino. La notte prosegue nei programmi della mia comitiva, ma io - come sempre - chiedo la cortesia di essere lasciato a casa.
Ieri (Italia - Ghana, 2-0 :) ) sono finalmente andato al S. Luigi per un allenamento di basket. Prima volta che uso il completo ricevuto in regalo per il mio compleanno e le Reebok nere sul campo. 30 minuti sul parquet, 10 con Damiano, 10 anni, da 5 alle prese col (mini)basket, 20 coi “grandi”. Una torsione, un salto, e sento l’articolazione del mio ginocchio destro scrocchiare; un dolore intenso ed improvviso mi fa crollare a terra. Appena riesco a rialzarmi, saluto tutti e torno a casa. Adesso non posso flettere né stendere completamente la gamba destra.
Il mio umore sarebbe pessimo, se fossi solo. Ma c’è Giovanna, sempre; c’è mia madre (o perlomeno sto cercando di fare in modo che ci sia), c’è mio padre che mi chiama per farmi leggere un articolo, introducendo: “Sei un testone, ma hai un buon senso dell’humour”, c’è Lauretta, la cui entrata nell’adolescenza comincia a farmi meno paura, ci sono i miei amici silenziosi e disponibili.
Programmi per la serata prevederebbero (il condizionale è d’obbligo) un acquisto da fare, un’occhiata all’iniziativa “Mediterraneo - un mare di Pace” dell’inossidabile professoressa Grillo, la festa di 18 anni di Sylvia (auguri :)). Mi chiedo come far coesistere tutto questo con lo studio per l’esame di Analisi II di giorno 19 giugno e la mia (spero temporanea) condizione di sciancato :P.

Lies

Mercoledì, 7 Giugno 2006 al folle orario delle 16:14
Postato in blog

Gaetano Leotta
#622/000122

With this text I will try to explain the reason that made me choose Telematic Engineering.
At the end of secondary school I was not sure about what I wanted to do in my life.
So I started to consider the possibilities, one by one.

Medicine and Law were not in my range of interest.

I thought about Psychology, but I had understood that, in the future, I would have furthermore needed a Psychologist more than being one of them!

So I finally chose Engineering, having understood that what I ever wanted was to solve problems, and this faculty can give me the knowledge necessary to do that.

To be specific, I chose Telematic Engineering due to the diffusion of information technology in the world, increasing day after day.
This means that I will have to solve a lot of problems, when I will be an Engineer!

I hope I’ve been clear and exhaustive with this short text.

22/03/2004

Scritto di inglese. Testo libero, tema delicato: “Perché hai scelto questo corso di studi”. La verità ? Non so quale fosse esattamente, magari qualcosa del tipo “Perché mi sembrava la *meno peggio* “.

Bisognava pure allungare un po’ il brodo. E, comunque, era solo una prova d’esame.