Brano V – Verso Nord Ovest

Dal diario di Tà ras:

Il nostro viaggio è proseguito per qualche altro giorno. L’ambiente di foresta cupa e senza vita che ci circonda si fa sempre più tetro e inospitale: il fatto che mi sia familiare non è per nulla rassicurante. Ci siamo spinti molto in profondit� in quello che doveva essere un tempo un fiorente bosco, ma che adesso non è che un deposito di legna riarsa, finch� non abbiamo scorto nella nebbia l’ombra, minacciosa più che rassicurante, di una cinta muraria in rovina. Abbiamo passato la notte al riparo delle pietre silenziose, non un rumore, non un movimento ha disturbato il nostro riposo: questo posto mi piace sempre meno. Al mattino la nebbia era meno fitta, ho dato un’occhiata oltre le mura, in un punto più basso e diroccato, per vedere cosa era un tempo protetto da quella cinta ora così malmessa: qualche casa, qualche rovina, una piccola vallata immersa in un’atmosfera cupa quasi quanto il bosco circostante. Al risveglio di Kyro lui e il suo cavallo si sono diretti verso un passaggio più agevole, una cinta muraria seppur diroccata deve avere un portone d’accesso, mentre io, Vys e Nuin, ci siamo avventurati, per Nuin più che altro è stata un’avventura, a scavalcare un punto agevole. Una volta dentro ci siamo addentrati verso il centro abitato, riconoscendo nelle facce disperate della gente e nei mucchi di cadaveri e di appestati il clima familiare di Mordheim. Incontrato Kyro lungo l’unica via cittadina ci siamo diretti subito alla locanda del Nano Fabbro, quello che ne restava, per lo meno: la porta divelta e l’interno buio e sconquassato e schizzato di sangue, l’oste, poco amichevole e rassicurante è vero, era ancora meno rassicurante impalato al centro della stanza, con il ventre aperto e le budella colate sul pavimento. Le nostre facce sconcertate non hanno ancora smesso di guardasi a vicenda per capire cosa, come, chi, quando una figura sbuca dal nulla brandendo una spada in modo malfermo, con una vistosa benda sugli occhi, e un braccio penzoloni: “Non mi avrete stavolta!”, urla, e fende l’aria con convinzione. “Sebastian?”, gli chiedo, “Siamo noi”. Rassicurato da una presenza per una volta non ostile, si lascia andare su una sedia, raccontandoci e facendosi raccontare da noi quanto accaduto dal nostro ultimo incontro. L’assedio al Middhenim Land da parte dei draghi, la rocca di Lar Ulrich come unico e ultimo posto sicuro dove nascondere i sigilli, la necessità  di farli viaggiare separati e portarne uno alla volta alla rocca, per evitare di attirare troppo l’attenzione con il loro potere. La sua amarezza per il non avergli dato fiducia, le nostre spiegazioni, le sue recriminazioni riguardo i pregiudizi sulla sua razza. E poi ancora il dover scegliere: a chi dare fiducia, che strada intraprendere, quando rivedersi e ritrovarsi. Pare che l’unico interessato al sacco di monete che Sebastian ci ha lasciato come ricompensa per il lavoro fin qui svolto fosse Kyro, non starò lì a mettermi a chiedergli la mia parte, fino adesso, dopo tutto, con le monete ci abbiamo fatto bene poco. Con Sebastian siamo rimasti in un accordo di fiducia reciproca, a questo punto penso che tutti possiamo fidarci gli uni degli altri, nonostante il nostro sangue sia così diverso. Lui andrà  verso sud, nel deserto, noi verso Nord Ovest, verso la Rocca, verso i Tol, verso altre risposte ad altre nostre domande. Siamo subito ripartiti, seguendo la solita stella rossa, verso Nord Ovest, la foresta si è fatta più normale, più ospitale e più lussureggiante, anche se un cespo di rovi mi sarebbe sembrato lussureggiante, dopo quello che ho visto fuori Mordheim. Dopo alcuni giorni di viaggio ci siamo trovati davanti una costruzione alta e circolare, con una cupola in rovina sulla sommità . Il mio corvo si è alzato in volo in cerca di cibo e di qualcosa di interessante, mentre io entravo, seguito dopo da Vys, all’interno, visto che la porta era aperta. Una enorme sala circolare piena di libri per metà  della sua altezza: libri di salmi e preghiere ad Ulrich, per lo più, in imperiale, polverosi e non usati da tempo. Un tomo diverso ha attirato la mia attenzione, in mezzo a tutti: un libro grigio, con una parte dell’intestazione cancellata, un libro che parlava di non vita e dei Vurdalack, i vampiri, e in appendice degli antichi. Un libro che Vys ha deciso di portare con sè. Nemmeno il tempo di uscire fuori, attirati da rumore di Ar-Caran e della cavalcatura di Kyro, che alzando gli occhi al cielo sentendo un enorme sbattito d’ali vediamo un’enorme figura alata, con una lunga coda e un lungo collo, dal colore scuro in controluce, che proietta la sua ombra nerissima su di noi, oscurando il sole, ci osserva, ringhia, e vola via. Verso Nord Ovest.

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