Archivio di maggio, 2006

Prospettive

sabato, 27 maggio 2006 al folle orario delle 17:26
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Essere comprensivi gioca brutti scherzi. Finisco per guardare ogni cosa da tutti i punti di vista di ognuna delle persone coinvolte. Ed ognuno è (pressochè interamente) coerente, valido, motivato; ed ognunoè diverso, conflittuale, incompatibile con quello degli altri.
E tutti hanno ragione, e nessuno ce l’ha, e comunque io non sono nessuno per giudicare e stabilirlo, e nessun altro ha il diritto di farlo.
Ed ognuno, tuttavia, non può fare altro che giudicare e stabilire cos’è giusto e cosa no, perché tra amici basta una “personalissima opinione” a valere da giudizio.
Cosa significa allora veramente amicizia, se la sincerità  fa male ad un amico ed evitarla “per il suo bene” significa far pagare qualche attimo di quiete in più con lo stesso male, moltiplicato dalla sensazione di sentire tradita la fiducia?

Non è solo un’invettiva. Io la vedo così:

La sincerità  è sempre il male minore. L’altruismo è estremamente dannoso, anche se l’intento è nobile, quando significa rinunciare alla sincerità  (nei comportamenti, nelle parole, nei confronti degli altri e di se stessi).
Parlerò e agirò come mi sentirò di fare. I miei amici li ho scelti io, ed io stesso sono stato scelto da loro; è disutile cercare di pensare con la loro testa, preparare le difese, preconfezionare le frasi da dire “in caso di”.
Capiranno, o forse no; perlomeno, non ci si sarà  presi per il culo.

Carenza di problemi?

martedì, 23 maggio 2006 al folle orario delle 20:33
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“Tutto va bene”
“Eh già . Bisogna agire immediatamente: la situazione è insostenibile”

in|tel|li|gèn|za
s.f.
FO
1a
facoltà  della mente umana di intendere, pensare, giudicare, comunicare fatti e conoscenze, di formulare giudizi ed elaborare soluzioni in risposta agli stimoli esterni, di adattarsi all’ambiente o di modificarlo in base alle proprie necessità , ma soprattutto di creare problemi dal nulla.


Ogni tanto mi lascio prendere dallo sconforto. Che posso farci… daltronde, sono solo un uomo. Fortunato.
Ho scommesso tutto su Giovanna, ed ho vinto già  in partenza, perché ho già  vinto. La scommessa stessa sancisce la vittoria, costituisce il premio.

Brano V – Verso Nord Ovest

martedì, 23 maggio 2006 al folle orario delle 18:14
Postato in Avventure di un Mezzelfo

Dal diario di Tà ras:

Il nostro viaggio è proseguito per qualche altro giorno. L’ambiente di foresta cupa e senza vita che ci circonda si fa sempre più tetro e inospitale: il fatto che mi sia familiare non è per nulla rassicurante. Ci siamo spinti molto in profondit� in quello che doveva essere un tempo un fiorente bosco, ma che adesso non è che un deposito di legna riarsa, finch� non abbiamo scorto nella nebbia l’ombra, minacciosa più che rassicurante, di una cinta muraria in rovina. Abbiamo passato la notte al riparo delle pietre silenziose, non un rumore, non un movimento ha disturbato il nostro riposo: questo posto mi piace sempre meno. Al mattino la nebbia era meno fitta, ho dato un’occhiata oltre le mura, in un punto più basso e diroccato, per vedere cosa era un tempo protetto da quella cinta ora così malmessa: qualche casa, qualche rovina, una piccola vallata immersa in un’atmosfera cupa quasi quanto il bosco circostante. Al risveglio di Kyro lui e il suo cavallo si sono diretti verso un passaggio più agevole, una cinta muraria seppur diroccata deve avere un portone d’accesso, mentre io, Vys e Nuin, ci siamo avventurati, per Nuin più che altro è stata un’avventura, a scavalcare un punto agevole. Una volta dentro ci siamo addentrati verso il centro abitato, riconoscendo nelle facce disperate della gente e nei mucchi di cadaveri e di appestati il clima familiare di Mordheim. Incontrato Kyro lungo l’unica via cittadina ci siamo diretti subito alla locanda del Nano Fabbro, quello che ne restava, per lo meno: la porta divelta e l’interno buio e sconquassato e schizzato di sangue, l’oste, poco amichevole e rassicurante è vero, era ancora meno rassicurante impalato al centro della stanza, con il ventre aperto e le budella colate sul pavimento. Le nostre facce sconcertate non hanno ancora smesso di guardasi a vicenda per capire cosa, come, chi, quando una figura sbuca dal nulla brandendo una spada in modo malfermo, con una vistosa benda sugli occhi, e un braccio penzoloni: “Non mi avrete stavolta!”, urla, e fende l’aria con convinzione. “Sebastian?”, gli chiedo, “Siamo noi”. Rassicurato da una presenza per una volta non ostile, si lascia andare su una sedia, raccontandoci e facendosi raccontare da noi quanto accaduto dal nostro ultimo incontro. L’assedio al Middhenim Land da parte dei draghi, la rocca di Lar Ulrich come unico e ultimo posto sicuro dove nascondere i sigilli, la necessità  di farli viaggiare separati e portarne uno alla volta alla rocca, per evitare di attirare troppo l’attenzione con il loro potere. La sua amarezza per il non avergli dato fiducia, le nostre spiegazioni, le sue recriminazioni riguardo i pregiudizi sulla sua razza. E poi ancora il dover scegliere: a chi dare fiducia, che strada intraprendere, quando rivedersi e ritrovarsi. Pare che l’unico interessato al sacco di monete che Sebastian ci ha lasciato come ricompensa per il lavoro fin qui svolto fosse Kyro, non starò lì a mettermi a chiedergli la mia parte, fino adesso, dopo tutto, con le monete ci abbiamo fatto bene poco. Con Sebastian siamo rimasti in un accordo di fiducia reciproca, a questo punto penso che tutti possiamo fidarci gli uni degli altri, nonostante il nostro sangue sia così diverso. Lui andrà  verso sud, nel deserto, noi verso Nord Ovest, verso la Rocca, verso i Tol, verso altre risposte ad altre nostre domande. Siamo subito ripartiti, seguendo la solita stella rossa, verso Nord Ovest, la foresta si è fatta più normale, più ospitale e più lussureggiante, anche se un cespo di rovi mi sarebbe sembrato lussureggiante, dopo quello che ho visto fuori Mordheim. Dopo alcuni giorni di viaggio ci siamo trovati davanti una costruzione alta e circolare, con una cupola in rovina sulla sommità . Il mio corvo si è alzato in volo in cerca di cibo e di qualcosa di interessante, mentre io entravo, seguito dopo da Vys, all’interno, visto che la porta era aperta. Una enorme sala circolare piena di libri per metà  della sua altezza: libri di salmi e preghiere ad Ulrich, per lo più, in imperiale, polverosi e non usati da tempo. Un tomo diverso ha attirato la mia attenzione, in mezzo a tutti: un libro grigio, con una parte dell’intestazione cancellata, un libro che parlava di non vita e dei Vurdalack, i vampiri, e in appendice degli antichi. Un libro che Vys ha deciso di portare con sè. Nemmeno il tempo di uscire fuori, attirati da rumore di Ar-Caran e della cavalcatura di Kyro, che alzando gli occhi al cielo sentendo un enorme sbattito d’ali vediamo un’enorme figura alata, con una lunga coda e un lungo collo, dal colore scuro in controluce, che proietta la sua ombra nerissima su di noi, oscurando il sole, ci osserva, ringhia, e vola via. Verso Nord Ovest.

full month

domenica, 14 maggio 2006 al folle orario delle 16:44
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Quand’è stata l’ultima volta che ho postato? Quanto tempo fa? Conti, sempre a far conti. Quante materie ho dato quest’anno? Di quanto sono aumentate le tasse universitarie, quest’anno? Quanto ho lavorato? Quanto ho ottenuto? Quanto tempo ho sprecato?
Quanto sono realmente utili tutti questi conti?
Sono contento della mia vita in ritardo, di avere inseguito le mie passioni, di avere iniziato tante discipline e attività  pur non potendomi definire completamente competente in nessuna di esse, perché ognuna ha contribuito a rendermi quello che sono. E mi piace :) .

Quaranta giorna fa scrivevo “nulla è cambiato”. Non doveva essere male, in fondo, la sensazione di stabilità  ma, per sua natura e mia fortuna, non poteva durare.
Aria di cambiamenti.
Adesso sono innamorato, questo sentimento mi prende molto e mi fa sentire bene. Ed è molto significativo, dato l’andamento generale del “resto” della mia vita, con esplicita accezione ai problemi dei miei amici (o, come è di moda dire, “del gruppo” – o dei “gruppi”, oramai), e ai consueti litigi con la mia famiglia.
Ho deciso di cominciare a praticare un lavoro – ed in questo mi sta dando un grande aiuto Angelo – più per bisogno di sentirmi capace di “badare a me stesso” che per problemi di ordine economico (comunque non indifferenti :) ).
Non ricordo se ho già  ringraziato Mario per avermi offerto l’Amaretto che cercavo da settimane. Lo faccio adesso, in ogni caso. E ringrazio tutti i miei amici per ogni sorriso che mi hanno regalato.

Tanti auguri a Laura, mia sorella, che compie 13 anni =)

E alle mamme tutte (anche la mia, vabè :P )

Irriducibili

venerdì, 12 maggio 2006 al folle orario delle 15:16
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12 maggio: serata all’Artis Music Pub (con Arrusti e Mangia) con i Litual Blues (il cui chitarrista ha fatto questa foto)

Io, Sebi, Mario

Brano V – L’eredità  della Luce

giovedì, 11 maggio 2006 al folle orario delle 14:33
Postato in Avventure di un Mezzelfo

Dal diario di Tà ras:

Il ponte di pietra crolla dietro di noi, mentre i nostri sguardi si incrociano, sollevati e tristi insieme. Forse siamo un po’ più uniti. Nel silenzio delle ultime ore della notte, osservo Vys e Nuin intenti a raccogliere legni e arbusti e ammonticchiarli in una pira funeraria: vi adagiano sopra il corpo di Alejandro, Nuin mi passa una torcia ed io, dopo aver affidato la sua anima a Kurnos, vi dà  fuoco. Il mio sguardo, e forse quello dei miei compagni, si perde tra le lingue di fuoco, che con il loro crepitio riempiono la valle di un soffio di vita. QUando il fuoco si consuma do a Kyro la pozione di cura che avevo conservato, mi sembra quello più malandato, mentre gli altri discutono sul da farsi: osservando in cerca di tracce, sotto la neve scorgo i vecchi passi del nano e gli indico la strada da cui siamo venuti. Ovviamente si sarebbe comunque diretto da quella parte, mi risponde, e quasi allegro di questa inattesa normalità  mi metto in viaggio con gli altri, seppure ancora siamo molto deboli e stanchi. Non passa molto tempo in tranquillità , in vero: cominciamo a sentire cupi ululati da sopra di noi, e ci mettiamo subito all’erta. Dal nulla, infatti, sbuca un grosso lupo bianco con gli occhi accesi di rosso, che avanza minaccioso verso di noi: cerco di capire che intenzioni ha, ma è evidente che è solo affamato. Visto che avevo controllato le mie vecchie razioni, e che le uniche cose ancora integre erano le porzioni di carne, gliele lancio sperando che gli bastino per farci passare oltre senza conseguenze, tuttavia mi accorgo che Vys lo tiene sotto tiro e che Nuin ha sfoderato la sua ascia. Gli faccio cenno di attendere, ma in un paio di bocconi il lupo ha già  spazzolato tutto e cerca ancora cibo intorno a sè: faccio notare agli altri che non ho più carne, oltre quella attaccata alle mie ossa. Il lupo balza verso Kyro ma lo manca, e subito una freccia di Vys lo centra in pieno, l’animale si mette a ringhiare e si getta su Nuin, che si scosta e lo apre in due con l’ascia. Vedo Vys che subito raccoglie alcune pietre per coprirne il corpo, ma lo fermo: avrei voluto evitare di sacrificare un’altra vita, specie di un animale, ma se è già  stato ucciso non permetterà  che la sua carne e la sua pelle vada sprecata; mi metto subito al lavoro per scuoiarlo e macellarlo, mettendo poi la carne nella pelle, e tutto nel mio sacco; lascio dunque fare a Vys quello che stava per fare. Proseguiamo, Ar-Caran vola e spazia nel cielo nuvoloso come non poteva fare da troppo tempo. Nuin mi passa una pergamena che si è messo a leggere: porta la firma di Kayle, parla di un’alleanza con i Draghi, gli esseri più antichi. Mentre ci interroghiamo su cosa possa significare, se sia una copia, o se siamo riusciti ad evitare questa pericolosa alleanza, un forte boato nelle vicinanze ci sconquassa e ci interrompe. Da una cavità  nella roccia schizza una poltiglia verde, un tempo forse il corpo di un goblin, seguito da un Nano trafelato in armatura che, non appena ci vede, sembra sussultare, come se avesse visto degli spiriti. Senza nemmeno presentazioni, ci conduce dentro, tra gli stretti cunicoli dei reami nanici: mi sembra camminare per un’eternità , quando a un certo punto ci troviamo di nuovo alla sala del processo, ancora una volta gremita dei nani più disparati, manca Re Togrim, però. L’assemblea ha già  ricevuto la notizia del nostro ritorno, tutti ci davano per morti, dopo cinque interi giorni: abbiamo tutti improvvisamente fame e sonno. L’Assemblea, ci dice sempre solenne Re Urlic, dovrà  decidere il destino dei sigilli e di Nuin, ma tale decisione avverrà  solo il giorno dopo, per darci il tempo di riprenderci e riposare: dobbiamo sembrare davvero malandati, penso, mentre mi appoggio debole e stanco al mio arco. Ci conducono ancora attraverso i cunicoli fino ad un corridoio da cui si accede a delle stanze, dove ci sistemiamo per la notte. Passate diverse ore, sento bussare alla mia porta: sono dei sacerdoti nanici venuti per curarci. Mi distendo sul letto mentre vengo cosparso con alcune strane e polveri, e diverse pietre vengono poggiate in alcuni punti del mio corpo: ignoro quale sia l’origine o il funzionamento di questo processo, soltanto posso dire che non mi sentivo così bene da quando ero partito da casa; ho mormorato un grazie mentre uscivano, ma evidentemente non devono averlo sentito, così ho ripreso a riposare, o almeno c’ho provato: i nani sono sempre piuttosto chiassosi, nelle loro faccende. La mattina dopo veniamo convocati di nuovo nella sala dell’assemblea, ancora una volta strapiena, ancora più solenne, se era possibile: e lo era. Sul palco a forma di incudine tutti i nani in armatura, Re Arlic su uno scudo portato a spalla da altri quattro nani, il capo della Guardia del Re che trascina una pietra cubica con strane rune disegnate sui lati. Quando Re Arlic prende la parola, comincia ilsuo discorso visibilmente compiaciuto che la nostra missione sia andata a buon fine, che i sigilli siano stati recuperati e le lamie sconfitte, ci dice che per loro il nostro onore è stato recuperato, poi si rivolge a Nuin e gli chiede se vuole entrare nella Guardia speciale del Re, il corpo dei Martellatori, legando così la sua vita agli ordini della sua razza, visto che tale corpo ha come primo obiettivo quello di salvaguardare l’integrità  dei Reami nanici: inutile dire che il nano accetta. Il capo della Guardia allora scende verso di lui, ponendo il suo enorme martello sulle sue spalle, e completa la cerimonia affidando anche a lui un enorme martello, mentre la pietra votiva che porta legata emette una flebile luce dalle rune sui lati. Dopo questo il Capo della Guardia torna al suo posto sul palco, e l’assemblea torna a calmarsi dopo gli applausi, mentre Re Arlic riprende l’annosa questione del destino dei sigilli: i saggi del consiglio dei nani vogliono la loro demolizione e viene chiesto il nostro parere, contrario o favorevole, o un’eventuale alternativa. Kyro sembra essere d’accordo, a patto di ricevere una giusta ricompensa per i nostri sforzi. Nuin sembra non pronunciarsi, forse non vuole andare contro il consiglio proprio il momento che si è rimesso alla sua volontà , ma io e Vys non esitiamo a dirci contrari. Non conosciamo il loro potere, non sappiamo se posso essere distrutti, nemmeno con la demolizione, non sappiamo, se distrutti, cosa succederà  agli altri tre sigilli. Mi faccio spavaldo e chiedo: se il vostro problema è tenerli lontani dai Reami nanici, lasciateci liberi di andare, e li porteremo lontano da qui. I nani acconsentono, a patto di partire subito, e siamo ancora una volta congedati: appena fuori dalla sala, Nuin fa per chiedere informazioni su come uscire da l� ma incontra suo padre, che ci porta in una locanda a bere. Da lì molti dei miei ricordi sono annebbiati, almeno fino alla sera. L’unica cosa che ricordo sono due pesanti faretre piene di frecce: DI FERRO! Una volta fuori di lì ci sorprendiamo di rivedere una stella rossa pigolare in cielo: come la guida per il castello di Dimitri, decidiamo di spingerci in quella direzione, in fondo non abbiamo altre scelte. Sono già  passate due settimane di cammino (eccetto Kyro che ha mutato la sua statuetta in un cavallo, non so davvero come), tra i boschi, le montagne e le colline e siamo arrivati in una pianura, circondata da alberi cupi e neri, quasi bruciati nella loro stessa essenza di vita: da qui ci siamo già  passati, con la carovana, penso. Nemmeno il tempo di mettere a fuoco i ricordi che veniamo sorpresi da alcuni coltelli lanciati verso di noi da non si sa quale direzione. Nuin si mette in posizione di difesa, mutando il suo nuovo martello in un enorme scudo (un’altra assurdità , andiamo bene, poi dicono a me che maneggio la magia) e io e Vys ci diamo le spalle per coprirci, mentre Kyro resta in guardia a cavallo. I coltelli continuano a pioverci addosso, per fortuna senza gravi danni, quando finalmente scorgo una figura muoversi rapidamente tra le fronde: scosso una freccia di metallo e la manco, anche se il colpo era stranamente potente e preciso, forse il metallo non è un’idea così cattiva. I rapidi movimenti attorno a noi continuano, al secondo tentativo centro la figura, che qualche istante dopo giace a terra priva di vita: il tempo di avvicinarsi a sincerarsene, che altre tre figure identiche riprendono la danza intorno a noi. Di pietà  me n’è rimasta poca, con chi attenta alla mia vita, e pare anche ai miei compagni. Non passa molto tempo che le figure, quattro donne dai capelli bianchi e dalle vesti scure, cadono sotto i nostri colpi. Portano solo un fermaglio raffigurante un pentagono con al centro un occhio, stesso simbolo forgiato vicino all’elsa dei pugnali. Ne raccolgo uno, insieme ad una spilla, con l’intento di chiedere informazioni al riguardo appena possibile, mentre vedo Vys che fa incetta di pugnali: non cambierà  mai, il ragazzo.