Dal diario di Tà ras:
Il ponte di pietra crolla dietro di noi, mentre i nostri sguardi si incrociano, sollevati e tristi insieme. Forse siamo un po’ più uniti. Nel silenzio delle ultime ore della notte, osservo Vys e Nuin intenti a raccogliere legni e arbusti e ammonticchiarli in una pira funeraria: vi adagiano sopra il corpo di Alejandro, Nuin mi passa una torcia ed io, dopo aver affidato la sua anima a Kurnos, vi dà fuoco. Il mio sguardo, e forse quello dei miei compagni, si perde tra le lingue di fuoco, che con il loro crepitio riempiono la valle di un soffio di vita. QUando il fuoco si consuma do a Kyro la pozione di cura che avevo conservato, mi sembra quello più malandato, mentre gli altri discutono sul da farsi: osservando in cerca di tracce, sotto la neve scorgo i vecchi passi del nano e gli indico la strada da cui siamo venuti. Ovviamente si sarebbe comunque diretto da quella parte, mi risponde, e quasi allegro di questa inattesa normalità mi metto in viaggio con gli altri, seppure ancora siamo molto deboli e stanchi. Non passa molto tempo in tranquillità , in vero: cominciamo a sentire cupi ululati da sopra di noi, e ci mettiamo subito all’erta. Dal nulla, infatti, sbuca un grosso lupo bianco con gli occhi accesi di rosso, che avanza minaccioso verso di noi: cerco di capire che intenzioni ha, ma è evidente che è solo affamato. Visto che avevo controllato le mie vecchie razioni, e che le uniche cose ancora integre erano le porzioni di carne, gliele lancio sperando che gli bastino per farci passare oltre senza conseguenze, tuttavia mi accorgo che Vys lo tiene sotto tiro e che Nuin ha sfoderato la sua ascia. Gli faccio cenno di attendere, ma in un paio di bocconi il lupo ha già spazzolato tutto e cerca ancora cibo intorno a sè: faccio notare agli altri che non ho più carne, oltre quella attaccata alle mie ossa. Il lupo balza verso Kyro ma lo manca, e subito una freccia di Vys lo centra in pieno, l’animale si mette a ringhiare e si getta su Nuin, che si scosta e lo apre in due con l’ascia. Vedo Vys che subito raccoglie alcune pietre per coprirne il corpo, ma lo fermo: avrei voluto evitare di sacrificare un’altra vita, specie di un animale, ma se è già stato ucciso non permetterà che la sua carne e la sua pelle vada sprecata; mi metto subito al lavoro per scuoiarlo e macellarlo, mettendo poi la carne nella pelle, e tutto nel mio sacco; lascio dunque fare a Vys quello che stava per fare. Proseguiamo, Ar-Caran vola e spazia nel cielo nuvoloso come non poteva fare da troppo tempo. Nuin mi passa una pergamena che si è messo a leggere: porta la firma di Kayle, parla di un’alleanza con i Draghi, gli esseri più antichi. Mentre ci interroghiamo su cosa possa significare, se sia una copia, o se siamo riusciti ad evitare questa pericolosa alleanza, un forte boato nelle vicinanze ci sconquassa e ci interrompe. Da una cavità nella roccia schizza una poltiglia verde, un tempo forse il corpo di un goblin, seguito da un Nano trafelato in armatura che, non appena ci vede, sembra sussultare, come se avesse visto degli spiriti. Senza nemmeno presentazioni, ci conduce dentro, tra gli stretti cunicoli dei reami nanici: mi sembra camminare per un’eternità , quando a un certo punto ci troviamo di nuovo alla sala del processo, ancora una volta gremita dei nani più disparati, manca Re Togrim, però. L’assemblea ha già ricevuto la notizia del nostro ritorno, tutti ci davano per morti, dopo cinque interi giorni: abbiamo tutti improvvisamente fame e sonno. L’Assemblea, ci dice sempre solenne Re Urlic, dovrà decidere il destino dei sigilli e di Nuin, ma tale decisione avverrà solo il giorno dopo, per darci il tempo di riprenderci e riposare: dobbiamo sembrare davvero malandati, penso, mentre mi appoggio debole e stanco al mio arco. Ci conducono ancora attraverso i cunicoli fino ad un corridoio da cui si accede a delle stanze, dove ci sistemiamo per la notte. Passate diverse ore, sento bussare alla mia porta: sono dei sacerdoti nanici venuti per curarci. Mi distendo sul letto mentre vengo cosparso con alcune strane e polveri, e diverse pietre vengono poggiate in alcuni punti del mio corpo: ignoro quale sia l’origine o il funzionamento di questo processo, soltanto posso dire che non mi sentivo così bene da quando ero partito da casa; ho mormorato un grazie mentre uscivano, ma evidentemente non devono averlo sentito, così ho ripreso a riposare, o almeno c’ho provato: i nani sono sempre piuttosto chiassosi, nelle loro faccende. La mattina dopo veniamo convocati di nuovo nella sala dell’assemblea, ancora una volta strapiena, ancora più solenne, se era possibile: e lo era. Sul palco a forma di incudine tutti i nani in armatura, Re Arlic su uno scudo portato a spalla da altri quattro nani, il capo della Guardia del Re che trascina una pietra cubica con strane rune disegnate sui lati. Quando Re Arlic prende la parola, comincia ilsuo discorso visibilmente compiaciuto che la nostra missione sia andata a buon fine, che i sigilli siano stati recuperati e le lamie sconfitte, ci dice che per loro il nostro onore è stato recuperato, poi si rivolge a Nuin e gli chiede se vuole entrare nella Guardia speciale del Re, il corpo dei Martellatori, legando così la sua vita agli ordini della sua razza, visto che tale corpo ha come primo obiettivo quello di salvaguardare l’integrità dei Reami nanici: inutile dire che il nano accetta. Il capo della Guardia allora scende verso di lui, ponendo il suo enorme martello sulle sue spalle, e completa la cerimonia affidando anche a lui un enorme martello, mentre la pietra votiva che porta legata emette una flebile luce dalle rune sui lati. Dopo questo il Capo della Guardia torna al suo posto sul palco, e l’assemblea torna a calmarsi dopo gli applausi, mentre Re Arlic riprende l’annosa questione del destino dei sigilli: i saggi del consiglio dei nani vogliono la loro demolizione e viene chiesto il nostro parere, contrario o favorevole, o un’eventuale alternativa. Kyro sembra essere d’accordo, a patto di ricevere una giusta ricompensa per i nostri sforzi. Nuin sembra non pronunciarsi, forse non vuole andare contro il consiglio proprio il momento che si è rimesso alla sua volontà , ma io e Vys non esitiamo a dirci contrari. Non conosciamo il loro potere, non sappiamo se posso essere distrutti, nemmeno con la demolizione, non sappiamo, se distrutti, cosa succederà agli altri tre sigilli. Mi faccio spavaldo e chiedo: se il vostro problema è tenerli lontani dai Reami nanici, lasciateci liberi di andare, e li porteremo lontano da qui. I nani acconsentono, a patto di partire subito, e siamo ancora una volta congedati: appena fuori dalla sala, Nuin fa per chiedere informazioni su come uscire da l� ma incontra suo padre, che ci porta in una locanda a bere. Da lì molti dei miei ricordi sono annebbiati, almeno fino alla sera. L’unica cosa che ricordo sono due pesanti faretre piene di frecce: DI FERRO! Una volta fuori di lì ci sorprendiamo di rivedere una stella rossa pigolare in cielo: come la guida per il castello di Dimitri, decidiamo di spingerci in quella direzione, in fondo non abbiamo altre scelte. Sono già passate due settimane di cammino (eccetto Kyro che ha mutato la sua statuetta in un cavallo, non so davvero come), tra i boschi, le montagne e le colline e siamo arrivati in una pianura, circondata da alberi cupi e neri, quasi bruciati nella loro stessa essenza di vita: da qui ci siamo già passati, con la carovana, penso. Nemmeno il tempo di mettere a fuoco i ricordi che veniamo sorpresi da alcuni coltelli lanciati verso di noi da non si sa quale direzione. Nuin si mette in posizione di difesa, mutando il suo nuovo martello in un enorme scudo (un’altra assurdità , andiamo bene, poi dicono a me che maneggio la magia) e io e Vys ci diamo le spalle per coprirci, mentre Kyro resta in guardia a cavallo. I coltelli continuano a pioverci addosso, per fortuna senza gravi danni, quando finalmente scorgo una figura muoversi rapidamente tra le fronde: scosso una freccia di metallo e la manco, anche se il colpo era stranamente potente e preciso, forse il metallo non è un’idea così cattiva. I rapidi movimenti attorno a noi continuano, al secondo tentativo centro la figura, che qualche istante dopo giace a terra priva di vita: il tempo di avvicinarsi a sincerarsene, che altre tre figure identiche riprendono la danza intorno a noi. Di pietà me n’è rimasta poca, con chi attenta alla mia vita, e pare anche ai miei compagni. Non passa molto tempo che le figure, quattro donne dai capelli bianchi e dalle vesti scure, cadono sotto i nostri colpi. Portano solo un fermaglio raffigurante un pentagono con al centro un occhio, stesso simbolo forgiato vicino all’elsa dei pugnali. Ne raccolgo uno, insieme ad una spilla, con l’intento di chiedere informazioni al riguardo appena possibile, mentre vedo Vys che fa incetta di pugnali: non cambierà mai, il ragazzo.