Brano IV – Passi… avanti.

Dal diario di Tà ras

…Nel locale, il solito, frenetico rumore di zampe metalliche riecheggia, ora piano, ora più forte, fino alle nostre orecchie. A sinistra delle scale conducono ad una porta, sulla destra una rientranza dà  su una porta in tutto e per tutto simile. Mi avvicino cauto alle scale, il rumore sembra venire da oltre il passaggio; mi faccio avanti, oltre la porta aria calda sale da dove dovrebbe esserci il pavimento: una passerella larga circa 6 piedi, collega la porta da cui proveniamo ad un’altra, ad una ventina di metri dal punto in cui mi trovo. Oltre, il vuoto, il buio. Sulle pareti, infiniti occhi accesi di rosso sembrano seguire, nel loro statico rifulgere, ogni nostro più piccolo movimento. Sul tetto, alla luce delle torce, si intuiscono strani graffiti, figure umane dalle orecchie a punta sembrano ritratte nella loro vita quotidiana, fino all’arrivo della notte. Quando Alejandro vede questi disegni, indietreggia con aria guardinga: “Esto puesto non es bueno, esto es lejenda”. Vys coglie l’occasione per dirci che non ha nessuna intenzione di attraversare quella passerella, presidiata da sentinelle tanto inospitali. Mi apro quindi la via attraverso l’altro passaggio: una camera totalmente buia e piena di ragnatele, sul cui soffitto continuano i graffiti. Si intuisce l’oscurità  della notte che incombe ancora, e le figure umane si fanno sempre più sparute. Oltre la camera, una stanza speculare a quella con la pozza d’acqua da cui siamo arrivati, alla nostra sinistra una scala, da cui si accede all’altro capo della passerella, di fronte a noi un arco di pietra dà  accesso ad una caverna buia, che alla luce delle torce si rivela essere profonda e larga: delle strane – si direbbe inutili, non potrebbero mai avere funzione portante – colonne collegano il tetto al pavimento: Kyro procede avanti, io a destra, Alejandro a sinistra, Vys e Nuin procedono alle spalle di kyro, a distanza. A un tratto dalle colonne, che rivelano la loro funzione, scendono numerosi ragni e al centro della caverna un essere, enorme, mezzo ragno e mezzo elfo si para davanti a Kyro, a una decina di metri, con un ringhio malevolo. Corro verso Kyro, con la spada sguainata e subito inizia lo scontro: Vys ha già  lanciato diverse frecce e noi abbiamo calato diversi colpi quando l’essere fa la sua prima mossa: Alejandro riceve una freccia all’attaccatura della spalla, spezzandogli in qualche modo l’articolazione. Nuin è sotto la creatura, che vortica le braccia recitando strane formule: appena termina, infatti, un fulmine si riversa dalla sua mano alla testa di Nuin che riesce a schivarlo solo in parte. Lo scontro continua: scarico la rimanenza della mia faretra sul petto dell’essere, così fa Vys e Nuin insiste con la sua mazza, Kyro prova a caricarlo, ma con un altro gesto delle mani la creatura scompare, insieme all’umano e al nano, in una zona di ombra, similmente a ciò che aveva fatto Sebastian a Mordheim, credo di ricordare. Non potendolo più attaccare, finiamo dunque i pochi ragni rimasti: proprio quando colpisco l’ultimo l’enorme figura riappare di fronte a me e, senza nemmeno darmi il tempo di scansarmi, mi afferra nella sua morsa. Il dolore è grande, quando mi morde. Sono stretto dalle sue braccia, disarmato, dopo aver lasciato la spada in terra e aver perso la presa sull’arco, sento le forze abbandonarmi quasi subito. Alejandro con la sua frusta sferza il torace del mostro e mi da l’occasione per sfoderare l’ultima mia speranza: una spada simile alla mia che avevo preso al castello del conte Dimitri. Fortunatamente ci riesco, mentre la creatura sembra rivolgersi a me nella mia lingua, dicendomi:”Perché? Non vi è bastato spingerci qua sotto, gente dell’isola?”. Gli urlo, in un miscuglio di disperazione e rabbia:”Io non sono un Alto Elfo, non paragonarmi a quei traditori!”, sollevo la mia arma, e con ogni energia che mi era rimasta gliela conficco nel petto. La figura si accascia al suolo, morente, mentre io mi trascino via dalla sua presa, fino a lasciarmi andare al suolo sul mio arco e sulla mia spada. La zona di ombra si dissolve, mentre un urlo squarcia il silenzio ormai calato nella stanza: alla fine della caverna un passaggio, una nuova stanza rifinita, con altri graffiti sul soffitto: figure umane sempre meno numerose, fino a che non ne rimane una sola, la città  dei ragni. Al limitare opposto del locale, una figura del tutto simile alla creatura appena abbattuta, ma di aspetto femminile: appena ci vede, si conficca un pugnale nel ventre, trascinandolo su fino al collo, per poi accasciarsi al suolo, priva di vita. Dietro di lei un cumulo di uova. Prego Alejandro di dar fuoco anche a quelle, e sotto le ceneri di queste appare un baule dall’aspetto antico, da cui Kyro estrae le ultime due gemme e un rifinito diadema. Adesso dovremo tornare indietro fino alla porta, per scoprire cosa si trova dietro di essa. Prima però devo ritrovare la forza, il coraggio e la voglia di farlo: troppe vite si stanno spegnendo dietro i nostri passi.

2 reazioni a “Brano IV – Passi… avanti.”

  1. Mignolo:

    La ballata è sempre la ballata.
    Giocarla insieme è sempre un piacere.

  2. galeot:

    Ed in quest’occasione, nessuno durante la ballata ha… pestato i piedi agli altri. E non sono mancati i 20 (nemmeno dietro lo schermo dei DM, povero il braccio di Vys.

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