free climbing
Ovvero “a Castelmola in 500“. Aggiunte anche le foto di Alessandro del concerto di Elio di Domenica 23 Aprile.
Ovvero “a Castelmola in 500“. Aggiunte anche le foto di Alessandro del concerto di Elio di Domenica 23 Aprile.
L’uscita di Sabato 22 Aprile (musica: i “Non siamo mica gli americani” al Barrique). e quella di Domenica 23 Aprile (musica: Elio e le storie tese in Piazza Università , e i “Flowers Grandson” allo Stag’s Head).
Dal diario di Tà ras
L’idea di ritornare alla porta gemmata non entusiasma nessuno di noi, nello stato in cui siamo: io sono senza forze, Vys sembra con un piede nella fossa, Nuin è ancora intorpidito e Kyro sembra in una trance inspiegabile, per un umano. Solo Alejandro sembra ancora attivo, come se cercasse qualcosa: io sono tranquillo, non avverto la presenza di passaggi o di botole come era successo in altre occasioni, quindi lo osservo tastare le pareti con il braccio buono, quando a un tratto avverto un leggero rumore, come di un liquido che scende giù per la sua gola. D’istinto, ma senza troppa foga, mi alzo, mi avvicino a lui, e osservandogli il braccio offeso gli chiedo: “Come va il braccio?”. La sua risposta vaga ma rassicurante mi fa realizzare, e continuo:”Non avresti qualcosa anche per lui?”, indicando Vys. Dalle sue infinite tasche e borse tira fuori alcune ampolline e con l’aria piuttosto dispiaciuta, ce ne porge due a testa. Dato che dopo averne bevuta una mi sento subito meglio, decido di tenere l’altra di riserva, e ristorato, ma non abbastanza, torno verso l’antro con il cadavere del mezzo-ragno maschio. Una stretta mi opprime il cuore, a pensare di aver partecipato alla distruzione di una, seppur poco convenzionale, famiglia. Vorrei portare il cadavere accanto a quello della compagna, ma non ci riuscirei mai da solo. Chiedo agli altri una mano, ma le reazioni mi abbattono ancora di più: nessuno sembra curarsi di una coppia di cadaveri, Vys anzi ha preso il pugnale con cui la mezzo-ragno si è tolta la vita, che per lui viene quasi come una spada. Li seguo a malincuore, torniamo alla polla, ci immergiamo seguendo la complicata trafila di prima, smontare l’arco, bere la poltiglia blu, attraversare, bere l’antidoto verdastro; al momento di ritendere l’arco, mi attraversa la mente il pensiero che forse non riuscirò nemmeno a piegare il legno:”E’ il mio arco” penso “devo farcela”. In effetti, quasi inspiegabilmente, l’arco si piega docilmente ed è subito nuovamente pronto all’uso. Richiamo Ar-Caran che arriva quasi subito, guardandomi e manifestando la sua preoccupazione, mentre ci incamminiamo verso la porta lo rassicuro per come posso. Una volta davanti la porta aspetto che Kyro porti le due gemme nei loro alloggiamenti, per poi osservare Aljandro con delle lunghe tenaglie tentare di aprirla a debita distanza: dopo un paio di tentativi ci riesce, la porta avanza e scorre di lato, liberando l’accesso al varco dietro di sè. Avanziamo, fino ad una solida scala a chiocciola. Cominciamo a salire, ma dopo diversi minuti di salita io mi fermo stremato, e, girandomi, scopro sconfortato che siamo ancora ai primi gradini. Dopo diversi tentativi, intuendo si tratti di una sorta di trappola, Nuin prova a salire con le spalle alla scala, riuscendo a proseguire. Lo imtiamo tutti e dopo alcuni minuti ci troviamo di fronte ad una porta ferrata, sul cui legno è graffiato un pentagono: Alejandro la apre, e una enorme stanza pentagonale si apre di fronte a noi, un fortissimo odore di sangue fresco pregna l’aria, a stento riesco a trattermi dal rimettere. Agli altri quattro lati degli archi, in tre dei quali si intuiscono scale che scedono, in uno dei quali si vedono scale in salita. Dietro le nostre spalle una grossa grotta blocca con un tonfo metallico l’arco da cui siamo entrati. Vys parte verso l’arco più vicino alla nostra sinistra: alcuni gradini portano ad una stanza circolare con al centro una grossa polla, piena di liquido denso e rosso. Vys vi si avvicina lentamente ad essa, tendendo dapprima la lancia, forse per saggiarne la profondità , ma poi invece vi immerge una mano, come imbambolato: ancora una volta d’istinto, ma senza troppa foga, mi faccio per avvicinarmi a lui con l’intenzione di fermarlo, ma non riuscendo ad avanzare abbastanza in fretta, dalla mia bocca esce solo un “Vys!” strozzato. Una nuova grata blocca anche questo accesso. Lui sembra però tornare in sè, ma mentre esce la mano dal liquido sembra che qualcosa da dentro il liquido lo stia trattenendo. Kyro scatta ad aiutarlo e riescono a liberarsi: dalla polla esce, con nostro sgomento, quello che una volta doveva essere il corpo di una donna, con vesti sdrucite, occhi rivolti all’indietro, unghie affilate e carnagione pallida. Non ci mettiamo molto a capire che si tratta di una delle lamia, e che non ha buone intenzioni: tuttavia siamo tutti in buone condizioni e riusciamo a liberarci di lei e dei pipistrelli da lei richiamati dalla polla, Vys infatti con un enorme balzo salta la polla e sferra un possente fendente con il pugnale della femmina mezzo-ragno tagliandola in due e poi finendola con un altro rapido colpo: sono allibito, ora come ora per me è stato difficile anche trapassarle il colpo con una delle mie frecce. Il corpo della lamia, lentamente si muta in polvere grigiastra, già abbondantemente presente nella stanza. La grata si rialza e raggiungiamo Alejandro, che era rimasto al di fuori della grata, e ci dirigiamo all’arco di fronte a noi: ancora gradini in discesa, ancora una stanza circolare, ancora una polla, ma stavolta piena d’acqua. Vys, notando alcuni strani disegni al centro di essa si immerge, riconoscendo delle scritte elfiche. Con qualche piccolo sforzo, mi spoglio dell’armatura e mi immergo per leggerle: una parola arcaica, desueta, che esprime “Essenza”inizia la frase che recita più o meno “l’essenza stessa si mescolerà ”. Esco dall’acqua, strizzo i miei abiti e indosso la corazza. Usciamo dalla stanza e ci dirigiamo all’ultimo degli archi con le scale in discesa: sono lunghe e il nostro sguardo non arriva a vedere dove portano. Le percorriamo e arriviamo in una grande stanza, colonne circondano quello che sembra un sarcofago, al centro della stanza. Sul coperchio del sarcofago è scolpita una donna: lineamenti duri, occhi cavi e due rune al posto delle sopracciglia, una elfica esprime “vita”, l’altra sconosciuta ai nostri occhi.
Piccolo portfolio di foto di Pittiriddu. àˆ molto timido, non stava fermo un attimo
I produttori di cioccolato hanno già smaltito gran parte della produzione in giacenza, giusto prima del crollo estivo delle vendite. La fila nelle autostrade c’è stata (Giò l’ha constatato di persona), le diete “rimettiti-in-forma-per-l’estate” sono state spasmodicamente riprese, la gente che ha affollato le chiese ha segnato in agenda la prossima confessione in data 23 dicembre 2006: le festività Pasquali sono finite.
Ed io ho inaugurato la ripresa della mia routine, che è poi la negazione di se stessa. Mi sono svegliato presto martedì, senza motivo, per poi andare tardi all’università con Musma, senza motivo.
Nel pomeriggio, dopo un pranzo troppo abbondante e tardivo, mio fratello mi ha ricordato che entro le 20:15 saremmo dovuti partire per il concerto del Yusef Lateef Quartet. Dopodiché, come d’accordo preso con Musma, insieme a lui, Lore e Mario sono andato ad Acicatena per fare due tiri a basket. Abbiamo rischiato di tornare a nuoto, per via di un improvviso e violento acquazzone che ci ha sorpreso (naturalmente, solo dopo essere arrivati in campo) ed ha risvegliato in me i consueti sintomi dell’asma.
Il concerto è stato particolare, impegnativo, bello… ma non certo orecchiabile, trascinante, divertente. Sono stati suonati un sacco di strumenti: il percussionista s’è cimentato con un vaso, uno sgabello, una sorta di chitarra dall’aspetto rudimentale, primitivo. Il trombonista s’è accorto che la sedia girevole cigolava e la ruotava ritmicamente, di proposito, ed ha fatto barrire, urlare, lamentare il suo strumento. Yusef Lateef stesso, il sassofonista e flautista, ha suonato una varietà incredibile di strumenti e coinvolgeva il pianista in dialoghi, botta-e-risposta dalla complessa comprensione.
Mi ero ripromesso che avrei scritto anche qualcosa sulla mia “Pasquetta”… la verità è che esaurirei la narrazione in non più di tre righe, sebbene riesca ancora a ricordare ogni ora, ogni minuto di quella giornata. Spero solo che Manuele mi passi anche le sue foto
Pasqua e Pasquetta tra scarpe che parlano troppo, scarpinate per sentieri sterrati, caffè con panna ed un rientro in orario per una partenza che arriva, come sempre, in anticipo.