Brano IV – Alla pugna!
Dal diario di Tà ras:
Il risveglio non è stato dei migliori, la pietra era dura e la paglia non la ammorbidiva a sufficienza. Tuttavia, sempre meglio che star seduti sulla nuda roccia con le caviglie cinte dalle manette. Un nano in abiti comuni è venuto a chiamarci per condurci fuori dalle caverne, senza nemmeno fare colazione, nemmeno dopo esplicita richiesta di Alejandro.
Ci ritroviamo così fuori, scoprendo che non sarebbe stata una colazione, qualora ci fosse stata, ma una cena: Alejandro sembra però avere una fame quasi pari alla sua voglia di arraffare, infatti si allontana e recupera una grossa lepre che arrostiamo al calore di un fuoco da campo. L’oscurità cala rapidamente, mentre discutiamo il da farsi: sembra che Alejandro abbia affermato di conoscere il nascondiglio delle Lamie solo per procurarsi la possibilità di uscire dalle prigioni naniche. Per quanto si sia dimostrato una persona in grado di sopravvivere, non sento di potermi fidare di lui. Prendiamo l’iniziativa di tornare al Pinnacolo Argenteo, il maniero di sopratterra, teatro del massacro di cui ci siamo macchiati: forse lì troveremo qualche traccia, o almeno un qualche indizio. Un po’ a fatica, per il buio e la misconoscenza dei luoghi, riusciamo a trovare il sentiero, o uno dei sentieri, che vi conduce, e una volta lì, alla luce delle torce, esaminiamo il luogo che una volta era un fastoso palazzo. Nulla o quasi è come lo ricordiamo: le stanze sembrano diverse, i piani superiori se esistevano, sono crollati, non vi è che un pavimento dissestato e rovinato, con un ammasso di cuscini a circondare un vecchio e malconcio trono di legno, nell’unica stanza con le mura non crollate. Appena mi avvicino avverto, nuovamente, quella sensazione di vuoto nella testa e mi accorgo che anche Alejandro dev’essersi accorto di qualcosa, non so se per esperienza o per capacità innata, e sta battendo tutto intorno con il suo bastone. Lascio però che siano gli altri stavolta a trovare il passaggio. Dopo poco infatti la spoglia stanza rivela l’unico nascondiglio possibile: il piedistallo del trono. Una botola con un vecchio anello di metallo arrugginito apre un passaggio con delle strette buie scale in discesa. Kyro impugna la sua torcia e chinandosi apre la strada, lo seguiamo, accorgendoci che scendendo il passaggio è più largo ed agevole. Camminiamo per qualche minuto, o forse per un’ora o più, il cammino è sempre dritto e uguale, un antro freddo e umido dal cui soffitto pendono gocciolanti stalattiti…le cui gocce sulle nostre nuche ogni tanto ci fanno trasalire e contorcere. Finalmente giungiamo ad un bivio, o meglio, un bivio seguito da un altro bivio: imbocchiamo una via, scelta secondo un preciso criterio da Kyro (a caso), ma ci ritroviamo in una stanza con una strana porta: una grossa gemma blu al centro, con quattro alloggiamenti intorno. Alejandro ci spiega che è un tipo di serratura, tipico delle porte in cui non si vuole che si entri. Torniamo indietro,imbocchiamo una delle due alternative restanti e la nostra attenzione viene quasi subito attirata da un frenetico rumore che riecheggia per tutto l’ambiente: sembrano migliaia di passi che si susseguono a folle velocità , avanti e indietro, vicino e lontano. I passi si avvicinano mentre noi ci avviciniamo alla loro fonte, finché un ammasso di piccoli puntini rossi non appare di fronte a noi, facendosi avanti. Kyro, davanti con la torcia, rivela la presenza di un enorme e strano ragno, pieno di zampe, dalla schiena lucida e dalle fauci enormi e dalle zampe affilate come spade. Non ci perdiamo d’animo e dopo alcuni colpi, di cui uno di immane violenza dello stesso Kyro, il ragno è riverso sulla schiena. Ma nemmeno il tempo di rifiatare un intero sciame di esemplari più piccoli ci assalgono, tanti che sembrano avere la meglio, all’inizio. Tuttavia riusciamo a venirne a capo e proseguiamo lungo la via, arrivando in un grande locale privo di accessi eccetto quello da cui siamo arrivati, pieno di bozzoli, al cui interno trovo i corpi sventrati di una famiglia di poveracci, che non esito a bruciare dopo averne fatto un unico tumulo: sempre meglio che mangiati dai ragni, mi dico. Da un lato della stanza c’è una pozza d’acqua calda, profonda circa 10 piedi, in cui Vys si immerge, cercando un passaggio: lo trova in effetti, ma è buio e lontano, e nessuno di noi è abbastanza a suo agio in acqua da arrischiarsi verso l’ignoto. Alejandro invece nell’acqua trova una pergamena: sembra raffigurare un locale di un palazzo, sopra le porte vi sono raffigurati dei ragni, e sui muri dei buchi che sembrano tane. Ci parla di una leggenda, di un elfo-ragno, ma purtroppo ho ascoltato solo distrattamente, mentre ero impegnato con i corpi di quei malcapitati. La via è dunque impraticabile anche da qui: ne resta soltanto una. Ci addentriamo nell’ultimo cunicolo e dopo poco aver sentito delle vocine, un oggetto ci arriva addosso a velocità , senza però far troppi danni: una pentola di pasta e fagioli; poi una seconda, e una terza. Visto che stando fermi non siamo in condizione di difenderci da questi attacchi, avanziamo, vedendo di fronte a noi una palizzata di legno, con diversi esserini verdi e pustolosi che ci guardano ridacchiando. Uno di loro, più grosso a vedersi e con un bastone gemmato urla qualcosa che non comprendiamo e un’altra pentola vola oltre le nostre teste, mentre i cancelli della palizzata si aprono e un’orda di goblin scriteriati corre verso di noi per assalirci. Una metà di essi vengono spazzati via da tre di loro che si muovono facendo roteare una pesante palla chiodata legata ad una catena. Sono i primi a cui miriamo io e Vys. Nonostante gli esserini cedano alla prima freccia, le palle continuano a girare, e un paio colpiscono in pieno Nuin, che continua ad avere ottimi motivi per alimentare i pregiudizi sugli elfi. Un pugnale parte dal buio colpendo in testa lo sciamano, facendolo cadere all’indietro dalla palizzata, io lo finisco con una freccia quando lo vedo roteare sulla palla chiodata di un altro goblin fanatico che, perso il controllo viene stritolato dalla sua stessa catena. Tutto questo mentre Nuin e Kyro spazzano via i pochi goblin che erano riusciti ad arrivare fino a noi. Lo scontro sembra quindi terminato. Alejandro esce di nuovo alla nostra vista, con una grossa gemma in mano, forse quella del bastone dello sciamano, e quattro ampolle di vetro, che non esitiamo a bere, sentendoci meglio. La gemma, la prende Nuin, forse aprirà la porta del primo passaggio…


marzo 29th, 2006 at 1:46
Ora la domanda è: riusciranno i nostri eroi a far proseguire la giocata?