Brano IV – L’onore perduto
Dal diario di Tà ras:
Dopo essere stati legati e ammanettati, i nani ci scortano verso i loro reami, dove saremo, dicono, giudicati: quello che ci aspetta, data la situazione, è una morta quasi certa, certamente dolorosa, questo almeno deduco dalla faccia di Nuin, che sembra non essere mai stato tanto … Nuin.
Tuttavia, nonostante le delusioni e i malumori, la marcia e le ferite ci stremano a tal punto che perdiamo i sensi alla prima sosta. Ci risvegliamo, senza capire quanto siamo stati privi di sensi, in un locale buio, freddo e umido: solo dopo che i nostri occhi si sono abituati alla scura penombra della stanza ci accorgiamo che ciò che intravediamo non sono altro che i muri e le sbarre della prigione. Le nostre caviglie sono strette da manette di metallo, incatenate al muro, e le figure accanto a me sono solamente due: Vys e Kyro, li distinguo chiaramente. Più in là nel locale intravedo una terza figura, ma subito mi rendo conto che non si tratta di Nuin, che sento tossicchiare e bofonchiare dal basso: “Nuin!” -grido- “Sono qui” -arriva, come secca risposta- “Ti sento” -rispondo, pensando “come al solito”. La figura sconosciuta sembra destarsi anch’essa dall’inconscienza, cominciando a farfugliare parole incomprensibili in uno strano accento… che però non è del tutto nuovo alle nostre orecchie. Ne richiamiamo l’attenzione, scoprendo quasi subito che si tratta dello strano individuo, un furfante, che avevo incontrato all’entrata del tempio, nella nostra prima “impresa” contro gli scheletri. Ci dice di chiamarsi Alejandro, che vive di espedienti, e ci anticipa qualcosa di ciò che aspetta: un processo, e, se condannati, l’esecuzione. Ma la discussione viene presto interrotta dall’arrivo di un plotone di nani in armatura, che ci liberano dalle corde e ci conducono, tutti a parte Alejandro, in un’enorme arena circondata di spalti in cui, da un lato, campeggia un’enorme incudine sormontata da un altrettanto enorme martello. Gli spalti cominciano a gremirsi di nani dall’aspetto più vario, da artigiani e anziani, a brutti ceffi con le barbe arruffate e le teste pelate: l’intera comunità dei nani è insomma lì ad assistere al nostro giudizio. Di certo non vorrei mai essere nei panni di Nuin, la cui faccia è scura come la notte più nera: non ha ancora pronunciato una parola, e non sono certo che lo farà di sua volontà . Sul palco a forma di martello si dispongono, con aria solenne e il solito rumore nanesco un gruppo di nani in alta uniforme, a capo dei quali si “erge” un Nano vestito di bianco che reca in mano un bastone, battendolo in terra a ritmo solenne: dopo di essi sul martello si mostra un enorme nano, dall’aria regale e autoritaria: scopriremo dopo che sono rispettivamente Re Arlic il primo e Re Togrim il secondo. Il processo ha dunque inizio. Arlic, battendo il bastone e guardandoci con aria di disapprovazione mista a scherno, comincia a farci il resoconto dei nostri capi d’accusa: siamo accusati di aver ucciso il legittimo successore al trono nanico, di aver dichiarato il falso e per questo, se non sapremo discolparci in alcun modo saremo condannati alla “demolizione” (cioè gettati nel metallo fuso). Il giovane Vys prende quasi subito la parola, cercando di argomentare quella che per noi è la verità , raccontando dell’inganno che abbiamo subito, di come l’ambasciatore fosse, o sembrasse folle, della sorte di Nalak e degli altri nani da lui trucidati. Quello che esce dalla sua bocca, tuttavia, non solo sembra irritare la folla sugli spalti, ma suscita anche il sarcasmo di Arlic, che non esita a continuare ad accusarci di mentire, visto che andiamo raccontando in giro che i nani sono stati vittime di un incanto (cosa che, a quanto pare, per loro è inaccettabile). Inoltre nel corpo dell’ambasciatore, continua Arlic, sono state trovate abbondanti tracce di veleno, veleno che è stato trovato anche nelle nostre armi. Guardo Vys con aria torva, non avrà ancora usato i pugnali trafugati ad Akhari? Lui nega, ma io sento salire la rabbia dentro di me, augurandomi che i nani lo uccidano prima che possa farlo io… Chiedo dunque di prendere la parola: decido di raccontare il motivo della nostra missione, citando più nomi che posso, per dare la prova che ciò che diciamo è la verità . Racconto ai nani dei sigilli, delle famiglie di vampiri, della sorte di Dimitri Sabbonis, delle parole di Kayle sulla famiglia dei Von Karisten, su come abbiamo agito e sulle motivazioni che ci hanno spinto a farlo, e di come, ammetto, abbiamo sbagliato a fidarci di ciò che abbiamo “semplicemente visto”. I nani sembrano più soddisfatti di avere qualcosa di reale su cui riflettere…ma non abbastanza. Chiedono dunque al nano di parlare, per discolparsi,e Nuin comincia il suo mesto discorso, cercando di aggiungere qualche altro paricolare. Il quadro del nostro punto di vista è quindi completo ma i nani non sembrano ancora pronti ad esprimere un giudizio…tuttavia si verifica un imprevisto. Il processo viene interrotto dall’arrivo di Elfi da Ulthuan: mi chiedo cosa siano venuti a fare qui quei traditori, tuttavia rimango in silenzio, non voglio che i nani capiscano che non sono sollevato da questa “visita”, anzi lascio loro intendere che le mie preghiere a Kurnos sono state esaudite. La visita è più importante di quanto credessi: Teclis Aenerion in persona, il più potente incantatore tra i viventi, è qui da Togrim, a suo dire per recuperare delle pergamene sottratte agli emissari che aveva mandato dall’ambasciatore. Le pergamene che noi abbiamo ritrovato! Gli elfi morti trovati da Vys e Nuin nella cripta poi svanita nel nulla! Le cose cominciano forse a mutare in nostro favore. Ci facciamo spiegare da Teclis se e come sia possibile il verificarsi di ciò che a noi è capitato, lui risponde che si potrebbe trattare di un potente incantamento che trasferisce cose, persone e probabilmente anche un intero palazzo dal piano materiale a un altro. Raccontiamo nuovamente, alla presenza di Teclis tutta la storia, e li sembra riuscire a convincere i nani… Ci dice che le responsabili di tutto questo, secondo le nostre descrizioni, dovrebbero essere le Lamie, delle vampire molto potenti e pericolose. I nani, dopo aver chiamato anche Alejandro dalle prigioni, ci propongono uno scambio, per poter riconquistare il nostro onore: dovremo uccidere le Lamie e recuperare i sigilli in loro possesso, per poi tornare da Togrim. L’alternativa, ci dicono, farebbe della “demolizione” una leggera tortura. Dalla faccia di nuin capiamo come sia meglio accettare, ma, d’altronde, ancora una volta non abbiamo scelta. Recuperiamo i nostri equipaggiamenti e veniamo condotti in una cella, molto più confortevole della precedente: probabilmente si tratta degli alloggiamenti della milizia. Ci ristoriamo con un piatto di zuppa e un po’ di pane, che dopo i giorni di digiuno sembrano molto più appetitosi di quanto sarebbero stati normalmente: Alejandro spazzola il suo rancio e gli avanzi di tutti gli altri per poi cadere, con gli altri, in un sonno profondo. Io non riesco a dormire, uno dei nani ha definito il martello che Sebastian mi ha mandato una “balestra”: adesso sono curioso di scoprirne il perché. Mi metto ad esaminare l’oggetto, scoprendo un sistema di caricamento e di sparo al prezzo di una scodella nanica. Sembra abbastanza controllabile… prima che io me ne possa accorgere…sono caduto anche io in un sonno profondissimo e stranamente sereno.

