Archivio di Marzo, 2006

Kah Runk

Giovedì, 30 Marzo 2006 al folle orario delle 1:11
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Pensavo di non postare, oggi. Sono già  le 2 del mattino, e dall’ultima volta che ho scritto sono stato ogni giorno fuori, avrei tante di quelle piccole cose da raccontare che farei sicuramente TROPPO tardi.
Invece mi limito ad accennare al saluto rivolto a Vittorio, alla sua partenza per il servizio di leva, in occasione della quale ci siamo incontrati per due giorni consecutivi: il 28 sera al chiosco Mediterraneo ed una passeggiata notturna “all’acqua ranni” e la sera successiva alla stazione, in extremis per veder partire il treno.
Sempre alla stazione ho inaspettatamente incontrato Claudia - cosa che mi ha piacevolmente sorpreso - e scambiato due chiacchiere fugaci con Alessandro. Molto bello come, pur essendo entrambi di fretta, non possiamo fare a meno di raccontarci un pezzetto di vita.

Stasera ho impiegato il mio tempo in un piacevole quanto familiare Gullilibero e a chiacchierare di argomenti importanti e meno importanti su msn. Ed ho anche scritto il bg per un mezzorco, monaco dell’ordine del Viaggio, per la giocata di Manuele, ché ha insistito tanto per riuscire a coinvolgere tutti, come sempre.
Eccolo. Il bg, non Manuele :D

Kah Runk nasce ad Ancelot da Guarina, soave damigella brutalmente insidiata mentre attendeva alle sue mansioni di tagliaboschi. Stava, infatti, trascinando i soliti due o tre tronchi d’abete in città  quando Xorgconf, un orco cantastorie dall’ammaliante ruggito, l’ha affascinata con la sua misteriosa arte gitana.
In realtà  la voce più accreditata che corre tra le altre donne del quartiere è che sia stata proprio la donna ad immobilizzare l’orco e costringerlo a giacere in sua compagnia, convincendolo con la forza. Probabilmente è l’invidia che le fa parlare; l’invidia dei quasi due metri d’altezza della donna.
Ad ogni modo, Guarina non era di certo di nobile famiglia, e il lavoro da tagliaboschi non era sufficiente a sfamare anche le fauci del figlioletto Kah, che cresceva piuttosto in fretta - nella statura, prima che nell’intelletto. Tuttavia, nonostante non fosse particolarmente brillante nell’apprendimento, Kah era molto paziente, capace di ascoltare ed osservare con attenzione, di non lamentarsi di nulla, nemmeno della fame o degli scherzi che i coetanei più coraggiosi (non era particolarmente bello) gli facevano.
Un giorno il quartiere povero di Ancelot fu messo in allarme da un boato terribile, e tutti si chiusero in casa, temendo che si trattasse di un orso inferocito. Si trattava, in realtà , della povera Guarina, che aveva scoperto uno straccio su cui, con un carboncino, era stato scritto un messaggio:

MADRE MANCIA TU TUTTO CINGHIALO
TU NON MANCIA TU DEBOLE
TU DEBOLE TU NO PRENDE TRONCO
NO TRONCO NO MANCIA.
KAH VA LONTANO LONTANO
MA TORNA.

Guarina sapeva che il figlio era forte, grande e saggio, e quel messaggio era un altro segno della sua maturità . Tuttavia solo a stento era riuscita a mandare giù gli ultimi bocconi di cinghiale arrosto, tanto era il groppo in gola per il dolore che l’opprimeva.

In realt� Kah non aveva riflettuto su quel che significasse partire da solo in viaggio. Kah non rifletteva mai più di tanto, l’intuito ha sempre guidato le sue scelte.
“Devo partire” si disse, e partì. Senza alcun timore su come procurarsi del cibo, o su come difendersi dalle centinaia di pericoli che avrebbe sicuramente incontrato lungo la strada. Nei suoi semplici ragionamenti c’era il concetto secondo cui se il caso gli avesse riservato una data sorte, lui non avrebbe potuto comunque opporsi, per cui tanto valeva accettare i doni e le punizioni che il caso gli avrebbe fornito.
Fu così che si fermò immediatamente, quando un uomo coperto da un grigio saio lo richiamò lì dove si trovava, seduto sul ciglio del sentiero, senza nemmeno interrogarsi sulle sue intenzioni: quali che esse fossero, il caso ha messo sulla sua strada quell’uomo.
E quell’uomo chiese a Kah: “Dove vai?”
“Non lo so”
“Allora abbiamo la medesima destinazione”
“Eh” - annuì il mezzorco, fingendo di aver capito le parole dell’uomo
“Andiamo, dunque”
“Ma… dove??!”
“Non lo so: ma bisogna andare. Ho già  indugiato sin troppo, ed anche il più lungo dei viaggi inizia con un passo. Andiamo”.
Kah continuò a non comprendere, e ad accettare di vivere questo strano mondo così difficile, invece che sprecare il tempo a cercare di capirlo.
L’uomo era un monaco, sacerdote di
Fharlanghn, e lo iniziò - incomprensione dopo incomprensione, con la pazienza che distingue i membri del suo ordine - ai precetti del suo monastero.

Mi fanno male i muscoli. Finalmente :)

Naturali… stranezze.

Martedì, 28 Marzo 2006 al folle orario delle 0:21
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Vediamo… la gara l’ho vista. Sfortunato Rossi, ma non posso che essere contento per la vittoria di Loris Capirossi. Non s’è mai arreso, lui, ed è stato premiato.
L’ultima sessione di Forgotten c’è stata, lunghissima: dalle 16 alle 22:30. Ma nessuno s’è reso conto di quanto sia durata, è stata molto divertente. Addio Mel’Ham, sei stato incosciente ancor più di quanto sia mai riuscito ad essere io. E non poco. Comunque, il mio prode halfling non se n’è andato prima di aver causato sapientemente danni incalcolabili :).
Dato che la mia Domenica l’ho passata così, non ho molto altro da raccontare. Tra l’altro sono andato dritto a letto, al ritorno dalla giocata. Ho preso un po’ di freddo - così come dimostrava il colore viola scuro della pelle delle mie mani - e ho pensato fosse saggio cautelarmi.

Il mio Lunedì è stato sin troppo un Sabato, lo riconosco, come se la notte del 26, oltre a portare di un’ora avanti gli orologi, si fosse invertito il senso dei giorni della settimana. O, per dirla con altre parole, oggi ho cazzeggiato da mattino a sera. Me ne pentirò! Seeee… forse. Chissà .
Sta di fatto che stamattina ho preso un’ottima granita al caffè con Mario, e con lui ho fatto una passeggiata per Acireale. Non siamo riusciti a trovare la fumetteria, ma “sono sicuro che quando sarà  aperta, si vedrà “.
Nel pomeriggio le bici ci hanno trasportato allo spiazzo antistante il Tupparello, dove pazientemente ha cercato di spiegarmi come ci si muove su un paio di pattini. A questo punto dovrei dire “sono negato”, ma mi rifiuto di farlo e mi riprometto di provare e riprovare fin quando non considererò il risultato quantomeno accettabile.
Dopo una breve sosta a casa, di nuovo fuori: L’UCIM ha organizzato una conferenza sul tema “Curiosità  dei numeri naturali”. Interessante come non si riesca a dimostrare l’esistenza di una relazione tra numeri che hanno svariati punti in comune gli uni con gli altri. Purtroppo ci attendeva una partita di basket al S. Luigi, e ce ne siamo andati sulla domanda più bella: “Ma a che serve sapere queste cose?”. In realtà  saperle servirebbe eccome: quantomeno a soddisfare la curiosità  di chi ha speso la sua vita a cercare di capirlo, ad essere ricordati per qualcosa in qualche specialistico testo che uno dei rari iscritti alla Facoltà  di Matematica un giorno leggerà  e, se va di lusso, a guadagnarci pure qualche migliaio di euro in premio. E poi, vuoi mettere poter dire “ho scoperto una legge matematica”, “sono stato il primo ad arrivarci”, “ho scoperto questa proprietà , e nessuno potrà  metterla in discussione, dato che l’ho dimostrata”?
Chi ci arriverà  sarà  contentissimo. Io non oso aspirare a tanto, del resto :P
La partita… beh, non ho visto come è iniziata, perché sono arrivato in ritardo; non ho visto come è finita, perché sono andato via in anticipo. Ma in ritardo comunque, sull’appuntamento in palestra con Angelo. Ed ho anche trovato una chiamata persa da Valeria. [Memo: comprare ricarica.]
Della palestra ho avuto solo un assaggio, oggi: un po’ di riscaldamento, qualche attrezzo. Si fa sul serio da domani.

Boboli

Domenica, 26 Marzo 2006 al folle orario delle 3:02
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La cosa positiva di avere la febbre è che, quando passa, ti senti meglio.

La mattinata di venerdì è volata più o meno in fretta; nessuna ricaduta, fortunatamente: l’influenza mi ha lasciato in eredità  solo un fastidioso raffreddore, e la testa un po’ leggera. Ma c’è un gran bel sole, fuori, ed io ho appuntamento con Roberto, Noemi e Sebastiano al bar Castorina, per pranzo. Si doveva parlare dell’ottava edizione del caffè letterario, tema “Il viaggio”. Impegno che abbiamo mantenuto, in effetti, stabilendo la data (giovedì 6 aprile) e la selezione di testi e canzoni.
Vero è anche che poi ci siamo trovati a passeggiare per la villa Belvedere - così come non mi capitava di fare da mesi - a parlare di un po’ di tutto. Esperienza senz’altro piacevole, devo dire. Constatazione meno piacevole, lo stato in cui versa la villa stessa. Forse non è poi peggiorata molto da come la ricordavo io, forse sono io a non farmela bastare più per quella che è. Ma soldi non ce ne sono; speriamo che almeno i finanziamenti per gli interventi sulla “malattia delle palme” siano utilizzati in effetti per far fronte all’attuale “stato d’allarme”:… se no, ha voglia di “manutentare“, l’assessore.

Nel pomeriggio, dopo qualche capitolo del manuale Java in pdf letto tenendo MSN a portata di mouse, mi ha contattato Mario, con due proposte che non potevo rifiutare: la mostra di persone e personalità  acesi presso i locali dell’ex “Credito Siciliano”, in Piazza Duomo, durante la quale generosamente � stata inserita quella di sculture. encausti e boboli di Francis Lancing (artista newyorkese). Belli i quadri, invitante (ma non per me) il rinfresco. Una sconosciuta signora in età  avanzata mi ha chiesto accoratamente cosa faccio nella vita. Almeno lo spumante era buono, stappato giusto per noi. Prosit.

Una volta paghi di quanto visto, ci siamo recati al videonoleggio per noleggiare un video (incredibile!). Colti da indecisione, abbiamo noleggiato due film: “Lost in translation” ed un secondo, di cui non ricordo il titolo. Naturalmente abbiamo visto il film di Lucia Coppola, che ho trovato molto bello. Significativo, semplice, adatto.

Sabato. Ore 10:00, mi sveglio, col pensiero di chiamare Alfio. Che mi anticipa, però. Alle 11 ero fuori con lui e Mario. Alfio si scusa: “dovrei passare a comprare un pallone, però”. Nessun problema; io ne ho approfittato per comprare due paia di pantaloncini (dal colore equivoco), Mario un paio di calzettoni. Al consueto orario di colazione del Sabato, cioè quello che precede di poco il pranzo, ordino la mia granita al caffè con panna ed un’opulenta fetta di crostata con confettura d’albicocche e fettine di mela.
Dopodichè abbiamo avuto la possibilità  di visitare il castello Scammacca, appartenente alla famiglia Pennisi, di cui abbiamo potuto ammirare “il viale centrale, ai cui lati vi sono filari di palme (non malate)“, e un albero di Giuda con i fiori ottimi da mangiare in insalata.
La mattinata di cazzeggio s’è conclusa al Liceo Classico, con la più classica delle incursioni all’uscita e l’ancor più classica serie d’incontri, alcuni molto piacevoli, altri molto trash.

Passo da casa, giusto per un saluto ai miei familiari e ad un paio di amici su msn, e poi si torna fuori. L’influenza sembra ora un ricordo lontano.Riunione del Consiglio Direttivo al Liceo Scientifico, riuscita abbastanza bene; solo l’inaspettata assenza di Cesare mi ha lasciato un po’ perplesso. Sarebbe stato molto utile il suo intervento, oggi. In ogni caso, abbiamo discusso proficuamente.
Finita la riunione, e dopo alcune peripezie per la ricerca di un posteggio, io e Mario accompagniamo il Nonno a casa, e li ci fermiamo per un bel po’ con lui.
Sono rimasto zitto (così come dovrei fare quando non ho nulla da dire). Ma non è stato noioso: ho assistito all’accordatura di un violino, e non è cosa da tutti i giorni. L’ho pure provato, e questo da solo è valso tutta l’attesa. Fortunato chi sa, può e vuole suonarlo, ma soprattutto chi lo suona.

Il resoconto della mia giornata sarebbe potuto essere ancora più lungo, ma una commissione al momento sbagliato, una svista, un paio di sbalzi di temperatura di troppo mi hanno causato un fastidioso mal di testa che mi ha fatto temere una ricaduta nella malattia. Per cui ho avvisato chi andava avvisato e ho passato a casa il sabato sera. Dopotutto, non mi sono mancate di certo evasioni.

Agenda
Domenica

  • 13:40 - Motogp
  • 16:00 - Forgotten

Lunedì

  • 20:00 - Partita di basket al S. Luigi
  • 21:30 - Palestra (con Angelo)

bed time

Giovedì, 23 Marzo 2006 al folle orario delle 13:43
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Raffreddore, un po’ di tosse, la schiena come se l’avessero presa a calci, la testa gira ancora un po’. Ma almeno la temperatura s’è abbassata, non ho più la febbre. Cosa potrei mai avere da scrivere, dopo un giorno intero passato a letto?
In realtà  gli argomenti non mancherebbero, perché sono successe tante cose di cui non posso non preoccuparmi, dato che interessano e coinvolgono persone a me care. Ma non entro nello specifico, c’è troppa preoccupazione, per ora: troppa tensione.

Livio teme di essere giudicato
Mario di essere coinvolto
Giovanna di essere la causa
Manuele di veder crollare quello che ha costruito
Io, come al solito, di essere indiscreto.

Stamattina (in realtà  era mezzogiorno) ho preparato una delle migliori cioccolate che abbia mai consumato. Non era una cioccolata da offrire, era per me, come piace a me: densa, ma non come una crema; non troppo dolce, che lasci sentire il carattere del cacao. Me la scrivo, semmai dovessi riuscire a dimenticarla.

Miscelare - a secco - mezzo cucchiaio di amido, un bel cucchiaio colmo di cacao, un cucchiaio e mezzo di zucchero. Aggiungere, poco alla volta, 80cc circa di latte, portare ad ebollizione a fuoco basso miscelando continuamente.

Da Sabato 11 a Domenica 19 Marzo
La Settimana

 

  1. Pizza & Film. Come da programma, diversamente da come s’era immaginato. Pizza trasformata in panino. Film: “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton.
  2. La scampagnata. Pranzo a casa di Mario (al telefono), tutti a Fleri nel pomeriggio, a chiederci cosa inventarci per far passare il tempo prima, e “come??? Che ora è??!” dopo.
  3. “Pausa”. Giro serale con Angelo, passaggio da Aci Castello a fargli conoscere Giovanna, reduce da notte insonne e esorcismo di Emily Rose.
  4. Ghiaccio (sul). Alla pista di pattinaggio con tutti + mia sorellina, - Manu. Poi: 3 moschettieri, Fratelli Vitale a Nicolosi, spiazzo innevato dirimpetto “La nuova quercia” sull’Etna (mi pare).

  5. Cineforum con Mario, Manuele, Angelo. Vari incontri a Catania, e bell’ambiente (cineforum organizzato dalla facoltà  di Scienze della Comunicazione). Film: “La sposa cadavere” di Tim Burton in lingua originale. Passaggio da Aci Castello: Giovanna reduce da intossicazione alimentare (e probabile notte insonne).
  6. Passeggiata pomeridiana a Catania; sosta al “Liotru” e gelato (cocco e cioccolato) all’Etoile D’Or. Distanze?
  7. San Patrizio. Serata al “Murphy’s Trinity Pub” di Letojanni. Colonna sonora dei Lambrusco&Popcorn; siamo stati molto bene, e la Murphy’s rossa era veramente ottima. Poi, Taormina-di-notte. Distanze, ora evidenti.
  8. In mattinata, granita ad Acitrezza con (in ordine di apparizione) Manuele, Angelo, Roberto, Alfio, Giovanna, Alice. Memo: mai ordinare la granita all’arancia rossa al “Mythos”; dovrebbe chiamarsi “granita d’aranciata”.
    Cinema: “Il mio miglior nemico”, Verdone e Muccino. Divertente. Sosta al Gico; attesa al Gico; arrivo di Vittorio, passaggio da Aci Castello. Giovanna reduce da influenza (e possibile notte insonne). “Atmosfear” surreale, ma mai quanto i miei capelli lasciati alle cure di Alice e Giovanna.
  9. Ad Aci Castello, verso mezzogiorno, per salutare Giovanna: parte nel pomeriggio. Ha di nuovo la febbre. Scambio di contatti MSN con Alice e Federica, abbracci, saluti.

Riduttiva e superficiale, ma è un’utile traccia per la mia memoria balorda. Alla prossima! ;-)

Shiny sun

Martedì, 21 Marzo 2006 al folle orario delle 22:41
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Non scrivo da tre settimane. Questo pomeriggio ho contratto l’influenza: ho un po’ di febbre; per una tanto strana quanto immotivata associazione d’idee, ho reputato che si trattasse di una buona occasione per postare.

Ho trasferito tutto il vecchio blog su questa nuova struttura. Quella richiedeva una manutenzione piuttosto attiva e mi ha giocato un pessimo scherzo facendomi perdere tutti i commenti in blocco. Che erano la parte migliore del blog.

Su questa nuova versione non dovrebbe mai succedere, e mi permette di dedicare il tempo che posso a scrivere piuttosto che ad ordinare i post, applicare patch per migliorare la sicurezza del database e accorgimenti di questo tipo, utili per un portale ma decisamente eccessivi per un blog.

Mi connetto molto più raramente ad Internet - un “raramente” relativo, comunque, dato che riesco comunque a farlo praticamente ogni giorno, seppure solo per il tempo di dare un’occhiata a Gullilibero, ai blog dei miei amici, al forum del direttivo dell’AGI (che non si sa mai).

In seguito al mio “allontanamento” dal pc - di cui devo ringraziare (”un giorno lo farai”, dicono) i miei genitori, ho notato che si contano sulle punte delle dita le persone con cui riesco a parlare. E intendo Parlare: di persona, senza avere necessariamente qualcosa da raccontare o da chiedere, senza percepire il tempo impiegato a farlo. Il fascino e la comodità  della parola scritta, pesata, studiata per causare una reazione, un’oscillazione dell’anima in chi la legge sono poco resistibili.

Da dietro uno schermo ogni parola è quella giusta, quando le parole non bastano ci pensa una canzone a parlare per te, e le foto riproducono il reale solo nella misura in cui due dimensioni dello spazio sono sufficienti a descriverne tre, e la staticità  a lasciarne intuire il dinamismo.

Ho capito che, per quanto possa cercare di donarmi, di essere trasparente al prossimo, in realtà  conservo sempre una gran bella porzione di fatti miei e, più o meno inconsapevolmente, la difendo gelosamente. Ed ho capito che la cosa vale anche per chi mi circonda, a maggior ragione in chi non si impegna a contrastare tale tendenza.

E mi intristisco, poi, perché questo fa tornare in mente gli “incoraggiamenti” dei miei, che mi spronano a fare qualcosa della mia vita, a lasciar perdere l’associazione e le altre cose inutili, e mi ricordano che le amicizie si perdono, spiegandomi - benevolmente (non sono ironico) - che non è questione di cattiveria, cinismo, disincanto o povertà  di sentimenti; il più delle volte è una questione di tempo. Perché col tempo la vita diventa dura, e non hai più il tempo per Vivere, perché vivere ti prende tutto il tempo.

E così crolla ciò in cui si crede.

Comprendi il destino, vivi il tempo, coltiva le amicizie.

 

Tempo ed amicizie hanno giorni contati, e “comprendere” diventa un insoddisfacente, razionale “accettare”, dall’amaro retrogusto di rassegnazione.

Ho letto una cosa stupenda, sull’ultimo numero de l’Espresso: “Così come il sole non si lascia guardare, pena l’accecamento degli occhi, così la morte non si lascia pensare, pena l’annientamento di sè

Chi ha avuto la pazienza di arrivare sin qui mi perdoni per i toni patetici presi dal discorso. Ora posso tornare a “preoccuparmi” delle materie all’università , delle elezioni politiche del 9 aprile, della febbre che mi farà  saltare la partita di pallavolo, la palestra, speriamo non anche la partita di sabato. Mi piace muovermi, e vorrei approfittarne per migliorare il mio aspetto fisico. Sì, pure vanitoso :-|.

Brano IV - Alla pugna!

Martedì, 21 Marzo 2006 al folle orario delle 12:55
Postato in Avventure di un Mezzelfo

Dal diario di Tà ras:

Il risveglio non è stato dei migliori, la pietra era dura e la paglia non la ammorbidiva a sufficienza. Tuttavia, sempre meglio che star seduti sulla nuda roccia con le caviglie cinte dalle manette. Un nano in abiti comuni è venuto a chiamarci per condurci fuori dalle caverne, senza nemmeno fare colazione, nemmeno dopo esplicita richiesta di Alejandro.

Ci ritroviamo così fuori, scoprendo che non sarebbe stata una colazione, qualora ci fosse stata, ma una cena: Alejandro sembra però avere una fame quasi pari alla sua voglia di arraffare, infatti si allontana e recupera una grossa lepre che arrostiamo al calore di un fuoco da campo. L’oscurità  cala rapidamente, mentre discutiamo il da farsi: sembra che Alejandro abbia affermato di conoscere il nascondiglio delle Lamie solo per procurarsi la possibilità  di uscire dalle prigioni naniche. Per quanto si sia dimostrato una persona in grado di sopravvivere, non sento di potermi fidare di lui. Prendiamo l’iniziativa di tornare al Pinnacolo Argenteo, il maniero di sopratterra, teatro del massacro di cui ci siamo macchiati: forse lì troveremo qualche traccia, o almeno un qualche indizio. Un po’ a fatica, per il buio e la misconoscenza dei luoghi, riusciamo a trovare il sentiero, o uno dei sentieri, che vi conduce, e una volta lì, alla luce delle torce, esaminiamo il luogo che una volta era un fastoso palazzo. Nulla o quasi è come lo ricordiamo: le stanze sembrano diverse, i piani superiori se esistevano, sono crollati, non vi è che un pavimento dissestato e rovinato, con un ammasso di cuscini a circondare un vecchio e malconcio trono di legno, nell’unica stanza con le mura non crollate. Appena mi avvicino avverto, nuovamente, quella sensazione di vuoto nella testa e mi accorgo che anche Alejandro dev’essersi accorto di qualcosa, non so se per esperienza o per capacità  innata, e sta battendo tutto intorno con il suo bastone. Lascio però che siano gli altri stavolta a trovare il passaggio. Dopo poco infatti la spoglia stanza rivela l’unico nascondiglio possibile: il piedistallo del trono. Una botola con un vecchio anello di metallo arrugginito apre un passaggio con delle strette buie scale in discesa. Kyro impugna la sua torcia e chinandosi apre la strada, lo seguiamo, accorgendoci che scendendo il passaggio è più largo ed agevole. Camminiamo per qualche minuto, o forse per un’ora o più, il cammino è sempre dritto e uguale, un antro freddo e umido dal cui soffitto pendono gocciolanti stalattiti…le cui gocce sulle nostre nuche ogni tanto ci fanno trasalire e contorcere. Finalmente giungiamo ad un bivio, o meglio, un bivio seguito da un altro bivio: imbocchiamo una via, scelta secondo un preciso criterio da Kyro (a caso), ma ci ritroviamo in una stanza con una strana porta: una grossa gemma blu al centro, con quattro alloggiamenti intorno. Alejandro ci spiega che è un tipo di serratura, tipico delle porte in cui non si vuole che si entri. Torniamo indietro,imbocchiamo una delle due alternative restanti e la nostra attenzione viene quasi subito attirata da un frenetico rumore che riecheggia per tutto l’ambiente: sembrano migliaia di passi che si susseguono a folle velocità , avanti e indietro, vicino e lontano. I passi si avvicinano mentre noi ci avviciniamo alla loro fonte, finché un ammasso di piccoli puntini rossi non appare di fronte a noi, facendosi avanti. Kyro, davanti con la torcia, rivela la presenza di un enorme e strano ragno, pieno di zampe, dalla schiena lucida e dalle fauci enormi e dalle zampe affilate come spade. Non ci perdiamo d’animo e dopo alcuni colpi, di cui uno di immane violenza dello stesso Kyro, il ragno è riverso sulla schiena. Ma nemmeno il tempo di rifiatare un intero sciame di esemplari più piccoli ci assalgono, tanti che sembrano avere la meglio, all’inizio. Tuttavia riusciamo a venirne a capo e proseguiamo lungo la via, arrivando in un grande locale privo di accessi eccetto quello da cui siamo arrivati, pieno di bozzoli, al cui interno trovo i corpi sventrati di una famiglia di poveracci, che non esito a bruciare dopo averne fatto un unico tumulo: sempre meglio che mangiati dai ragni, mi dico. Da un lato della stanza c’è una pozza d’acqua calda, profonda circa 10 piedi, in cui Vys si immerge, cercando un passaggio: lo trova in effetti, ma è buio e lontano, e nessuno di noi è abbastanza a suo agio in acqua da arrischiarsi verso l’ignoto. Alejandro invece nell’acqua trova una pergamena: sembra raffigurare un locale di un palazzo, sopra le porte vi sono raffigurati dei ragni, e sui muri dei buchi che sembrano tane. Ci parla di una leggenda, di un elfo-ragno, ma purtroppo ho ascoltato solo distrattamente, mentre ero impegnato con i corpi di quei malcapitati. La via è dunque impraticabile anche da qui: ne resta soltanto una. Ci addentriamo nell’ultimo cunicolo e dopo poco aver sentito delle vocine, un oggetto ci arriva addosso a velocità , senza però far troppi danni: una pentola di pasta e fagioli; poi una seconda, e una terza. Visto che stando fermi non siamo in condizione di difenderci da questi attacchi, avanziamo, vedendo di fronte a noi una palizzata di legno, con diversi esserini verdi e pustolosi che ci guardano ridacchiando. Uno di loro, più grosso a vedersi e con un bastone gemmato urla qualcosa che non comprendiamo e un’altra pentola vola oltre le nostre teste, mentre i cancelli della palizzata si aprono e un’orda di goblin scriteriati corre verso di noi per assalirci. Una metà  di essi vengono spazzati via da tre di loro che si muovono facendo roteare una pesante palla chiodata legata ad una catena. Sono i primi a cui miriamo io e Vys. Nonostante gli esserini cedano alla prima freccia, le palle continuano a girare, e un paio colpiscono in pieno Nuin, che continua ad avere ottimi motivi per alimentare i pregiudizi sugli elfi. Un pugnale parte dal buio colpendo in testa lo sciamano, facendolo cadere all’indietro dalla palizzata, io lo finisco con una freccia quando lo vedo roteare sulla palla chiodata di un altro goblin fanatico che, perso il controllo viene stritolato dalla sua stessa catena. Tutto questo mentre Nuin e Kyro spazzano via i pochi goblin che erano riusciti ad arrivare fino a noi. Lo scontro sembra quindi terminato. Alejandro esce di nuovo alla nostra vista, con una grossa gemma in mano, forse quella del bastone dello sciamano, e quattro ampolle di vetro, che non esitiamo a bere, sentendoci meglio. La gemma, la prende Nuin, forse aprirà  la porta del primo passaggio…