Brano III – Boom!

Sono così partito insieme ai sei nani pesantemente armati ed i miei compagni d’avventura, non senza un fastidioso senso di colpa per aver tradito la fiducia di Sebastian: nonostante tutti i misteri che si porta dietro, avrei voluto almeno incontrarlo ancora una volta, per cercare di capire di chi fosse meglio fidarsi. Ma le circostanze ci hanno costretto.

Guardo il cielo: la strana luce che ci ha condotto sin qui non brilla più nel cielo.

La marcia non ha affaticato molto nessuno di noi, con l’eccezione di Kyro, affannato e infastidito dalla fatica – daltronde, me lo diceva sempre mia madre, al villaggio, che è sin troppo facile abituarsi all’ozio. I nani si muovono ordinatamente e schematicamente, in perfetta sincronia, sicuramente frutto di interminabili e noiosissimi addestramenti. Al calar del sole, con mosse misurate e rapide i nani montano un accampamento essenziale ma funzionale e presto accendono un fuoco ponendovi sopra – con evidente soddisfazione – un grosso pentolone. Alcuni tra loro evitano anche solo di scambiare parole con noi, nuovi compagni di viaggio, solo due tra loro cercano di scambiare qualche parola con noi – o meglio, con Nuin, ma accettando di parlargli in nostra presenza. Uno dei due, di nome Narà k, racconta del signore della loro fortezza – verso cui ci stiamo recando – e delle sue stranezze, forse dovute all’aver vissuto troppo a lungo nella “sopraterra”. Pare, infatti, che l’anziano regnante non solo preferisca vivere nella parte non sotterranea, ma che addirittura ami circondarsi di donne umane anziché di “barbute nane”. Nuin sembra stupito, Tà ras turbato. Kyro, invece, entusiasta: mi lancia uno sguardo di intesa quando sorrido al pensiero che tra tanti nani potrà  vedere delle belle donne.

I nani ci dicono che, per fare prima, dovremo utilizzare un passaggio sotterraneo, una vecchia miniera. L’idea non mi piace affatto, ma se è già  difficile convincere il solo Nuin a cambiare idee, alla presenza di sette nani mi arrendo quasi subito all’idea di entrare nuovamente in angusti ambienti privi di luce.
Nonostante i turni di guardia rigorosamente tenuti dai nani, Tà ras ci comunica l’intenzione di restare sveglio, e io suggerisco a Kyro di dargli il cambio, dato che ha gi� ben avuto modo di riposarsi al villaggio, dove spadroneggiava.

Il resto del viaggio prosegue senza troppe sorprese e, dopo qualche giorno, ci fermiamo davanti ad un grosso portale. I nani distruggono il carro che trainavano a turno con le loro armi sputafuoco e calano una maschera metallica sul loro viso, reso così protetto ed ancora più minaccioso. Il portale reca un’incisione: “osservate la legge di Morghot. Bussate ed aspettate…”. Questa sembra lasciare spiazzati i nani, che esitano sul da farsi. Colgo allora l’occasione per proporre nuovamente di intraprendere una via alternativa ma, esclusa questa possibilità  da Narak, è Nuin a sbloccare la situazione, andando a bussare alla porta con la sua solita fermezza.

Bussa, ed attende. Ma nulla accade.Ruota allora le due maniglie, nel tentativo di aprire. Apre, in effetti: la porta, ed una voragine sotto i nostri piedi. Riesco ad aggrapparmi al bordo della voragine, per mia fortuna: scrutando il fondo, noto che è disseminato di letali punte metalliche. A parte Tà ras che, come me, è riuscito ad aggrapparsi, tutti gli altri sono caduti sul fondo, avendo almeno la “fortuna” di cadere su altri cadaveri e non finire trafitti.

Già  scossi per la trappola all’ingresso, i nani sussultano nuovamente entrando nella miniera: segni di artigli e denti su cadaveri sparsi ovunque. “Pelleverde!”, esclama uno dei guerrieri nanici. Neanche il tempo di finire la frase, che un gruppo di esseri molto piccoli con artigli e denti appuntiti e lunghi ci assale. I nani, fino ad allora sempre rigorosamente in formazione, agiscono scompostamente. Uno di essi cade, sbilanciato dall’assalto di alcuni dei mostriciattoli ed un suo compagno, nel tentativo di colpire uno dei pelleverde, gli fracassa il cranio con una poderosa mazzata. Sorte simile stava per toccare a Tà ras nel momento in cui, caduto a terra, viene ferito sulle sopracciglia con un fendente impreciso di Kyro.
Quando riusciamo, infine, a sbarazzarci di questi “pelleverde” ci avviciniamo ai cadaveri dei malcapitati passati qui prima di noi: si trattava di uomini armati e con le insegne di Sygmar. Sono sei, e tutti stringono il pugno della mano destra. Nuin rinviene in ognuno dei pugni una statuetta, che riconosco appartenere al gioco che facevano gli anziani del mio villaggio, gli scacchi.
Se solo avessi mai chiesto come si gioca, magari quei pezzi potrebbero avere un significato.

Dopo aver (incredibile a dirsi) rassicurato i nani, scossi per la perdita del loro compagno, Tà ras si pone alla guida del gruppo. Seguendolo, giungiamo in una stanza dove una figura barcollante si avvicina a noi, mentre un’altra sembra restare immobile, come seduta a terra. Qualche attimo di esitazione, per poi capire che le sue intenzioni sono tutto fuorché amichevoli.
Estraggo due pugnali tra quelli sottratti al cadavere di Akhari Vurdalak, l’attentatore di Sebastian. Scaglio il primo, che si conficca tra gli occhi dell’uomo (o quello che sembra un uomo semidecomposto), che continua ad avanzare. Lancio il secondo, e mi pento immediatamente di aver lanciato: non solo non ho colpito il bersaglio, ma il pugnale si ferma solo dopo essersi conficcato nella spalla di Tà ras.
Nuin pensa a spazzare (ma forse sarebbe più corretto dire “spezzare”) via il nostro nemico, ed io mi avvicino a Tà ras, dolorante. Sembra preoccuparsi ancora di più quando viene a sapere dove ho preso il pugnale che l’ha colpito. Senza dire altro si rialza e, cercando di mantenersi stabile sui piedi, ci dice di continuare. Mi offro di stare davanti al gruppo.

Percorso l’ennesimo corridoio, giungiamo in una stanza dove si stava giocando una macabra partita a carte: tre di quei mostriciattoli sfidavano la sorte con altrettanti cadaveri posti a sedere al tavolo. Non appena si accorgono di noi, due di essi saltano giù dalle sedie mentre uno salta sul tavolo, estraendo una rudimentale balestra. Impugno il pugnale a due lame e mi avvento su quest’ultimo, per evitare che da lontano possa colpire Tà ras, ferito gravemente anche a causa mia. Anche gli altri due sono presto sistemati dal resto del gruppo.

Proseguendo, mi scanso appena in tempo: dei macigni si schiantano a terra, attorno a me. Uno dei nani è colpito in pieno e, nonostante io, Kyro e Nuin riusciamo a scostare il masso e Tà ras abbia tentato di assisterlo, per lui non c’è nulla da fare. Un nuovo incontro ci attende: attorniato da un folto gruppo dei “soliti” pelleverdi piccoli, eccone uno decisamente più grande e grosso. A quanto sento dai nani, si tratterebbe di un orco, come quelli di cui raccontavano le leggende al villaggio. Non si trattava solo di favole, eccone uno lì, e presto lo affronterò, come gli eroi delle leggende.
Finisco di sognare – e di infilzare un paio “di quelli piccoli” che si gettano su di noi – all’urlo “Giù” di Narak il nano. Mi volto appena, quanto basta per vedermi puntati alle spalle tre bocche di fuoco. Mi tuffo a terra e quando riapro gli occhi l’orco, come fosse stato davvero una leggenda, è svanito in una nuvola di fumo (che puzza di carne bruciata).

Un’altra porta. Da dietro, sento uno strano rumore, come un sommesso ruggito… ritmico, però. Mi viene in mente un’idea di cosa potesse trattarsi, ma non voglio sperarci troppo (dato il boato provocato dalle bocche di fuoco). Chiedo agli altri di aspettare e fare silenzio e avanzo, il più cautamente possibile, lungo il corridoio. Mi accorgo appena di avere Tà ras con me, mi ha seguito ben più silenziosamente di quanto non sia capace io. In fondo al corridoio, due grossi piedi sporgono. Quando ci affacciamo, notiamo un grosso orco che dorme su un tavolo. Uno sguardo, e le nostre frecce sono già  incoccate, e subito nel suo collo. Si sveglia (questo non l’avevamo previsto!) e si alza, incredulo, smarrito eppur maestoso. Mi ferisce, ma ormai è in gravi condizioni e in poco tempo lo neutralizziamo.

Nella stanza in cui ci troviamo adesso vediamo una semplice scrivania, e a terra delle tracce insanguinate spariscono sotto una libreria – che evidentemente, nasconde un passaggio. Mentre io e Kyro cerchiamo il modo per aprirlo, Nuin va a controllare il contenuto dei cassetti, rinvenendo un diario.
Le pagine che attirano l’attenzione del nano sono quelle riguardanti la ribellione degli schiavi della miniera al precedente padrone, che già  da tempo teme possa essere guidata da un tale Morghot. Le ultime parole del diario recitano, appunto: “bisogna uccidere Morghot”.

Scoperto il meccanismo d’apertura del passaggio nella libreria, il percorso prosegue a lungo in discesa. La temperatura aumenta in modo preoccupante fin quando non ci troviamo su un corridoio in pietra che fa da ponte su una distesa di fuoco. Sul finire, il corridoio si allarga in una piattaforma dalla forma circolare e larga più o meno dodici passi. Un trono, al centro, su cui è seduto un enorme essere dalle braccia lunghissime, sproporzionate rispetto al resto del corpo. C’era anche un piccolo pelleverde, ma nessuno di noi sembrava aver intenzione di badare a quello adesso, nemmeno quando – poverino! – per attirare la nostra attenzione esegue un perfetto tuffo nel lago infuocato.

“Morghot?” dico, incredulo, e il mostro educatamente si alza al mio invito, correndo verso di noi per “accoglierci”. Non so dove ho trovato il coraggio per non scappare via – forse mi è stato dato dalla consapevolezza di avere il corridoio alle mie spalle ostruito da un uomo, un elfo e SOPRATTUTTO sei nani – così ho puntato i piedi al terreno e la lancia contro Sua Mostruosit� (non più) In Trono. Per un momento
spero di averlo ucciso, avendolo trapassato da parte a parte, ma sembra più infastidito che realmente dolorante. Il suo corpo sembra non soffrire dei tagli e delle perforazioni che gli procuriamo con le nostre armi, in quanto subito si rimarginano. Quasi a dimostrazione di ciò, non trovando di meglio lì attorno, ci stupisce strappandosi da solo un braccio, brandendolo con l’altro come fosse un enorme clava.
All’urlo “giù” le bocche metalliche che i nani chiamano “archibugi” sputano fuoco nuovamente. Ora il nostro nemico ha un grosso buco in pieno ventre, e questo non sembra rimarginarsi. “Benissimo”, penso, “basterà  che lo colpiscano ancora con quegli affari”.

Mi volto, e subito quest’altra mia speranza si rivela illusoria: i nani lamentano infatti di aver finito la polvere nera necessaria a creare il fuoco. Annuso l’aria, e al sentir nominare “polvere nera”, penso al sacchetto che ne ho raccolto da Akhari, insieme ai pugnali, e lo lancio ai nani con gli archibugi.
Dopo aver “tenuto a bada” questo enorme pelleverde per il tempo necessario a ricaricare l’arma, di nuovo un avviso ci fa scostare, ma stavolta il boato è di violenza molto maggiore. Il pelleverde ha un altro buco addosso, ma nell’esplosione uno degli archibugieri ci ha rimesso la vita. Kyro, all’improvviso, si avventa con rabbia contro il nemico ma, non riuscendo a coglierlo di sorpresa – e procedendo di certo a passi non mirati – sembra destinato a cadere nel lago infuocato. In un atto di disperazione s’è aggrappato al braccio strappato che il mostro usa come arma, salvandosi da morte certa.
Narak estrae quello che sembra un piccolo archibugio, si avvicina al pelleverde e, pronunciata qualche strana parola (forse propiziatoria?), anche la sua arma produce fumo, fiamme e rumore. Finalmente, Morghot barcolla all’indietro e, sbilanciandosi, crolla nella distesa infuocata, sparendo tra le fiamme.

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