Brano II – In esplorazione
Un veloce scambio di sguardi tra me e Tà ras, e subito cominciamo a mettere a soqquadro l’armeria, in cerca di un passaggio celato. Dopo aver perquisito l’ambiente, mi arrendo all’idea che le Tenebre Alate avranno un metodo tutto loro per aprire le botole dall’esterno. Non abbiamo ancora capito come guadagnare l’accesso al corpo centrale del castello, non rimane che esplorare il più possibile. Un edificio, nel cortile interno, ha la porta spalancata. Entriamo, sembra essere una camerata ormai deserta. Io e Nuin notiamo una piccola armeria da cui proviene un curioso odore di spezie. Dopo una breve quanto infruttuosa ricerca, raggiungiamo Kyro e Tà ras al piano di sopra, dove vediamo quattro porte. Ognuno di noi ne apre una. Sembra che ci troviamo in stanze di ufficiali. Trovo un mantello nero ed alcuni vestiti dai tessuti abbastanza pregiati nell’armadio. Alcune pergamene con delle annotazioni, sulla scrivania, riportano tentativi di ribellione puniti, ordini ricevuti e dati. Prendo con me le carte, per mostrarle ai miei compagni. Anche Nuin ha preso qualcosa da mostrarci: un mantello veramente enorme che, ripiegato su se stesso, assumeva uno spessore pari all’altezza del suo busto. Usciti da questo edificio, entriamo in un altro. La visione che ci si para dinnanzi ci lascia attoniti: carni, salumi e formaggi d’ogni tipo, pane ancora fresco, erbe aromatiche ed un barile, nella camera adiacente, che non manca di attirare le attenzioni di Nuin, che vi si fionda accanto, prosciutto alla mano. Io riconosco l’odore della carne di cervo, e ne mangio una porzione essiccata ad arte. Su invito del nano festoso, bevo un sorso del liquore contenuto nel barile, birra. Non mi ha fatto impazzire il suo gusto aspro, ma ho mandato giù, come si conviene ad un guerriero assetato! Sufficientemente sazii, ci ricordiamo di non essere esattamente in vacanza, e ci poniamo nuovamente il problema dell’accesso al corpo centrale del castello. Ho pensato che l’enorme portone in legno forse era troppo robusto per essere buttato giù, ma non avrebbe resistito al fuoco. Rivolgo allora il mio sguardo al mucchio di legna da ardere contenuto nella stanza del barile, accanto ad un forno. Mi avvicino al legname, ed avverto un terribile tanfo, che subito ricollego a quello sentito alla fossa comune di Mordehim. Vedo Kyro e Nuin assumere un colorito verdognolo e voltarsi di scatto, per poi vomitare convulsamente, quando giungono dove la puzza è più intensa. Spostiamo il legname, temendo già cosa possa nascondere, ma non troviamo nulla. Apro, allora, il portello del forno, ed un’ulteriore intensissima zaffata ci investe. Tà ras accende una torcia a rischiarare il buio all’interno di quello che, più che un forno, riconosciamo essere un passaggio. Un cunicolo, reso macabro dalla presenza di decine di cadaveri bruciati, scheletri con brandelli di carne straziata ancora addosso. Presagisco quale sarà , nostro malgrado, la cosa da fare e copro con un panno naso e bocca, per quel che possa servire. Difatti poco dopo ci infiliamo uno ad uno, Tà ras in testa, nel ripido cunicolo e, cercando di non pensare a quali sono gli appigli con cui ci aiutiamo durante la scalata, giungiamo alla sua fine. Ci troviamo in un edificio in pietra. Tà ras prende la guida del gruppo e apre una porta. Entriamo in una stanza in cui, oltre le “solite” porte in legno, ne vediamo una in pietra. Provando a spingerla, ruota su se stessa e, una volta perpendicolare alla parete, permette il passaggio. Ci troviamo adesso in un grande salone con un lungo tavolo. Al centro, un grosso camino, con sopra esposto un vecchio scudo arrugginito. Sulla tavola, due candelabri dorati ed uno nero. Grandi arazzi adornano (o almeno, credo che questo fosse l’intento iniziale) la sala: un uomo, la cui figura imponente e minacciosa ci fa dedurre che si tratti del Conte Dimitri, ed una donna molto bella, dai lunghi capelli. Seguendo Tà ras, usciamo dal salone; ci troviamo ora in un corridoio non particolarmente largo, nè lungo. Ancora una porta da scegliere: Tà ras stavolta esita, sono io a ruotare la maniglia della porta. Un tonfo, anzi tre, all’unisono: anche stavolta ne ho combinato una delle mie! I miei compagni sembrano non avercela con me, si sono resi conto che non potevo certo immaginare che, al ruotare della maniglia, sarebbe mancato loro il pavimento sotto i piedi. Li aiuto a risalire, almeno, per come posso, calando loro la mia corda. Nella stanza ci colpisce subito la presenza di una statua particolare, posta vicino alla torretta con la scalinata: raffigura infatti un corvo nella parte superiore e le gambe di un uomo. Le due parti non combaciano perfettamente; in effetti non sono nemmeno saldate. Provo, infatti, a sollevare la parte superiore della statua, che viene via facilmente, essendo semplicemente impilata sulla parte inferiore attraverso un piolo. Tà ras si avvia lungo le scale, ci troviamo adesso in un altro corridoio, con molte porte lungo le pareti. Tesi, ci prepariamo ad irrompere nelle altre stanze, quando sentiamo provenire da una delle porte un certo vocìo. L’elfo si avvicina, a passi leggeri, ascoltando: due voci preoccupate per il trambusto accaduto al castello, una delle quali chiaramente distinguibile come femminile. Tà ras bussa con fermezza alla porta, le voci si ammutoliscono. Proviamo ad aprire la porta, ma qualcosa la blocca. Ci rendiamo conto che le persone dentro quella stanza sono spaventate almeno quanto noi, per cui cerchiamo di convincerle delle nostre buone intenzioni. Dopo un po’, un gran trambusto ci fa capire che il mobile posto ad ostacolare la porta era stato spostato. Apriamo la porta, e come sempre Tà ras si avvia per primo. All’interno, una donna dai lunghi capelli bruni ed i lineamenti non dissimili da quelli visti nell’arazzo del salone di Dimitri. L’elfo si avvicina, a passi mirati, alla donna ma, improvvisamente qualcosa lo colpisce alla nuca, facendolo stramazzare al suolo! Da dietro l’angolo una corpulenta figura (impiego qualche secondo a capire che si tratti di una donna) esce allo scoperto, armata di padella e matterello. Ci rivolge alcune minacce, poi sviene impaurita dalle nostre armi (forse). Fortunatamente Tà ras riprende subito conoscenza. Si alza e, stizzito, si allontana dalla donnona. Nuin, solitamente molto burbero e riservato, si fa ora avanti sfoggiando un nanico, raggiante sorriso e chiede speranzoso: “Sei tu a fare quei prosciutti?”. La cuoca, Ester, risponde di sì, un po’ spiazzata dall’improvvisa domanda. Tuttavia lo strano approccio del nano serve a mettere in qualche modo a proprio agio la donna da cui, sebbene eviti palesemente di nominare il conte, riusciamo a carpire qualche informazione sul castello. L’altra donna, decisamente più aggraziata e dalle proporzioni armoniose (sebbene sembri veramente minuscola, accanto ad Ester) non riesce a completare una sola frase; se prima era terrorizzata dalla nostra comparsa, ora lo è per via delle nostre domande sul conte. Dalle parole che timidamente balbetta si riesce a capire che è una governante. Le chiedo della statua del corvo, e il panico s’impossessa nuovamente di lei, ci parla di quattro statue, di corvi che emettono un bagliore rosso dagli occhi, della statua di un uomo che non deve mai spolverare, per evitare il rischio di ruotargli le mani. Questo ci fa capire che le statue vanno ricomposte, a formare le figure originali, poiché sicuramente celano qualcosa di importante per il conte. Torniamo allora al piano inferiore. Percorrendo il corridoio lungo la parete, su quel che rimane ormai del pavimento, apriamo la porta antistante, trovando oltre la statua “opposta” a quella vista prima: zampe di corvo, busto d’uomo. Scorporo anche questa statua e, troppo ingombrante per portarla lungo lo stretto passaggio, lego il busto alla mia corda e lo calo nell’apertura, trascinandolo e risollevandolo, poi, dall’altro lato. Ora abbiamo entrambi i “pezzi” della statua dell’uomo ma, assemblandoli, vediamo che la parte superiore comincia subito a sciogliersi, inspiegabilmente. Ci guardiamo dubbiosi per un attimo, poi Kyro separa nuovamente la statua. Le parti che si erano sciolte, tornano immediatamente al loro aspetto originale. Incerti sul da farsi, decidiamo di tentare a rimontare prima la statua del corvo. Stavolta, messi insieme i due pezzi, sembrano saldarsi perfettamente. La statua non si scioglie, ma i suoi occhi emettono luce rossa. Riproviamo allora a montare la statua dell’uomo, ruotando stavolta le mani dalla posizione iniziale, ma questa inizia nuovamente a sciogliersi. Decidiamo, per il momento, di lasciare la statua smontata e esplorare il resto del castello alla ricerca delle restanti due. Giungiamo in una sala buia, riusciamo solo a distinguerne i contorni: sembra un ambiente circolare, dal soffitto alto. Kyro accede una torcia e due tenebre alate, che erano immobili sulle rampe di scale, si scagliano contro di noi. Sfodero la mia nuova, enorme spada, piantandomi il meglio possibile sui miei piedi e facendomi scudo della stessa lama. La difficoltà nell’usare quest’arma non mi si presenta tanto al momento di sollevarla sul mio avversario, quanto nel controllare il fendente, una volta partito. In questo caso il colpo va a segno sul mio nemico, già rallentato da una ferita infertagli da Tà ras con la sua piccola spada. Sono Nuin e Kyro ad occuparsi dell’altro, rendendolo malconcio come solo loro sanno fare.

