Brano II – All’assedio!

Non so cosa mi spinga a scrivere queste memorie in un momento tanto pericoloso; non ho tanto tempo e potremmo essere attaccati nuovamente,da un momento all’altro.

Raki, l’anziano guerriero, ci ha condotti verso il maniero che avevamo avvistato da lontano precedentemente. Abbiamo visto ancora più corvi morti di quanti non ne avessimo visti all’andata, ma stavolta non erano neppure integri, anzi, erano completamente dilaniati!
Dopo lo scontro con le Tenebre Alate al villaggio, sarebbe stato stupido presentarsi all’ingresso principale del maniero; fortunatamente Raki conosce un lato delle mura adatto ad essere scalato dove dovrebbe essere più facile passare inosservati. Mi stupisce vedere avanzare con tanta sicurezza quell’uomo anziano sullo stretto passaggio che porta alla parete, dal momento che basterebbe inciampare per precipitare in un profondo baratro.

Ha estratto qualcosa da sotto il mantello e l’ha sbattuta per terra, creando una sorta di fumo denso simile a nebbia, dopodichè ha assicurato alla cima della parete il rampino della sua corda e, arrampicatosi, ha subito provveduto a calare una corda per ognuno di noi. Dopo averla afferrata, mi volto a guardare il vuoto alle mie spalle. Stringo il medaglione di Sygmar, deglutisco e comincio la
scalata. Daltronde non ho mai avuto difficoltà  ad arrampicarmi, e se ce la fa Nuin con la sua pesante armatura, non vedo perché dovrei avere problemi io!

Sulle mura, adesso, Raki si è appostato dietro una porta di uno dei torrioni con Tà ras, e fa cenno a me, Nuin e Kyro di appostarci dietro la porta dell’altro. Nonostante l’ambiente sia illuminato, il cielo è completamente nero. Avverto una sensazione inquietante e, nonostante la sua robusta scorza da nano,anche Nuintradisce nella sua espressione un senso d’opprimente fastidio.

La porta dietro cui s’era appostato Raki s’è aperta, coprendoci la visuale. Sentiamo un urlo, Tà ras prova a spingere con il piede la porta, nel tentativo di chiuderla, ma essa è ostacolata dalla presenza
di un cadavere – non quello di Raki, scopriremo poi – e dopo essersi affacciato per controllare, si avvia verso di noi. Nel frattempo anche la porta che presidiavo s’è aperta, ma avendo esitato un istante di
troppo, un soldato è riuscito a cogliermi alla sprovvista, ferendomi al fianco. Nuin, prima coperto dalla porta, è venuto fuori di scatto, tranciando letteralmente in due il soldato; per non ammettere che ha agito per proteggere me non ha trovato di meglio che esclamare “Ed ora vediamo di fare silenzio!“.

Sorrido, incoraggiato dalla spavalderia del nano; poi ci addentriamo nella stanza. Qui troviamo ad attenderci sei soldati, tre armati di spade ed i restanti schierati in fila con le balestre puntate. La battaglia è dura, ma riusciamo in poco tempo a sconfiggere i nostri nemici. Da una botola due soldati, ammantati da piume di corvo ed armati di pesanti spadoni, salgono in fretta. Uno dei due si avventa subito su Nuin, ferendolo in pieno torace, e stavolta rendo il favore ricevuto prima, centrando il soldato con due frecce prima che potesse nuocere nuovamente. Tà ras e Kyro si sono occupati dell’altro; non ho seguito con attenzione le loro mosse, ma il risultato era una figura umana nonproprio bella da vedere.

Anche ai piedi del torrione la battaglia infuria. Fiamme lambiscono la stalla, da cui escono cavalli
impauriti al galoppo, ed un uomo, avvolto dalle fiamme, rincorre e si getta addosso a quanti più soldati riesca a raggiungere, nel tentativo di ustionarli.
Subito dopo, abbiamo sentito ancora urla e rumori di passi provenire dal basso; ho subito rivolto la mia attenzione alla botola: un’altra figura, più imponente e massiccia delle altre, ne viene fuori. Non
indossa armature, i suoi occhi sono totalmente neri e impugna una strana arma composta da un grosso bastone con delle sfere chiodate legate allle estremità . Tà ras corre subito temerariamente contro il nuovo nemico e, spada corta alla mano, lo ferisce alla spalla.
L’inquietante figura non si lascia sfuggire nemmeno una smorfia, e procede verso Kyro. Incocco una freccia, la scaglio, e faccio lo stesso con una seconda. Ora il nemico ha due frecce in gola; mi aspetto di vederlo cadere inerme, ma sono le mie frecce che, quasi fossero state rifiutate dal suo corpo, cadono a terra insanguinate. Subito dopo è Nuin a sferrare un deciso colpo di mazza alle costole del soldato, colpendole, a giudicare dal rumore d’ossa fracassate.
Tuttavia, incredibilmente, il guerriero non demorde, continuando ad avanzare.
Kyro decide di smettere di aspettarlo e andargli incontro. Solleva la sua lunga spada, portando un velocissimo fendente che tronca di netto un braccio al nostro avversario e, con un impressionante colpo di scudo, lo scaraventa contro un muro, dove rimane finalmente immobile.

Scendiamo attraverso la botola, lungo una scala a chiocciola, per ritrovarci in un cortile interno. Intorno, diversi cavalli corrono, terrorizzati dalle fiamme. Tà ras riesce ad ammansirne alcuni, perché le loro bizze non costituiscano un pericolo per noi, poi un corpo inerme attira la sua attenzione. Incuriosito, lo seguo, per ritrovarmi con lui dinnanzi ad un corpo semicarbonizzato. Un arco composito nero che tiene ancora addosso – incredibilmente non danneggiato dalle fiamme – ci fa subito capire che si tratta del coraggioso Raki.
Consiglio a Tà ras di prendere l’arco, dal momento che Raki è morto per combattere le Tenebre Alate e non vorrebbe mai che la sua stessa arma venisse adoperata da uno di esse contro il suo popolo. L’elfo indugia in un lungo silenzio, poi raccoglie l’arma, esprimendo l’intenzione di restituirla ai cari di
Raki non appena se ne presenterà  la possibilità .

Ci rechiamo dinnanzi al portone dell’edificio centrale, che è chiuso, come ci aspettavamo. Torniamo sul torrione attraverso cui s’era fatto strada Raki, dove troviamo un’altra botola ad ostacolare il nostro passaggio.
Nuin tenta di farne saltare i tre cardini colpendoli con la mazza. Forza con facilità  i due alle estremità , ma quello centrale resiste ai colpi. Prova ancora una volta, poi sono Kyro e Tà ras ad accanirsi sul restante cardine.

Tà ras, dopo aver menato qualche colpo di spada corta sul cardine, si ricorda di avere una sorta di strano martello lasciatogli da Sebastian. Risolùto, lo afferra con decisione e vibra un forte colpo, ma con l’imprecisione di chi usa un attrezzo mai adoperato prima. Sente un rumore di un meccanismo che scatta, poi un lamento provenire dalle sue spalle. Controlla il martello: non sarà  stato forse
in quello a muoversi qualcosa? Si volta lentamente, per scoprire lo spettacolo che ho davanti agli occhi, non senza esserne preoccupato: Nuin paonazzo per la rabbia, che avanza minacciosamente verso l’elfo, imprecando. Aveva scoperto uno degli usi del martello: era lì, conficcato nella sua spalla, un piolo appuntito. Mi avvicino cautamente e, visto il modo in cui il paletto era penetrato, mi offro di estrarlo, adottando la tecnica con cui, a caccia, estraggo le frecce dai cinghiali, cercando di evitare di rovinarne le carni. Ammetto che il nano non s’è lamentato più dei cervi morti; credo che fosse la sua
rabbia a prevalere sul dolore.

Tà ras intuisce allora che farebbe meglio a continuare a tentare di scardinare la botola con l’arma a lui più consona e, sottratte ai cadaveri dei soldati alcune spade, continua a colpire il cardine più resistente, aiutato da Kyro.
Io, dal torrione salto sul tetto dell’edificio, cercando un passaggio, o uno spiraglio da cui osservare l’interno. Lo trovo, ma non riesco a vedere altro che buio. Voltandomi verso i miei compagni, noto che sono riusciti ad aprire la botola e, dopo averli raggiunti, scendiamo all’interno.

La stanza è chiusa, priva di porte, e la botola può essere aperta solo dall’interno. Piuttosto strano, ma per ora sono le rastrelliere colme d’armi alle pareti ad attirare le nostre attenzioni. Io e Tà ras riempiamo nuovamente le nostre faretre.
Voltandomi, vedo un massiccio spadone assicurato alla rastrelliera.
Questa sì che è una vera spada! La sollevo, soppesandola: molto pesante ma ben bilanciata. La assicuro a tracolla, sento che mi servirà  di qui a poco.

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