Archivio di dicembre, 2005

Maybe someday…

martedì, 13 dicembre 2005 al folle orario delle 16:30
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La lunga attesa che sia troppo tardi (madame) mi lascia così poco tempo, in questi giorni, che riesco a scrivere i miei delìri qui ormai solo a giorni alterni, sotto l’effetto di alterni umori.

Mi affascina e al tempo mi rabbuia vedere come ogni esperienza, ogni rapporto subisca gli effetti del tempo come un essere vivente, con la differenza che esso muore ma può anche rinascere, a volte.
Quando nasce, a meno che non nasca proprio male, è bello, se non perfetto. Non solo bello, è anche infinita potenzialità , portatore di speranze, oggetto di progetti.
Poi cresce, scontrandosi con il contesto in cui si trova, adattandosi, fiorendo o subendo, soffrendo, acquista una sua personalità . Diventa riconoscibile, controllabile, rassicurante, prevedibile, noioso, pesante. Poi muore. Finisci quasi per dimenticartene quando ne ritrovi una traccia, e allora tenti la rianimazione, investendo risorse e speranze in misura molto maggiore di quanto non sarebbe stato necessario non lasciandolo mai morire. Potresti avere successo, o spendere tutto quello che hai. Per nulla.

Ho parlato talmente a lungo e di tanti argomenti con così tante persone che ho le idee un po’ confuse, quasi certamente finirei per ribadire le stesse cose anche qui, “tra me e me” (e gli amici che si tengono aggiornati su di me e i curiosi di cui merito le attenzioni :) )

Per ora, basta, non voglio sprecare del tutto la cioccolata e il pane e miele che ho mangiato solo poche ore fa, fintanto che riesco a ricordarne la dolcezza.

TROPPI ANNI DI CURE MI AVRANNO FATTO MALE?

Chi vuol esser lieto, siae

sabato, 10 dicembre 2005 al folle orario delle 16:53
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Il soggetto mostra tutti i sintomi del sonno. La scrittura è incerta, i concetti distorti, gli occhi semichiusi; tuttavia non reagisce agli stimoli del letto.

Segue analisi cronografica del suo vissuto odierno.

Destatosi alle ore 08:30, anche oggi il soggetto ha abusato delle ore di veglia, concedendo al proprio organismo quattro ore di riposo.
Ha consumato una colazione sostanziosa, sebbene abbia operato scelte opinabili quanto a valori nutrizionali, ha controllato i suoi mezzi di comunicazione, riscontrando trilli (n. 3) provenienti dal contatto “Cogli l’acqua”, alter ego di Mario.

Scende dunque le scale, dice qualcosa che le nostre apparecchiature non riescono a decifrare alla donna che incontra sulla sua strada, e, automunito, si reca presso l’abitazione di Mario. Compone un numero su un vecchio dispositivo cellulare, accostandolo consecutivamente all’orecchio (in modo molto malsano, per via dell’inquinamento elettromagnetico). Si reca al liceo classico Gulli E Pennisi di Acireale, dove incontra Mario. Sarebbe lecito azzardare la supposizione che Mario si trovasse già  presso il suddetto edificio scolastico al momento della telefonata.
Ok, basta con le buffonate, mi costa troppa fatica mantenere un minimo di coerenza con quello stile pedante. Torno al mio modo di scrivere pedante.

In breve stamattina io e Mario abbiamo completato alcune cose che c’erano da fare per domani (che è “oggi”, poi, da 2 ore e 40 minuti). Così siamo passati dalla sede locale della Società  Italiana degli Autori ed Editori, per farci dare una sonora mazzata tra capo e collo, poi ad acquistare i cavalletti per esporre le fotografie del concorso, a ritirare le nuove tessere associative.

Il pomeriggio non so come sia passato, o meglio, forse ho paura di ammetterlo. Perché, se premo il tasto “pausa”, mi fermo solo io e il resto del film va avanti?

Gaetano scrive:
non ci crederai
Gaetano scrive:
ma mi ero addormentato
Gaetano scrive:
col braccio steso verso il mouse
Gaetano scrive:
e la fronte sul braccio
n0s scrive:
no!!!!
n0s scrive:
spettacolo!
n0s scrive:
tano….
n0s scrive:
non ci siamo!
n0s scrive:
hai visto che ore sono?

Vado a dormire. Anche se dovesse sconfinare nel dramma, ci voglio essere.

Sotto chiave.

sabato, 10 dicembre 2005 al folle orario delle 16:28
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Che freddo! Un freddo intensissimo, ora, alle 16 passate di domenica 11 Dicembre.
Sabato. Ho provato in tutti i modi a cercare un po’ di riparo dai miei pensieri: le troppe cose da fare per l’associazione, la prova in itinere che dovrei avere giorno 20, i problemi con gli amici, i problemi degli amici, il (non) rapporto con la mia famiglia, il tempo che è denaro e le mie mani bucate, i miei conflitti tra voglia e paura (di innamorarmi, di rassegnarmi, di riposarmi, di comunicare).

E allora sono andato al Palasport dove, come mi aveva promesso Mario, ho incontrato tanta bella gente. Non ho salutato, quando ho deciso di andare via, ma spero – e credo – che nessuno se la sia presa. Quando la situazione lo consente, preferisco andarmene silenziosamente.
Ho passato un’oretta abbondante al bar con Guglielmo, è stata una bella chiacchierata, ci siamo dati appuntamento per la serata, poi sono andato a Pennisi, a giocare a calcio, o almeno così pensavo. Ci sono voluti 6 o 7 “tiri liberi” assegnati agli avversari per capire che stavamo giocando a “calcetto” e non a calcio. Regole – e provvedimenti arbitrali – del tutto differenti. Abbiamo perso, ma ora sappiamo come muoverci per le prossime partite, miglioreremo.

In prima serata apprendo da Vittorio che Antonio sta per partire “per il militare”, perché stava organizzando un incontro per salutarlo “tutti insieme”. Devo ringraziarlo, non fosse stato per lui un giorno avrei potuto rincontrare Antonio e non aver saputo nemmeno che non avrei potuto incontrarlo prima, ché era partito.

Dopo questo lungo addio, la mia uscita è proseguita con Guglielmo ed Emidio. Una piovosa serata a Catania, che doveva assicurarmi un’uscita “non da me”, con discoteche e locali “figosi”. Ma il caso c’ha messo lo zampino per rendere tutto più “normale”: siamo rimasti a secco di benzina a causa di un guasto nell’indicatore dell’autonomia residua, così io ed Emidio abbiamo fatto una lunga passeggiata sotto un grosso ombrello fino al primo rifornimento. Dopodiché coi polpacci zuppi, saltata a piè pari la disco, rimaneva il locale “figoso”. Ma il maltempo, il freddo, i vestiti pesanti (e poco scollati) e la musica dipingevano sul volto dei (nonostante tutto, molti) presenti un’espressione annoiata e stanca.
Questo mi ha risparmiato di pormi la domanda “Ma come possono divertirsi tutte queste persone accalcate qui, con questa musica assordante che non permette nemmeno di parlare?”. In questo caso, non si divertivano, punto. Normale. Peccato, però considerando il fatto che cercavo una serata “estraniante”.

Domenica. Da qualche tempo a questa parte mi rendo conto di stare bene a casa quasi esclusivamente nella mia stanza, quasi sempre chiusa a chiave. Con mia madre parlo un sacco: tre volte al giorno, durante i pasti, a volte con qualche extra quando riordina o è nervosa. Con mio fratello un po’ meno, le nostre discussioni si limitano solitamente ai fumetti che acquistiamo insieme e alle mattine in cui dobbiamo organizzarci per andare entrambi all’università . Se solo mi interessasse farlo, riuscirei tranquillamente a contare le parole che scambio con mio padre. Nelle assidue discussioni con mia madre ho infine scoperto che mia sorella preferisce evitare di parlarmi, quando può

Postilla:

Sono andato al cinema. “Oliver Twist” è stato davvero malinconico. Ma una sapiente alchimia di Parker, Gillespie, Monk, Powell, Rosario, Andrea, Mario, Gico ha reso tutto divertente. Ogni tanto mi stupisco ancora della telepatia con i miei amici. Capita, ma non credevo che il dettaglio arrivasse al punto da leggere in testa l’idea di “frappè all’amarena con amarena al frutto”.

Prenderla con filosofia

giovedì, 8 dicembre 2005 al folle orario delle 16:26
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Tra letto e colazione c’è di mezzo &.

Un sole che non vedevo da tempo, quelle delle 7 del mattino. Me lo sono guadagnato, il mio corpo non è più abituato ad andare a dormire (già  alle 2. Letto, quindi, e colazione: kiwi, mela. E caffè, chiaro. No, nero.
Poi mi lavo la faccia, nell’acqua fredda. Poi mi lavo faccia, e il torace, nell’acqua fredda. Poi cambio idea: interminabile doccia calda, ed è già  tempo di andare.

Da Cesare, dobbiamo andare al Bed&Breakfast (sempre per sponsor per l’anniversario dell’AGI). Io sottoscritto Gaetano Leotta – natoapaternòtrentunmaggiomillenovecentottantatrè – elletitigitienneottantreetrentunogitrecentosettantuno scrivo e stampo la richiesta formale da consegnare al proprietario del B&B mentre Cesare si prepara per uscire. Avvisiamo telefonicamente il proprietario, che ci dice però di passare nel pomeriggio, alle tre.

Possiamo aspettare, allora. Cosa? Che sia troppo tardi, madame.


L’orologino in basso mi avvisa che sono le 19:15: finalmente sono in ritardo per l’assemblea dei soci, e devo andare. Continuo dopo.

Dove ero rimasto? Vediamo, poche righe su… ah, si, la telefonata. Catania, facoltà  di Lettere – sto finendo per frequentarla più della cittadella – con mio fratello e Cesare che dovevano fare uno scritto. Quello di Cesare l’ho ricopiato qui, nella sezione “testi” del sito… troppo succulento :D
Quando, alle 13:30, hanno finito la prova, abbiamo lasciato un po’ di volantini del concorso letterario nelle varie bacheche. Mangiamo un arancino alle 14:30, alle 15:00 siamo al B&B a parlare di sponsor con Giulio, il proprietario, un ragazzo più o meno della mia età  e molto disponibile e simpatico (non solo perchè ci ha concesso lo sponsor e ci ha depredato di quasi tutto il materiale informativo :D )

Nel pomeriggio ho fatto “Pranzerenda”, ed ho scritto la prima parte di queste cretinate, ed ho sentito Valeria e Vittorio per la serata.

Mentre sono ancora all’assemblea noto un sms che Giancarlo mi aveva mandato questo pomeriggio: “Stasera all’Artis (Guardia) suono con i “Lambrusco e Popcorn”, tributo a Ligabue, ore 22, ingresso gratuito. Ti aspetto! Giancarlo”.
Ed ecco che si accende la famosa “lampadina”: Avviso subito Valeria e Vittorio. Vittorio insiste per avvisare Alessandro. Cerco senza trovare Mario e Andrea, Alfio è già  a casa e non esce, Vittorio e Valeria mi avvisano che hanno deciso di andare prima con Alessandro a Catania, e che ci saremmo visti alle 23:30 all’Artis. Ma erano ancora le 22:00 e trovando poco attraenti sia la prospettiva di tornare a casa per poi uscire nuovamente sia quella di vagare solitario per un’ora e mezza, avviso chi doveva essere avvisato e torno a casa.

Forza!

giovedì, 8 dicembre 2005 al folle orario delle 16:25
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Non posso permettermi di arrendermi, adesso.

“With nothing left but Faith”
Ho ancora fede, nonostante tutto. In me.

play for today

martedì, 6 dicembre 2005 al folle orario delle 16:22
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Sogno, o “il fuoco freddo delle prime stelle cadute nel mare…”

Tessere d’un puzzle visionario, gli eventi che mi hanno tenuto lontano da casa oggi.

Stamattina mi sono dedicato a Castelli di rabbia.

Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori… quella è la vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca……. io questo l’ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro… le sue piccole tristi biglie di vetro infrangibili…

e

magari se c’avevo dei fiori, in mano, per dire, magari si sarebbe tornati insieme, quel giorno, io e Mary… ma era una roncola quella…. più chiaro di così… rotaie come quelle le vedrebbe anche un cieco… erano le mie rotaie… mi portarono fino a un passo da Mary, in mezzo alla gente, fece appena in tempo a vedermi poi la roncola la sventrò come un animale… un mare di sangue… e le urla, quelle mi suonano ancora in testa adesso, urla così non le avevo mai sentite…

Sarei dovuto essere al campetto a Zafferana entro le 15, ma ho ritardato un bel po’, arrivo lì che mancavano 10 minuti alle 16. Come sempre è stato divertente giocare con Alfio e gli altri, solo che, qualora il ritardo non fosse bastato, ho fatto interrompere prematuramente la giocata, perché ho fatto male ad uno degli avversari

Alle 17:30 ero nuovamente a casa, dove incontro Alessandro, per il tanto rimandato “Giro per sponsor”. Lo facciamo (sembra che tutti si siano messi d’accordo per dirci “tornate domani”). Almeno chiacchiero un po’ con Alessandro (solo dopo avrei scoperto che a fraintendere sono stato io).

Neanche un’ora e mezza dopo, appena in tempo, eccomi al Nano Fabbro per vestire i panni di un adorabile farabutto alto si e no 80cm che sgraffigna un po’ di tutto: Mel’Ham, halfling ladro.
Da Atlahka, di corsa a S. Maria Ammalati, con Mario e Roberto a Coordinare la Pace.
La partecipazione alla riunione di stasera potrebbe dar adito a tante e tali considerazioni sull’argomento che preferisco evitarle.
Però Padre Marcello che sghignazza di gusto è uno spettacolo da non perdere… si riconferma “One man show”

Sssssh… piano ora, che comincia a farsi tardi. Piano! Quello di Giovanni Allevi, ma SHHHH!! Sottovoce!
Castelli “da sogno”, oggi.
Tanti auguri a Giuseppe, il figlio del Signor, che ha compiuto 34 anni.