Che freddo! Un freddo intensissimo, ora, alle 16 passate di domenica 11 Dicembre.
Sabato. Ho provato in tutti i modi a cercare un po’ di riparo dai miei pensieri: le troppe cose da fare per l’associazione, la prova in itinere che dovrei avere giorno 20, i problemi con gli amici, i problemi degli amici, il (non) rapporto con la mia famiglia, il tempo che è denaro e le mie mani bucate, i miei conflitti tra voglia e paura (di innamorarmi, di rassegnarmi, di riposarmi, di comunicare).
E allora sono andato al Palasport dove, come mi aveva promesso Mario, ho incontrato tanta bella gente. Non ho salutato, quando ho deciso di andare via, ma spero – e credo – che nessuno se la sia presa. Quando la situazione lo consente, preferisco andarmene silenziosamente.
Ho passato un’oretta abbondante al bar con Guglielmo, è stata una bella chiacchierata, ci siamo dati appuntamento per la serata, poi sono andato a Pennisi, a giocare a calcio, o almeno così pensavo. Ci sono voluti 6 o 7 “tiri liberi” assegnati agli avversari per capire che stavamo giocando a “calcetto” e non a calcio. Regole – e provvedimenti arbitrali – del tutto differenti. Abbiamo perso, ma ora sappiamo come muoverci per le prossime partite, miglioreremo.
In prima serata apprendo da Vittorio che Antonio sta per partire “per il militare”, perché stava organizzando un incontro per salutarlo “tutti insieme”. Devo ringraziarlo, non fosse stato per lui un giorno avrei potuto rincontrare Antonio e non aver saputo nemmeno che non avrei potuto incontrarlo prima, ché era partito.
Dopo questo lungo addio, la mia uscita è proseguita con Guglielmo ed Emidio. Una piovosa serata a Catania, che doveva assicurarmi un’uscita “non da me”, con discoteche e locali “figosi”. Ma il caso c’ha messo lo zampino per rendere tutto più “normale”: siamo rimasti a secco di benzina a causa di un guasto nell’indicatore dell’autonomia residua, così io ed Emidio abbiamo fatto una lunga passeggiata sotto un grosso ombrello fino al primo rifornimento. Dopodiché coi polpacci zuppi, saltata a piè pari la disco, rimaneva il locale “figoso”. Ma il maltempo, il freddo, i vestiti pesanti (e poco scollati) e la musica dipingevano sul volto dei (nonostante tutto, molti) presenti un’espressione annoiata e stanca.
Questo mi ha risparmiato di pormi la domanda “Ma come possono divertirsi tutte queste persone accalcate qui, con questa musica assordante che non permette nemmeno di parlare?”. In questo caso, non si divertivano, punto. Normale. Peccato, però considerando il fatto che cercavo una serata “estraniante”.
Domenica. Da qualche tempo a questa parte mi rendo conto di stare bene a casa quasi esclusivamente nella mia stanza, quasi sempre chiusa a chiave. Con mia madre parlo un sacco: tre volte al giorno, durante i pasti, a volte con qualche extra quando riordina o è nervosa. Con mio fratello un po’ meno, le nostre discussioni si limitano solitamente ai fumetti che acquistiamo insieme e alle mattine in cui dobbiamo organizzarci per andare entrambi all’università . Se solo mi interessasse farlo, riuscirei tranquillamente a contare le parole che scambio con mio padre. Nelle assidue discussioni con mia madre ho infine scoperto che mia sorella preferisce evitare di parlarmi, quando può
Postilla:
Sono andato al cinema. “Oliver Twist” è stato davvero malinconico. Ma una sapiente alchimia di Parker, Gillespie, Monk, Powell, Rosario, Andrea, Mario, Gico ha reso tutto divertente. Ogni tanto mi stupisco ancora della telepatia con i miei amici. Capita, ma non credevo che il dettaglio arrivasse al punto da leggere in testa l’idea di “frappè all’amarena con amarena al frutto”.