Brano I – Dust’n'Bones

Dietro di noi l’enorme portale di pietra, irrimediabilmente chiuso.
Attorno a noi, l’oscurità . Solo la fioca luce d’una torcia a guidarci dentro l’umido e fangoso antro. Avverto una lieve brezza che mi fa avanzare la proposta di procedere, nella speranza di trovarne l’origine – e che non si tratti di una fessura, ma d’un passaggio. Dopo pochi
passi, una porta socchiusa e impolverata. Tracce nella polvere mi fanno subito capire che eravamo stati preceduti da qualcun altro, con tutta probabilità  l’uomo che avevamo visto schizzare fuori dal portale. Il pavimento era piastrellato con mattonelle di chiara fattura nanica, come ci istruisce prontamente messer Manodura, orgoglioso.
Leggiamo soddisfazione nel modo in cui si propone di farci strada, nonostante la tensione che pesava indistintamente su tutti noi. Lo seguo da vicino, e mi blocco quasi subito quando sentiamo un rumore provenire da una mattonella *CLACK*.
Il nano sembra veramente scosso, io mi interrogo sulla sua reazione, ai miei occhi esagerata, e mi avvicino per esaminare cosa avesse causato in un carattere tanto fiero un così vivo sgomento.

Provo anch’io un brivido lungo la schiena quando, sotto il mio peso, un’altra mattonella scende con lentezza ma inesorabile regolarità , producendo un’altro scatto. Realizziamo che non si tratta di un caso o un difetto di costruzione. Faccio un balzo in avanti, pensando di potermi togliere d’impaccio, ma non appena abbandono la mia posizione una lama percorre
il corridoio ove ci trovavamo, ferendomi profondamente alla spalla.

Con uno strano e cruento rito Oberon, ferito a sua volta dalla trappola che mi ha sorpreso, fa rimarginare in fretta la propria ferita, e da’ un po’ di sollievo anche a me.
Ancora una volta quest’uomo apparentemente pazzo mi ha stupito.
I miei compagni di viaggio sono stati più pronti, o forse più fortunati, uscendo di fatto illesi. Dopo lunghi minuti di indecisione, realizziamo che l’unica cosa possibile per noi è farci coraggio, esser prudenti ed avanzare nel periglioso corridoio. Pur avendo fatto scattare altri
meccanismi, riusciamo a giungere alla fine di esso, oltre un portale molto pesante, che io e Nuin apriamo a fatica.

Notiamo adesso, qualche passo più in là , una grande stanza circolare. Davanti a noi un
magnifico tappeto, oltre il quale notiamo una scalinata, affiancata da due colonne sovrastate da torce. La scalinata termina con un altare dietro cui si staglia imponente un’enorme statua. Nuin è nuovamente stupito: si tratta di Tolgrim, potentissimo re nano. Kyro, molto taciturno finora, ci fa notare che la statua ha gli occhi cavi.
Chiedo il permesso a Nuin, e mi propongo di scalare la statua per analizzare le cavità  oculari. Senza troppe difficoltà  raggiungo la gigantesca spalla della statua e, accesa una torcia, illumino l’interno della cavità , scorgendo “qualcosa”.
Rinunciando dopo poco a capire di cosa potesse trattarsi, la afferro, ma non riesco a prenderla. Si muove, però, e sento due meccanismi attivarsi. Mi volto di scatto: sono
le torce, sui supporti. Mi calo giù dalla statua con l’aiuto di una corda lanciatami – tra le imprecazioni ed il disappunto del nano – da Tà ras l’elfo.

Gli rendo la corda e, presa la mia, che uso con maggior precisione, ne lancio un capo: riesco ad agganciare una delle due torce. Basta un lieve strattone per attivare un meccanismo che fa aprire un passaggio alla destra dell’ingresso da cui eravamo giunti.

Privi di alternative, ci avventuriamo dentro un nuovo corridoio, percorrendolo fino ad un punto in cui la parete era squarciata ed annerita, pare – a detta di Nuin – con della “polvere esplosiva” (o qualcosa del genere). Decidiamo di proseguire oltre, ma troviamo solo
pareti attorno a noi. Anche se alcune delle pareti sembrano decisamente meno spesse dalle altre, come ci indica Tà ras. Attraversiamo allora il varco per giungere, in pochi passi, ad un’altra sala circolare. Qualche moneta, disseminata qui e là , risveglia l’attenzione di Kyro.
Noto un rilievo sotto un grande tappeto. Ne tiro un lembo tanto quanto basta per lasciare il rilievo scoperto. Dopo qualche attimo di indecisione, Manodura sale sul rilievo, premendolo. Odiamo un tremore.
Tà ras si precipita oltre il varco, lo seguo. Torniamo alla fine del corridoio, ma niente è cambiato rispetto a pochi minuti prima. Nuin propone di tornare alla sala della statua, “qualcosa dovrebbe essersi aperto”. Così è, infatti: quello che prima era il pavimento del salone è ormai crollato in pezzi, lasciando a vista un’altra ripida scalinata.
Nuin la percorre, lo seguo, e così gli altri.

Non appena tocchiamo il suolo oltre l’ultimo scalino, un turbine di ossa si solleva dal terreno, andando a comporre in pochi terribili istanti un mostruoso essere volante, direi che si trattasse di un drago, se non per il fatto che era interamente composto d’ossa.

Preparo immediatamente due frecce, mentre vedo che lo spaventoso essere aggredisce Nuin, ferendolo al torace con i suoi artigli.
Oberon schizza con il proprio sangue il drago, ma esso sembra non avvedersene; dunque Nuin reagisce prontamente, mancando per� il colpo. Una freccia parte dal mio arco, attraversa il suo costato privo di carni e sbatte contro la parete rocciosa, spezzandosi. Una seconda freccia scalfisce appena un osso tra i tanti: si leva uno stridente ed insopportabile ruggito. Tà ras scocca a sua volta una freccia, che manca appena il bersaglio. Anche Kyro non riesce a vibrare un colpo della sua pesante spada contro il minaccioso “drago”, che reagisce al suo tentativo, ferendolo.
Allarmato, preparo altre due frecce. Ne scaglio frettolosamente una, ma non colpisco il nemico. Con la seconda miglioro il tiro, “stavolta è fatta”, penso, quando vedo la mia freccia
dirigersi dritta contro il cranio. Ma, ancora una volta, la punta colpisce il bersaglio, scalfisce l’osso e schizza via. Stessa sorte segue la freccia scagliata da Tà ras. Oberon riesce a scalfire la gamba scheletrica dell’essere con l’ennesimo spruzzo di sangue. Il drago
emette allora un gas, che subito si condenza circondandoci. Io, Tà ras e Nuin riusciamo appena a scansarci, ma bastano le poche gocce del terribile liquido che ci toccano a causarmi un gran senso di bruciore.
Kyro e Oberon sono investiti completamente dalla fatale pioggia. Preso in mano la lancia, comincio a correre incontro all’ammasso di ossa volante, che però colpisce me, Nuin e Kyro con un colpo di coda. Crollo a terra. Sono sicuro di aver pensato di rialzarmi, ma il mio corpo non ha risposto minimamente a questo mio impulso. Non lo sentivo affatto, il mio corpo, riuscivo appena a tenere gli occhi aperti. Solo in futuro mi sarebbe stato confermato che quello che ho visto è accaduto veramente e non erano visioni causate dal torpore dell’eccessivo dolore.

Oberon, che sembrava ormai morto, si rialza e – non so come – rimette in piedi anche Kyro. Sfoderata la spada, Tà ras si scaglia disperatamente contro il drago, riuscendo a fendere un osso del suo piede con la lama affilata della sua spada corta. Kyro si lancia coraggiosamente all’attacco, di nuovo, ma nuovamente manca il colpo. Oberon estrae
allora un manufatto dalle sue vesti, che sprigiona un’intensa luce blu.
Questa investe in pieno il drago d’ossa, che, incenerito, cade disfacendosi. Le sommarie cure di Oberon e Tà ras ci danno un piccolo ma immediato sollievo.

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