Brano I – Il giorno in cui i morti torneranno a camminare

Distrutto. Mi sento distrutto, ma è finita. Siamo ancora dentro questo antro, questo umido, buio, inospitale, terribile antro. La spalla duole ancora della ferita, ed anche i miei compagni di viaggio sono un po’ malridotti, tuttavia il parere è unanime: bisogna uscire di qui. Risalendo le scale, con grande gioia notiamo uno spiraglio di luce. Lo seguiamo ed in pochi attimi ritroviamo l’uscita.

Una melodia nota da dietro un declivio si avvicina: riconosco quell’arpeggio, infatti è questione di attimi, e incontriamo Sebastian Mondracon. Dopo averci offerto una pozione curativa, dal sapore molto forte, ma fondamentale per lenire il dolore delle ferite, ci chiede di raccontare quel che abbiamo visto, ma non riesco a non pensare che l’abbia fatto per curiosità  tanto di sapere quello che abbiamo vissuto quanto il modo in cui le abbiamo affrontate.
Quasi ridacchia vezzosamente al sentirci raccontare di scheletri animati. Ad ogni modo, quando gli mostriamo il “tesoro” ritrovato nel forziere, un bigliettino recante la frase: “la vostra via è finita, tornate indietro”, si rende conto (o si limita a rivelarci?) che s’è trattato solo di una prova del nostro valore e della nostra lealtà  nel prestare obbedienza agli ordini ricevuti. Kyro e Nuin si irritano molto per questo; forse anche Tà ras, ma figuriamoci se avrebbe mai potuto manifestarlo apertamente!
Da parte mia, sono molto rammaricato dal non essere riuscito ad abbattere l’odioso drago con le mie forze, non riesco ad accettarlo.

Sebastian ci dirige per un passo scosceso, che solo lui e Tà ras affrontano con la disinvoltura da lepri. Non che io abbia difficoltà , eh! Ma la spalla dolorante non aiuta. In coda i nostri amici più appesantiti dalle corazze. Giunti al carretto di Oberon, una freccia giunge “dal nulla” a pochi passi da Tà ras. Non ci vuole un vecchio saggio per capire che nonè un buon segno, e a quanto pare reca inciso un messaggio vagamente minatorio. Ci affrettiamo verso Mordheim, di fronte al “Nano Fabbro”. Oberon entra dentro la squallida locanda, il cui proprietario ne chiude subito l’ingresso, barricandosi dentro.

Altra freccia che si conficca vicino ai piedi di Tà ras, poi è Sebastian ad essere preso di mira. Per un attimo comincio a credere che qui prendano di mira gli “orecchie a punta”, ma bastano pochi attimi per realizzare che il vero obiettivo è il bardo: “qualcosa” si sposta ad una folle velocità , non riusciamo neanche a scorgerlo mentre ci passa sotto gli occhi colpendolo ripetutamente.
Sebastian intona un canto molto particolare. Ignoro come possa trovare l’ispirazione in una tale situazione, ma so che mi sentivo molto più determinato, ascoltandola. Tuttavia mi sono sentito terribilmente indifeso a sentire lo spostamento d’aria dietro il mio collo, sentire l’urlo di dolore di Sebastian, osservare la lacerazione sul suo torace senza essermi nemmeno reso conto di chi o cosa abbia mosso l’attacco. Vedo Nuin sferrare un violento colpo di mazza in direzione di Sebastian. Dopo lo sgomento iniziale, mi rendo conto che aveva intuito la presenza dell’assassino, riuscendo solo a sfiorarlo e a colpire, però, sonoramente il povero bardo. Anche Kyro, avendo avvertito la presenza della figura, tenta un affondo con la sua lama, e anche lui finisce per fare il gioco dell’assassino.
Proprio quando ero sicuro di avere scoccato la freccia nel momento migliore, la vedo spezzarsi contro un muro. Sorte simile segue quella proiettata dall’arco di Tà ras.
Sembra quasi che cerchi in ogni modo di farci colpire l’un l’altro, e sembra che ci riesca anche bene a giudicare da come l’abile Tà ras, con un’evidente ferita nella spalla ed un pugnale conficcato in petto, colpisca in pieno Nuin con una seconda freccia.

Lo scontro è durato ancora lunghi attimi, durante i quali la mia lancia trova la spalla, poi il ginocchio di quella figura incappucciata, oramai rallentata dalle ferite subite. Tà ras scocca una terza freccia reggendosi con lo scudo paratogli d’innanzi da Kyro; colpisce in pieno petto il minaccioso nemico, finendolo – poi guarda Sebastian… sembrerebbe, per assicurarsi del suo stato, ma leggo nella sua espressione diffidenza… in effetti il bardo ha stupito anche me per come è riuscito, nel corso del combattimento, a creare delle illusioni molto realistiche con la sola forza di suggestione del suo canto.

Improvvisamente Tà ras crolla a terra, colto da improvviso malore: è Sebastian a capire subito che esso è causato dal veleno di cui pugnali dell’assassino sono intrisi. Controllo il cadavere, nella speranza di trovarvi un antidoto, ma trovo dei pugnali, che prendo per me, un mucchietto di polvere nera, un sacchetto con delle monete.
Trasportiamo Tà ras all’interno della locanda, dove troviamo anche Oberon sofferente. Ma non gioiva del suo dolore, come ci aveva abituato a vedere; ci ha invece implorato di cercare un rimedio per l’avvelenamento, la cosiddetta “erba paparina”. Sebastian mi indica la via per raggiungere un venditore d’erbe e medicamenti – nel darmi le indicazioni mi fissa con i suoi occhi che, mi accorgo solo ora, sono del tutto neri, l’iride si scorge a fatica. Acquisto una pozione che, a sentire il venditore Aramis, non sarebbe stata sufficiente ad arrestare l’effetto del veleno, ma solo a rallentarlo. L’unico antidoto, aggiunge, posso trovarlo in un tempio diroccato, nella foresta attraverso cui, nel drammatico viaggio d’andata, eravamo giunti a Mordheim. Porto pozione ed informazioni agli altri nel Nano Fabbro. Oberon, al sentirmi nominare l’erba paparina, ha appena il tempo di raccomandarmi di evitare le piantine con striature rosse nelle foglie, di evitare di pungermi con le spine del gambo. Dopodichè spira.

Oberon è morto, Oberon che mi ha curato, che mi ha salvato! Bisognava almeno evitare che anche Tà ras seguisse la stessa sorte.
Con Kyro e Nuin, vado subito alla ricerca del tempio nella foresta, che grazie alle precise indicazioni di Aramis e Sebastian notiamo in fretta. Tolti di mezzo due mostriciattoli, raccolgo una zolla con piantine dalle striature verdi e blu: decido di portarle con me entrambe.

Tornati al Nano Fabbro, bisognava scegliere quale piantina utilizzare per curare Tà ras, che ormai delirava per il veleno in corpo. Ricordando che i pugnali avvelenati avevano un colore verde, e che nel cogliere la piantina curativa bisogna stare attenti a non pungersi con le spine del gambo ché contengono un potentissimo veleno, ho pensato che i pugnali dovessero essere intrisi con il veleno contenuto in quelle spine, e potesse dunque esser curato con le foglie della stessa pianta.
Non appena, però, Sebastian mette in bocca a Tà ras qualche goccia di linfa della pianta verde, Tà ras comincia a contorcersi e ruota le pupille: la stessa reazione che ha avuto Oberon prima di morire!
Quel che è accaduto è miracoloso: vedo le radici della piantina blu muoversi autonomamente verso Tà ras e conficcarglisi nella ferita avvelenata e in gola, risanandolo. La luce del sole che filtra dalla finestra ci fa scorgere nell’aria la figura di Oberon che, ancora una volta, è venuto in nostro soccorso.

Una volta ristabilito lo stato di calma, Sebastian intona nuovamente la “ballata dei caduti”, e rispondendo alle nostre domande ci fa capire che non si tratta solo di un canto, frutto di fantasia. Il bardo parla dell’immortalità  e delle sue conseguenze, la possibilità  di vedere cambiare le epoche, le ere e la grande solitudine e stanchezza che questo comporta, portando infine alla follia chi ha la vita eterna. Parla dei non-morti, persone riportate “in vita” ma assolutamente private delle propria volontà , come marionette nelle mani del loro signore, il Caso (o un’altra entità  sconosciuta).
Poco a poco acquistano per noi significato profezie che fino ad allora ci sembravano oscure: “Il giorno in cui i morti torneranno a camminare, tra i vivi la storia finirà ” o “La vita � solo un barlume di ciò che potrebbe accadere se i cinque sigilli rimarranno in mano a chi li possiede”.

Cinque regnanti, vampiri immortali, custodiscono questi cinque sigilli, e recuperarli è il nostro compito, commissionato dalla casata dei Tol di Middenhim, umani che si oppongono ad abominii dal potere sconfinato. Si oppongono, a sentire Sebastian, solo per mancanza di alternative se non la morte. Il nostro compito è tanto semplice da spiegare quanto apparentemente irrealizzabile: uccidere i cinque regnanti e recuperare i sigilli.
Il bardo ci informa che metterà  a nostra disposizione speciali armamenti, che lui sarà  l’unico intermediario tra noi ed i Tol, che la nostra missione inizia nel regno degli strigoi, con il consiglio di puntare direttamente all’uccisione del regnante, il signore dei ghoul – esseri viventi al servizio della morte che potrebbero avvelenarci o mangiarci (nel vero senso della parola).
Non sono più necessarie le promesse di denaro, gloria, onore, esperienza: tutti sono segnati da un orribile destino, i nostri nomi sono stati scelti per tentare di evitarlo. E, anche se la posta è altissima, il rischio ancor maggiore, io ho deciso di giocare, fino alla fine.

Che ne pensi?