Riot Act
2005 agli sgoccioli, da una settimana non avevo tempo, bisogno o voglia di scrivere in questa pagina. Ora le mie dita hanno fame di tastiera
Cerco di riprendere un po’ il filo delle mie giornate passate. Vediamo, l’ultima volta che ho scritto risale al 23 dicembre, e non è che abbia parlato troppo della mia giornata. Considerando che questo (ogni tanto mi serve ricordarmelo) è un diario, è una mancanza non indifferente. Tento di rimediare.
Come punto di partenza mi sembra accettabile la sera di martedì 20 dicembre. Titanica giocata notturna a D&D (con relativa, ininterrotta attività masticatoria), con rientro a casa nella tarda mattinata del giorno successivo, il 21, che scorre via silenzioso, facendomi ritrovare in pieno giovedì 22. L’assemblea dei soci, poi “Collateral” visto a casa di Mario con Andrea e Michele. A film finito è passato Lorenzo, che mi ha dato una bella novità ed una lettera (sorpresa!) da parte di Giovanna. Verso mezzanotte ero a letto, tenuto sveglio da “Castelli di Rabbia”, fino all’1:30 del 23.
Le 3:30 di stamattina. Mi sono svegliato, dopo due ore di sonno. Sarebbe stupendo dirti che mi sono svegliato in seguito a chissà quale sensazione o presentimento, purtroppo la ragione del mio risveglio era il cellulare che squillava all’orario che avevo impostato, per svegliarmi. Mezz’ora dopo ero in giro per Acireale a affiggere manifesti, fino alle 7:30 del mattino, per poi distribuire volantini all’entrata delle scuole. Per quella serata, ricordi, gli Eirene?
Una stupidaggine, senz’altro, da parte mia. Ma è quello che mi fa stare bene, anche se ci perdo, anche se “chi me lo fa fare”.
Pressapoco alle 11:30, dopo essere rientrato in casa e aver fatto una lunga doccia, ho risposto ad un’email che mi ha molto sorpreso, scosso.
Nel pomeriggio, ricordo che ho tentato diverse volte di rintracciare Mario, per andare a vedere “Le cronache di Narnia”. La sua buona stella l’ha protetto: non sono riuscito a rintracciarlo, gli altri mi dicono che “stasera non c’è”, e s’è risparmiato un film deludente. Dopo il film io, Angelo, Livio, Manuele, Andrea e Rosario abbiamo vissuto un’avvincente quest: “alla ricerca di un panino”. Rosario ed Andrea sono i primi a desistere, ma la tenacia di chi è andato fino in fondo è stata premiata: il panino l’abbiamo trovato, al quarto tentativo.
Alle 2:00 della vigilia, appuntamento a casa di Cesare, dove ci sono anche Alessandro, Mario, Sebastiano. C’è ancora da andare in giro per l’affissione dei manifesti, ma stanotte è stato quasi piacevole, forse anche grazie alla cioccolata calda alle 5:30 del mattino. Al rientro a casa, mi becco un rimprovero via MSN, verso le 6. Non sono ancora convinto che fosse ben motivato, ma rimane comunque da tenere a mente, come monito.
Buio, dalle 6:30 alle 13:30.
Nel tardo pomeriggio ho ricevuto una bella sorpresa da Sebastiano: un cd di Tom Waits, “Blue Valentine” (che ho ascoltato la sera stessa. Bellissimo!). Poi ho scambiato gli auguri con Mario e Vittorio, che erano di passaggio, e, davanti ad un buon thé, insieme con mio fratello e Sebastiano, con Angelo.
Dopo il cenone, al falò. Evito di fare l’elenco delle persone con cui ho sbagliato gli auguri, l’hard disk di questo server ha solo 20 gigabyte di capacità . So solo che, nel trambusto, mi sono ritrovato tra le mani un bel bicchiere da cioccolata calda e il necessario per prepararne una, al caffè. E ancora una notte fuori, ancora una volta a giocare.
Il 25 l’ho passato a casa. “Natale con i tuoi”, e resa alle lusinghe del letto.
Il 26, “Santo Stefano”. Nel pomeriggio Guglielmo propone di andare a vedere insieme, in serata, una cover band dei Blues Brothers. Un paio d’ore dopo, più o meno alle 17, Vittorio e Alessandro passano da me, andiamo a fare un giro su due ruote (io da passeggero, purtroppo). Al ritorno ci concediamo 10 minuti al bar. Non avevo ancora consumato metà del mio thé verde che Alessandro dice: “Sarebbe bello andare a Roma prima di Capodanno… ci andiamo?”. Rispondo “sì” senza troppi indugi, poi torno a casa. Il discorso “Roma” mi ha fatto venire in mente che Manuele e Livio sarebbero presto partiti per andare a trovare Giovanna. Mi sono affrettato a buttare già quattro righe, perché prendessero il mio posto in questo viaggio cui non avevo potuto prendere parte in prima persona. Prelevando al volo Mario, incontro gli altri alla stazione, realizzo la milionesima brutta figura per via della mia inettitudine (anche) nel riconoscere i volti e saluto i ragazzi, affidando loro la mia speciale “missiva”.
Più tardi, dopo decine di rimescolamenti dei “programmi per la serata”, in un modo o nell’altro mi ritrovo al RA5, un locale a Catania, con Alessandro, Mario, Valeria e suo fratello Giorgio, ad assistere allo spettacolo dei “Blues Brothers”. Molto gradevole, anche se siamo arrivati in tempo giusto per le ultime quattro canzoni.
La mattina dopo ho detto a mia madre che l’indomani sarei partito per Roma. A mio padre no: era al lavoro. Nel pomeriggio, due sorprese: un libro di Stefano Benni, da parte di Lore (grazie!), e la notizia che i miei genitori si erano recati all’ospedale, dove si trovava mia zia, perché svenuta in seguito ad un malore. Nel pomeriggio ho comunicato anche a mio padre la mia intenzione di partire. Alle 21:30 Alessandro mi ha detto che ha ottenuto l’assenso dei suoi, alle alle 22:18, dopo un paio di telefonate, ho prenotato una camera doppia per due notti.
“Forse fa male, eppure si va.”
Avevo lasciato il racconto a metà , erano le 4 del mattino ed andavo avanti a fatica. Ora sono le 15:05 del 31 dicembre, tra un’ora ho direttivo - ho già litigato con i miei genitori e rimandato una visita d’auguri ai parenti: insomma, sono tornato a tutti gli effetti.
Eravamo rimasti alla partenza. Alessandro era sotto casa mia il 28 dicembre alle 8:30, l’ho fatto aspettare un quarto d’ora buono, il pieno di diesel all’Ibiza fatto alla SP e, finalmente, siamo partiti.
Le ore scorrono veloci (ma mai quanto i chilometri), tanto che rimandiamo continuamente la prima - ed unica, nel viaggio di andata - pausa alla stazione di servizio dopo Salerno, ad oltre 550km dalla partenza. Qui mangiamo un panino e rabbocchiamo il serbatoio dell’auto. Alle 17 giungiamo all’hotel, ci fermiamo un po’ in stanza per darci una rinfrescata. Telefono a Livio, per organizzare una sorpresa per Giovanna, e ad una persona di cui non conosco nemmeno il nome, perché mi aiuti a contattarne un’altra, di cui conosco il nome e poco altro. Ma, come prevedibile, non si parla con gli sconosciuti.
Passiamo a trovare i gentilissimi zii di Alessandro, che ci invitano a cena per l’indomani, poi andiamo a Bracciano. Arriviamo alle 21:20 sotto casa di Giovanna, ed attendiamo che Livio venga a prenderci. Mentre aspettiamo, una ragazza si accosta al citofono della stesso cancello dove aspettiamo. Prima ancora che prema il pulsante, arriva Livio, dichiarando: «Pazzi! Siete pazzi! Tre pazzi!». Io ed Alessandro sorridiamo, al vedere l’ignara ragazza spiazzata da questo arrivo. «Ma siete amici di Giuseppe?» ci chiede. «No, ma potremmo diventarlo» rispondo. Poi lei va, noi attendiamo istruzioni per portare a compimento la sorpresa. Saliamo le scale e ci “nascondiamo” in mansarda, dove ritroviamo la ragazza “del citofono” (che si è presentata, poi, ma non ricordo affatto il nome) e scopriamo che Giuseppe altri non è che il fratello di Giovanna.
Il seguito non è difficile: con una scusa qualunque, Livio e Manuele fanno salire Giovanna, che trasale e (per scherzo?) corre via urlando.
Ci riuniamo tutti, con l’idea di vedere un film insieme. Ma le ore di viaggio, la penombra della camera e la comodità del divano mi costringono quasi tra le braccia di Morfeo, per cui io ed Alessandro decidiamo in breve di congedarci, dandoci appuntamento per il giorno dopo.
Interrompo nuovamente: ora devo andare al direttivo.
1 gennaio 2006, ore 9:32
Non è il direttivo che sia durato più del previsto. Racconterò anche di questa lunga interruzione, per il momento “ritorno” a Roma. “Jari” Giampiero, un amico che Alessandro ha conosciuto via Internet, ha insistito perché ci vedessimo, anche in tarda serata, per prendere una birra insieme. Lo incontriamo, e si rivela tanto simpatico da permetterci di ridurre al minimo i convenevoli e andare al sodo: ABBIAMO FAME! In tutta la giornata abbiamo mangiato solo il panino alla stazione di servizio. Andiamo prima in un pub, «un angolo di Monaco a Roma», dove servono una bionda doppio malto alla spina veramente buona. Si chiacchiera a lungo, sorseggiando birra accompagnata da un generoso centro tavola di salumi assortiti e pane casareccio. Dopo aver riso, scherzato ed amabilmente mangiucchiato, richiediamo la concretezza… ed ecco che, anche a Roma, è il “panino zozzone” a far la parte del leone!
Ci renderemo conto solo poche ore dopo che consumare cotal prelibatezza alle 2 di notte non è stata esattamente una cosa furba.
Tornati in “Casa Domitilla”, il nostro hotel, vado a letto quasi immediatamente, non prima di aver acceso il lettore mp3 e indossato gli auricolari. L’ultima canzone che ricordo è “Just like heaven”, ed è su “Fix you” che ho riaperto gli occhi per il tempo necessario a riporre il lettore sul comodino e riprendere sonno, fino alle 9:30 del mattino.
Al mio risveglio, dopo una rinfrescata, mi rendo conto di essere in ritardo per la colazione, che è servita fino alle 10. Mi fiondo alla sala ristorante, implorante: «sono ancora in tempo per un caffé?». Mi è andata bene, il tempo è sufficiente anche per un panino al sesamo con marmellata ai frutti di bosco. Torno in camera, io ed Alessandro decidiamo di prendercela comoda ed andare a fare un bel giro in un centro commerciale. I monumenti li abbiamo già visti diverse volte, e avremo occasione di rivederli in altre occasioni, e magari non sotto la pioggia gelida.
Il giro è stato piacevole, sia io che Alessandro abbiamo comprato qualcosa, nulla che non avremmo potuto comprare anche qui dalle nostre parti, ma utili da associare, un giorno, a questa bell’avventura romana. “Questa storia” per me, “Riot Act” per Ale.
“Pranziamo” (le virgolette sono doverose) in uno dei fast-food all’interno del centro, dopodiché ci apprestiamo a raggiungere Giò, Livio, Manu, Alice, Federica. Affidata la macchina ad un luogo d’usura mascherato da garage custodito (5 euro l’ora), per ingannare l’attesa prima che arrivino “i nostri” facciamo un bel giro per la stazione Termini, veramente caotica, allietandoci da soli gli animi parlando dei vari modi in cui potremmo essere contagiati da qualche epidemia o esser coinvolti in qualche attentato terroristico, in una ressa tanto densa e varia di persone.
L’attesa è più lunga del previsto. Ci buttiamo ancora una volta nella musica, a zonzo tra gli scaffali di Ricordi (detto così sembra quasi una cosa poetica, ma si trattava proprio di Ricordi Mediastore :P)
Vediamo finalmente arrivare tutti. Ci incontriamo, senza nasconderne la gioia nel farlo - che motivo ci sarebbe stato, daltronde? Ma non divago, non ora.
Passiamo 15-20 minuti a cazzeggiare, ridere, parlare, decidere dove andare e come spostarci. La parte riguardante le decisioni viene affrontata col lancio di un d2 (altrimenti detto “monetina” dai profani). Ci spostiamo in metro, per poi attraversare a piedi la snobissima via dei Condotti e arrivare alla “Galleria Alberto Sordi”. Di nuovo fermi lì, per fare shopping, e naturalmente ridere e scherzare. Non mi rendo subito conto del fatto che in galleria è diffusa della musica, fino a quando non riconosco dalle prime note un bel brano del Coldplay, rallegrandomene. Mi volto a guardare Ale, cercando un segno di intesa, ma noto invece che lui guarda ora Giovanna. La guardo anch’io: all’inizio di “Trouble” ha cambiato espressione.
Chiedo ad un passante di farci una foto di gruppo, e per me ed Ale è già il momento dei saluti; sono le 19:15 e alle 20 abbiamo l’appuntamento per cena.
Riusciamo a non arrivare troppo in ritardo. I complimenti che ho fatto alla zia di Alessandro per la cucina non erano pura formalità , ed il menù merita senz’altro di essere ricordato:
-
Pasta al pomodoro
-
Scaloppine al limone
-
Sfoglia con funghi e mozzarella
-
Contorni: finocchi e patatine fritte
-
Arance siciliane, mele rosse
-
Panettone
Un’ottima cena, ed un’ottima conversazione, ci fanno perdere la cognizione del tempo e, consecutivamente, la puntualità per l’appuntamento al Jailbreak per vedere Jari ed il suo gruppo all’opera con le canzoni dei Skid Row. Infatti al nostro arrivo si stavano già esibendo “The Invaders” con le loro interpretazioni degli Iron Maiden. Mi hanno impressionato con “Fear of the dark”, veramente bravi. Meno raffinata, ma sicuramente “divertente”, la cover-band dei Black Sabbath, con le improbabili acrobazie del pittoresco cantante a torso nudo, con un (troppo) piccolo gilet sbottonato addosso.
Finite le esibizioni, salutiamo anche Jari, e torniamo in hotel. Preparo sommariamente la roba da mettere in valigia l’indomani, per poter liberare in fretta la camera, e mi ficco nel letto al più presto. Quattro chiacchiere con Ale: su come abbiamo passato questi due giorni a Roma, su quello che ci aspettavamo, su quello che è arrivato. «Inutile girarci attorno: sia io che te speravamo in qualcosa che non è stato». Vero, ma non tutto può andare sempre come sperato, e la quasi totalità dei momenti passati a Roma sono stati bei momenti. Forse si tratta di “chi si accontenta gode”, ma è stato comunque molto bello.
Alle 3 sentiamo “BOM-BOM-BOM”, tre forti colpi alla parete. Le pareti sono sottili e il vicino di stanza s’è alterato. Vedo Ale voltarsi di scatto verso me, guardandomi sconvolto; realizzo allora che ha pensato che fossi stato io, in preda a chissà quale raptus, a battere pugni al muro. Non riesco a trattenere le risa, e spiegatone il motivo, ridiamo entrambi per una decina di minuti abbondanti - inducendo il paziente vicino ad imprecare ulteriormente.
La mattina successiva, dopo una doccia al volo e il solito caffé in extremis, lasciamo l’albergo. Passate un paio d’ore, insieme agli - impareggiabili - Zii, ci mettiamo in viaggio per il ritorno.
Stavolta c’è neve, per strada. Senz’altro uno stress per Ale che guida, ma non posso che apprezzare il senso di rilassatezza che riesce a darmi il paesaggio innevato. Forse anche a causa di Svefn-g-englar dei Sigur Ros alla radio.
Alle 22 rientriamo ad Acireale. Ammetto di non provare alcun piacevole senso di “ritorno a casa”, forse per la brevità e l’intensità del viaggio.







