Vys Inuviel – Mezzelfo, Guerriero

Vys – Mezzelfo, Guerriero
| FORZA |
16 |
Età |
22 |
| DESTREZZA |
18 |
Altezza |
1.70m |
| COSTITUZIONE |
12 |
Peso |
55 Kg |
| INTELLIGENZA |
13 |
Sesso |
M |
| SAGGEZZA |
11 |
Taglia |
Media |
| CARISMA |
11 |
Allineamento |
Neutrale Buono |
Background
Inuviel nasce da Athulea Nure, sarta in un piccolo villaggio nei pressi di Miragliani, e Malvegil Magor, combattente tra le file elfiche. Rimane poco chiaro il modo in cui i due si conobbero, si vocifera che lei lo incontrò ferito, nei boschi, e raccolse per lui delle erbe curative, su sua indicazione.
Malvegil ritenne inaccettabile accogliere nella propria comunità un mezzosangue, a cui pure teneva molto.
Decise quindi di lasciarlo alle cure della madre; notò infatti che, seppur sospettosi verso gli stranieri, gli abitanti del villaggio sembravano brave persone, “accettabili, per essere umani”. Malvegil avrebbe voluto rivedere suo figlio entro breve, ma sapeva già che quello per lui era poco tempo sarebbe bastato al piccolo Mezzelfo di crescere, diventare maturo. E non voleva che la sua vita fosse turbata dalle sporadiche apparizioni di un padre che sembra non invecchiare mai, non voleva rivedere un suo figlio ormai più vecchio e stanco di lui.
Così affidò all’umile, ma cara Athulea, la sua eredità per il figlio: un nome, “Vinyion Inuviel”, figlio dell’usignolo.
Ben presto il piccolo Vynion si abituò a sentire abbreviare in vari modi il proprio nome, troppo ed inutilmente complesso per la semplice gente del villaggio: tutti finirono per conoscerlo ormai come Vys.
La vita al villaggio scorreva tranquilla, e Vys cresceva, affascinato dalle mille battaglie del padre che Athulea gli raccontava, nell’incerto elfico che ebbe modo di imparare da Malvegil, perché trasmettesse almeno in parte la conoscenza della lingua degli elfi, nell’eventualità che il padre decidesse di incontrarlo.
Con gli altri ragazzini del villaggio era sempre ad armeggiare con spade di legno, con gran passione: infatti spesso i suoi compagni di gioco smettevano presto di dedicarsi a questo divertimento perché si intimorivano per la foga da cui spesso si lasciava prendere il mezzelfo. Successe un giorno che, con un colpo ben assestato ruppe la sua ennesima spada di legno in testa ad un cinghiale che sbucò inferocito da un cespuglio, mettendo in pericolo lui e gli altri ragazzini. Inorgoglito dall’episodio decise di dedicarsi esclusivamente alle armi, per emulare le gesta del padre ed essere forte per poter proteggere chi gli stesse accanto
Athulea non era molto contenta di ciò, non tanto per la preoccupazione che suo figlio rimanesse ucciso in qualche battaglia, quanto perché lo considerava un perditempo, dal momento che il villaggio era pacifico ed indisturbato da tempo immemore. Ma Vys non voleva proprio saperne di dedicarsi ad un impiego d’artigianato. Giusto perché costretto a guadagnarsi la sua parte di cibo, cominciò a seguire gli adulti nelle battute di caccia “almeno c’è da usare l’arco”, pensava, e ne approfittava per cercare frutti di bosco. Vys è particolarmente goloso: una volta rischiò seriamente, tentando di sottrarre il miele da un favo colmo d’api!
Non perdeva occasione di seguire nella città più vicina chi si occupava di recarvisi per fare acquisti: sperava di sentire un araldo annunciare un torneo d’arme, o il reclutamento di volontari per una battaglia.
Sebbene il costante esercizio sin dai primi anni di vita gli consentiva di destreggiarsi bene con qualsiasi oggetto che potesse fungere da arma, Vys non aveva mai dovuto fronteggiare un nemico, non si era mai trovato a dover scegliere tra la sua vita e quella altrui.
Vys non ha mai pensato troppo alle conseguenze delle sue azioni: sebbene molto curioso ed impaziente di imparare da ogni nuova esperienza, vive le sue giornate e le sue scelte in modo molto impulsivo, seguendo la forza delle sue passioni.
Un giorno gli abitanti del villaggio si radunarono nei pressi del sentiero per la città . I visitatori erano rari, e suscitavano sempre molta attenzione, sia per l’inusualità che per la naturale propensione al sospetto degli abitanti. Questo, in particolare attirò subito gli sguardi: una figura elegantemente vestita e dal portamento regale, con gli occhi coperti dalla penombra del cappuccio del suo mantello. Si udì proclamare, nel silenzio attonito dei presenti, con voce calma e impassibile: “Vynion Inuviel si presenti qui!”. Egli conosceva il nome completo di Vys! Athulea ebbe un sussulto, sentendo nominare con tale inequivocabilità il nome del proprio figlio, ed istintivamente stava per dire che nessuno, li, aveva quel nome. Gli altri abitanti del villaggio l’avrebbero supportata, non ricordando affatto quel nome. Tuttavia, prima che Athulea riuscisse a dire una sola parola, Vys era già saltato dall’alto di un ramo li, accanto all’uomo.
“Padre?!” disse Vys, rivolgendosi all’uomo incappucciato. Piegò le labbra in uno strano sorriso, scosse la testa e soggiunse che non era un messo di Malvegil, e, continuò, con distacco: “Non aspettare con tanta impazienza il ritorno di tuo padre, Vynion, poiché egli è morto”. Vys si lanciò d’istinto contro l’avventore tentando di colpirlo con un rapido calcio al collo, ma, con la solita innaturale calma egli bloccò l’attacco, frapponendo due dita tra il proprio collo ed il piede.
Gli altri abitanti del villaggio rimasero fermi, silenziosi, indecisi se aiutare il giovane mezzosangue o fuggire. A rompere il silenzio, di nuovo la figura misteriosa: “Sei abile e coraggioso, Vynion, ma devi ancora crescere molto, e molto devi sapere: seguimi.Oppure no, ma decidi: non tornerò una seconda volta. Vivi qui in pace finché il tempo te lo concede, o lascia tutto per conoscere la tua strada, percorrendola.”
Vys si alzò. Guardò alle spalle dell’incappucciato, un’elaborata carrozza nera era li, e incredibilmente non l’aveva notata. Volse poi lo sguardo al suo interlocutore, che salì sulla carrozza, ma senza spronare i destrieri. Si avvicinò alla madre, che s’era fatta strada nell’assembramento di persone e guardava la scena atterrita. Guardò Athulea, e disse “Madre…” “No!” Lo interruppe la madre. La baciò sulla fronte, sulle guance e, lasciandola in lacrime, salì sulla carrozza.