(see the sun is gone again)

Il sole, stamattina. A Catania, dunque, per l’immatricolazione. Perdo un po’ di tempo alla ricerca del parcheggio prima, nella fila allo sportello poi, ma ce l’ho fatta (devo dormire di più, me ne rendo conto strada facendo). Torno in tempo per l’uscita dei ragazzi dal classico. Ma rimango in macchina, in disparte. Non ho troppa voglia di vedere molte persone, o forse non ho troppa voglia di farmi vedere. Incontrare Salvo e dargli il volantino da fotocopiare, per il concorso letterario-fotografico (chissà  se è riuscito a farne le copie) mi rende quasi euforico, per esser riuscito a portare a buon fine due commissioni in mattinata.

Nel pomeriggio, di nuovo a Catania: c’erano le coppe per la premiazione del campionato di calcio a 7 da comprare. Anche questa è andata, i trofei sono belli, le chiacchiere ancor di più – io e Cesare parliamo delle solite cose: di come ognuno di noi senta, viva, creda l’associazione, di quanto potrebbe andar meglio grazie all’esperienza che abbiamo acquisito, se solo non ci fosse anche la vita “reale”.
Poi si finisce a parlare di The Gate, dei tempi in cui riuscivamo a stare incollati allo schermo per oltre dieci ore al giorno, e monopolizzava i nostri pensieri, e non ci passava per la testa che ci potesse essere di meglio, o semplicemente altro, da fare.
Ma anche se venisse fuori un paragone, sarebbe fuori luogo. Deve esserlo, anzi, è.

Ora di cena. “Lauto pasto” con Angelo ed Alberto, poi “torniamo a casa ché domani abbiamo università ”, poi due chiacchiere, poi una passeggiata in via Etnea. E si parla (di fantasia, di fantasy, di Harry Potter, di musica italiana, di libri, di “Robert Smith regista” o “Tim Burton cantante”, di D&D).

Ora tarda, le 2:52.. Ed io sono ancora qui, a scrivere di me, a raccontare le mie cazzate. Eppure mi sono reso conto di quanto valgano le parole, quando nessuna parola è adatta, ogni affermazione è fuori luogo, ogni domanda è di troppo.

See:

the Sun is gone.

Again.

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