un’altra storia
la stagione delle corse al trotto è in pieno svolgimento, come suol dirsi, da un paio di settimane, e io ci sarò stato cinque-sei volte, e ho fatto sì e no pari, fra tutte, vale a dire che ho perso e sprecato il mio tempo. qualsiasi cosa, del resto, è una perdita e spreco di tempo: tranne fottere di gusto o creare qualcosa di buono o guarire o correr dietro a una specie di fantasma-amore-felicità. tanto tutti finiamo nel mondezzaio della sconfitta: chiamala morte, chiamala errore. io non sono bravo con le parole. certe cose accrescono la tua esperienza, anche se magari non si tratta di saggezza, è possibile peraltro che uno resti per tutta la vita nell’errore, vivendo in uno stato come d’intontimento o di paura, ne avrete viste, di queste facce. io ho visto la mia.
quindi, con l’ondata di caldo e tutto, eccoli tutti qua, gli scommettitori: hanno rimediato da qualche parte, a duro prezzo, un po’ di soldi e adesso sperano di farli fruttare, nonostante la cagnotta del 15 per cento. tante volte io penso alla folla come a una massa di ipnotizzati, una folla che non sa dove altro andare. e, finita la riunione di corse, salgono sulle loro automobili scassate, tornano a casa e, nelle loro stanze solitarie, si siedono a guardare le pareti, si chiederanno ma a che cosa serve… chi me lo fa fare… scarpe scalcagnate, denti cariati, ulcere, lavori noiosi, uomini senza donne, donne senza uomini, niente, solo la merda.
certe volte ti fai una risata. ci vuole.
Charles Bukowski – Storie di ordinaria follia

