un’altra storia

mercoledì, 3 febbraio 2010 al folle orario delle 13:49
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la stagione delle corse al trotto è in pieno svolgimento, come suol dirsi, da un paio di settimane, e io ci sarò stato cinque-sei volte, e ho fatto sì e no pari, fra tutte, vale a dire che ho perso e sprecato il mio tempo. qualsiasi cosa, del resto, è una perdita e spreco di tempo: tranne fottere di gusto o creare qualcosa di buono o guarire o correr dietro a una specie di fantasma-amore-felicità. tanto tutti finiamo nel mondezzaio della sconfitta: chiamala morte, chiamala errore. io non sono bravo con le parole. certe cose accrescono la tua esperienza, anche se magari non si tratta di saggezza, è possibile peraltro che uno resti per tutta la vita nell’errore, vivendo in uno stato come d’intontimento o di paura, ne avrete viste, di queste facce. io ho visto la mia.
quindi, con l’ondata di caldo e tutto, eccoli tutti qua, gli scommettitori: hanno rimediato da qualche parte, a duro prezzo, un po’ di soldi e adesso sperano di farli fruttare, nonostante la cagnotta del 15 per cento. tante volte io penso alla folla come a una massa di ipnotizzati, una folla che non sa dove altro andare. e, finita la riunione di corse, salgono sulle loro automobili scassate, tornano a casa e, nelle loro stanze solitarie, si siedono a guardare le pareti, si chiederanno ma a che cosa serve… chi me lo fa fare… scarpe scalcagnate, denti cariati, ulcere, lavori noiosi, uomini senza donne, donne senza uomini, niente, solo la merda.
certe volte ti fai una risata. ci vuole.

Charles Bukowski – Storie di ordinaria follia

Banco del Mutuo Soccorso

lunedì, 14 dicembre 2009 al folle orario delle 3:58
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“Cos’è la vita, senza l’amore?” (Nada)

Il Contratto di Mutuo Soccorso ovvero “Amicizia” è un accordo implicito tra due parti – di seguito “amici” – a intrattenere un rapporto privilegiato di scambio di beni e servizi.
La stipula è gratuita, salvo il premio assicurativo obbligatorio che gli amici si impegnano a sostenere al fine di garantire la continuità del rapporto: difatti le motivazioni alla stipula del contratto stesso sono di natura prettamente circostanziale. In caso di mancato pagamento del premio di mantenimento, il contratto decade.

È facile intuire che, incentivati dalla gratuità della pratica, si tenda a stipulare diversi contratti; ne deriva che anche i premi di mantenimento si accumulano con una progressione insostenibile, cosicché si lasciano decadere i rapporti ove il commercio sia stagnante.

È possibile recuperare un contratto scisso o decaduto, ma questa pratica comporta il pagamento di penali e il più delle volte basta una rapida analisi per rendersi conto che, in parole povere, non ne vale la pena.

P.S.

Cose da ricordare della giornata passata:
- Ho finalmente in mano il cd degli Introversia
- Un tizio ha spaccato la faccia a Berlusconi

facce-note

venerdì, 23 ottobre 2009 al folle orario delle 4:16
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L’estate è finita, basta fare un giro mercoledì sera a Catania per ricordarsene. Alcune band nei pochi locali che le ospitano, decine di altre in giro per il centro, a ubriacarsi di folla e shortini e spargere voce della prossima occasione per sentirsi protagoniste.

Tutti lì insieme, un crowdstorming per orientarsi su come rinnovare guardaroba e frequentazioni e non perdere il giro giusto. In un isolato ho collezionato inviti a live, proposte di collaborazione, “mezze parole”, decine di “come stai?”

Nessun incontro spiacevole, dopotutto; solo, una strana inquietudine che non so motivare se non con la reminiscenza di una poesia scoperta pochi giorni prima:

” E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
sino a farne una stucchevole estranea. “

Kavafis

Ecco; i desideri nel mio scrigno, forse quelli avrebbero bisogno di una bella riordinata.

d’Ente

venerdì, 9 ottobre 2009 al folle orario delle 3:37
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Mercoledì mi sono svegliato alle 9:40, dopo quattro ore di sonno. Una presenza estranea in casa (una signora che dava una mano a mamma per le pulizie) unitamente all’appuntamento delle 10 per un’otturazione mi privano anche del sostegno – più morale che altro – di un caffè al volo. Verso mezzogiorno, di ritorno con la Cinquecento davanti al cancello automatico di casa mia, un ragazzo pensa bene di fare una brusca retromarcia e venire addosso al mio faro. Rimproverandomi per essere nella sua traiettoria mentre lui faceva retromarcia senza guardare, per inciso.

Rintronato dal sonno e da trauma post-odontoiatrico, e con mezza faccia ancora anestetizzata riesco a malapena a dirgli che se al posto mio ci fosse stato un bambino che usciva da scuola l’avrebbe già accoppato. Prendo la sua targa e salgo su in casa. Dove salto il pranzo ma non il cazziatone dei miei per la macchina ammaccata.

Proprio quando credevo che quello l’avrei ricordato come il giorno più brutto degli ultimi mesi, la Corte Costituzionale boccia il Lodo Alfano. La sera stessa ho visto l’ultimo di Tarantino, è mi è piaciuto. Anche lo spuntino notturno nella Stilo, e le chiacchiere. Soprattutto le chiacchiere.

Insomma, mi sono ricreduto.

Come quando non riuscivo a immaginare “la mia vita tra 10 anni” senza quegli amici inseparabili di cui ora non ho più nessuna notizia. O quando pensavo che fumare non mi sarebbe mai piaciuto, che fosse troppo tardi per iniziare a suonare uno strumento, che non avrei mai dovuto pentirmi di un bacio, che non mi sarei più sentito libero di essere me stesso. Nell’ordine, e nel caos, cronologico.

Messina è vicina

lunedì, 5 ottobre 2009 al folle orario delle 20:52
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Voglio dire che mi sento vicino a tutta la popolazione colpita dalla tragedia messinese, e che spero che le autorità rendano pubbliche le informazioni utili su come dare sostegno – logistico, economico, di qualsiasi tipo.

Voglio anche dire che mai come in occasioni di questo tipo la gente mi sembra marcia, consumata: invece di chiedersi “cosa posso fare?“, tutti lì a sbraitare “nella partita di serie A non hanno rispettato il minuto di silenzio e per l’Abruzzo sì! Non ci sono morti di serie B!“, e c’è già chi ci marcia sopra promettendo case a go-go, “come per l’Abruzzo“, al suo maggiore serbatoio di voti (magari non esattamente puliti).

Ma non voglio cascarci anch’io. Continuate a scannarvi, se credete che questo renderà giustizia a qualcuno.

Auguro alle famiglie colpite di recuperare tutto il possibile e di (ri?)cominciare a vivere, e che questa terra smossa dalla frana non si ritrovi innaffiata di finanziamenti alla cieca e fertile per un fiorire di ville per chi Giampilieri, forse, non sa nemmeno dove sia. Perché temo che noi siciliani un po’ di serie B lo siamo sul serio, ma per scelta.

eternamente

sabato, 29 agosto 2009 al folle orario delle 6:02
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C’è un motivo se quel che scriverò potrà sembrare un po’ freddo, costruito.
Se non è un libero fluire di sensi e pensieri, se sembra più un documentario di riflessioni che accadono nella mia mente.
C’è che mi sento bene, forte abbastanza da condividere (con quei pochi che, nonostante il mio comportamento, sono ancora qui da me) la mia verità nella sua forma attuale, fino alla prossima visione e revisione, che ci sarà tempo.

Forse ci sono proprio rimasto, con Gaiman e le storie di Sandman, se sono questi i punti di fuga delle mie prospettive. Mi affascinano e mi soddisfano, ecco come li ho immaginati:

Distruzione è uno dei “poli magnetici” della vita, l’altro è ovviamente il suo opposto, e te la godi finché c’è corrente a scorrere nelle vene.

Desiderio è come un bambino da accudire, educare finché è abbastanza piccolo e lasciarlo libero quando cresce e diventa indipendente da te. Come ogni figlio sa regalare gioie, la soddisfazione delle sue aspirazioni ti farà stare bene. E come ogni genitore, un giorno lo considererai un ingrato.

Disperazione è fondamentalmente una droga, non una droga pesante, ma una  di quelle che prendi il vizio sapendo già che ti farà dire “devo  smettere”. Basta correggerne il sapore amarissimo con il miele dei  ricordi, diventa un sostitutivo di Desiderio e un alibi per  giustificare tante cose. Il più delle volte crea qualche problemino  all’apparato digerente.

Morte, la fine di una vita; quando tutto il potenziale tra i poli si esaurisce, e tutto quello che avevi da costruire, hai appena finito di distruggerlo; i ricordi si decontaminano da Disperazione, e se sei ancora fertile, da quel momento in poi potrai concepire un nuovo Desiderio.

Destino è matematica incalcolabile.

Delirio è Delizia di assistere alla Verità pura e semplice ma avere solo parole complesse e artefatte per esprimerla.

Sogno è la voce dell’anima; a volte è così forte da poterla sentire nonostante il rumore dei sensi, e allora la chiami Fantasia. Ma col tempo si aggiungono anche i capricci di Desiderio, le tentazioni di Disperazione e allora è più facile sentirla mentre dormi. Di solito costruisce un mondo reale, non realistico, esperienze vere al punto da modificare la tua coscienza, le tue paure, le tue scelte e il tuo modo di pensare. Quando sei innamorato non ha neanche bisogno di costruire, perché anche lui inneggia alla tua grande Verità.

E Verità è amore, e viceversa. Giusta per definizione e quasi mai “corretta”, coerente solo allo stato temporaneo di ogni infinita complessità individuale. Ingiudicabile. Inestimabile. Indispensabile inutilità a cui affidi il senso di ogni tua vita, che sopravvive a ogni tua morte, che invade il Sogno.

Mi rileggo, e cosa ritrovo? Delirio.

No, apri gli occhi. Non nasconderti.

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